La questione della sovranità digitale europea ha vissuto un momento di verità quando Microsoft France ha ammesso pubblicamente di non poter garantire la protezione dei dati dei propri clienti francesi da eventuali richieste delle autorità statunitensi. Durante un'audizione al Senato francese dello scorso giugno, l'azienda di Redmond ha dovuto riconoscere che, nonostante tutti gli sforzi tecnici e legali, il Cloud Act americano rappresenta un vincolo insormontabile per qualsiasi garanzia assoluta di sovranità dei dati. Questa ammissione ha riacceso il dibattito sulla dipendenza dell'Europa dai giganti tecnologici americani e sulla necessità di costruire alternative autonome.
Il dilemma giuridico del Cloud Act
Il Cloud Act, entrato in vigore nel 2018, concede al governo statunitense l'autorità di accedere ai dati digitali custoditi dalle aziende tecnologiche americane, indipendentemente dalla localizzazione fisica dei server. Anton Carniaux, direttore degli affari pubblici e legali di Microsoft France, ha spiegato durante l'audizione che l'azienda ha "impegnato contrattualmente con i nostri clienti, inclusi quelli del settore pubblico, a resistere a queste richieste quando sono infondate". Tuttavia, quando pressato dai senatori francesi, ha dovuto ammettere l'impossibilità di fornire garanzie assolute.
La legislazione americana nasce dalla necessità di superare le limitazioni dello Store Communications Act, un testo normativo precedente all'era del cloud computing. Microsoft stessa aveva in passato contestato richieste simili, come nel caso del 2016 riguardante un'indagine sul traffico di droga, quando le email di un cittadino americano erano archiviate sui server Microsoft in Irlanda. Paradossalmente, l'azienda aveva allora sostenuto che la legge americana non si applicasse ai dati conservati fuori dal territorio statunitense.
Le strategie di resistenza di Microsoft
L'approccio di Microsoft per gestire le richieste governative si basa su un sistema che l'azienda definisce "molto rigoroso", sviluppato durante l'amministrazione Obama attraverso azioni legali contro le richieste delle autorità. Pierre Lagarde, direttore tecnico del settore pubblico di Microsoft France, ha illustrato come negli ultimi tre anni sia stato implementato un ambiente tecnico per minimizzare i trasferimenti di dati e mantenere le informazioni dei clienti all'interno dell'UE, "sia a riposo, in transito o durante l'elaborazione".
Il processo prevede un'analisi dettagliata di ogni richiesta, con il rifiuto di quelle ritenute infondate, e quando possibile Microsoft chiede all'amministrazione americana di rivolgersi direttamente al cliente interessato. Carniaux ha sottolineato che "il governo non può fare richieste che non siano precisamente definite" e che l'azienda richiede sempre di poter notificare il cliente coinvolto.
La risposta dei competitor e le implicazioni europee
Mark Boost, CEO di Civo, ha colto l'occasione per sottolineare come "una sola riga di testimonianza abbia confermato che i fornitori statunitensi non possono garantire la sovranità dei dati in Europa". La questione non riguarda solo Microsoft: anche AWS e Google sono soggetti alle stesse normative, così come qualsiasi azienda europea che operi negli Stati Uniti, come evidenziato dal caso di OVHcloud, provider francese che nelle sue FAQ sul Cloud Act ammette di dover "rispettare le richieste legittime delle autorità pubbliche".
AWS ha cercato di chiarire la propria posizione pubblicando "cinque fatti" sul funzionamento del Cloud Act, precisando che la legislazione non concede al governo americano "accesso illimitato o automatico ai dati archiviati nel cloud" e che per costringere un provider a divulgare dati, le forze dell'ordine devono convincere un giudice federale indipendente dell'esistenza di una probabile causa. Tuttavia, queste rassicurazioni sembrano insufficienti di fronte alle crescenti preoccupazioni europee.
Verso l'indipendenza digitale europea
La sfiducia verso l'amministrazione Trump ha alimentato un movimento europeo per ridurre la dipendenza dalla tecnologia americana. Consiglieri tecnici e lobbisti locali stanno spingendo la Commissione Europea a creare un'infrastruttura sovrana, mentre i giganti americani stanno intensificando gli sforzi per rassicurare i clienti europei. Brad Smith, presidente di Microsoft, ha riconosciuto le "tensioni economiche e geopolitiche volatili" tra Stati Uniti ed Europa, promettendo la costruzione di nuovi datacenter europei.
Nonostante le miliardi di dollari che le aziende americane fatturano in Europa e il tempo necessario per costruire alternative autonome, il momentum verso l'indipendenza digitale sembra inarrestabile. La testimonianza di Microsoft davanti al Senato francese ha rappresentato un precedente importante, dimostrando che le garanzie di sovranità dei dati rimangono una promessa difficile da mantenere in un mondo digitalmente interconnesso ma giuridicamente frammentato.