OpenAI ha deciso di scendere direttamente in campo con strumenti pronti all'uso che sfidano colossi consolidati come Salesforce e HubSpot, e la reazione dei mercati non si è fatta attendere: un bagno di sangue che ha visto titoli storici del settore perdere fino al 12% in una sola seduta.
La strategia rivelata da OpenAI con il post "OpenAI on OpenAI" rappresenta un cambio di paradigma significativo. Invece di limitarsi a vendere modelli di intelligenza artificiale, l'azienda ha sviluppato una suite completa di applicazioni testate internamente per gestire vendite, assistenza clienti e analisi documentale.
Giancarlo Lionetti, direttore commerciale dell'azienda, ha presentato questi strumenti come la naturale evoluzione dell'esperienza acquisita nella gestione delle proprie operazioni quotidiane.
Tra le soluzioni più innovative spicca l'Inbound Sales Assistant, che gestisce in tempo reale le richieste dei potenziali clienti e indirizza automaticamente i prospect qualificati al team vendite. Il GTM Assistant, integrato in Slack, prepara le chiamate commerciali recuperando cronologie dei clienti e fornendo risposte istantanee sui prodotti. DocuGPT trasforma contratti complessi in dati ricercabili, segnalando clausole anomale ai team finanziari.
Wall Street punisce i veterani del software
I mercati hanno interpretato questa mossa come una dichiarazione di guerra diretta ai fornitori tradizionali di software aziendale. HubSpot ha perso il 10% in borsa, mentre DocuSign è crollata del 12% e ZoomInfo ha ceduto il 6%. Anche il gigante Salesforce non è stato risparmiato, registrando un calo superiore al 3% che porta le perdite annuali al 28%.
Gli analisti di RBC hanno identificato quello che definiscono un "ombra competitiva" su diverse aziende del settore, evidenziando sovrapposizioni preoccupanti tra le nuove offerte OpenAI e i prodotti esistenti. La domanda che aleggia sui mercati è semplice ma devastante: perché i clienti dovrebbero pagare per funzionalità che OpenAI può fornire a costi potenzialmente inferiori?
Le aziende del settore si trovano ora di fronte a una scelta strategica cruciale che ricorda le dinamiche competitive dell'industria tecnologica italiana, dove spesso piccole e medie imprese devono decidere se collaborare con i grandi player o tentare la strada dell'indipendenza. Il pricing sarà l'elemento decisivo: se OpenAI adotterà un modello di licenza per utente, la pressione su aziende come HubSpot e DocuSign potrebbe diventare insostenibile.
La strategia di OpenAI potrebbe invece orientarsi verso un modello basato sull'utilizzo, aprendo spazi per collaborazioni più vantaggiose. In questo scenario, l'integrazione potrebbe rappresentare la via più intelligente per i fornitori tradizionali, consentendo loro di migliorare i tassi di conversione e accelerare la chiusura dei contratti.
OpenAI presenta questa trasformazione non come una sostituzione dell'expertise umana, ma come un modo per democratizzare le migliori pratiche aziendali. L'intelligenza artificiale incorpora l'esperienza dei migliori venditori e degli avvocati più competenti, distribuendola lungo l'intera organizzazione.
L'idea è la solita: affidare all'AI compiti ripetitivi e con poco valore aggiunto,e assegnare alle persone quelle mansioni che richiedono creatività, o almeno quel tipo di intelligenza che ChatGPT non può dare.
La stessa OpenAI sostiene che i propri dipendenti hanno recuperato tempo prezioso da dedicare ai clienti, trasformando ruoli operativi in posizioni strategiche.
Il messaggio è inequivocabile: l'intelligenza artificiale ha cessato di essere un semplice strumento di supporto per diventare il pilastro su cui costruire vendite, assistenza e gestione finanziaria.
Che poi è la stessa cosa che le grandi aziende software e i colossi di consulenza fanno da tempo, a volte usando proprio gli strumenti di OpenAI. Questi competitor potrebbero essere spaventati da una guerra basata sui prezzi, certo, ma possono rispondere con l'esperienza, la competenza, e strumenti che funzionano davvero. O se non altro funzionano in modo dignitoso.
Perché, è doveroso ricordarlo, non basta scrivere AI su un nuovo strumento per avere qualcosa di magico. Le cose sono più complicate, e a volte gli strumenti magici si trasformano in nuovi grattacapi.
Grattacapi che un partner esperto magari sa risovere, anche se non a prezzi da saldo. OpenAI può mettere il suo prodotto sul mercato e promettere molto a prezzi bassi, ma con le aziende la partita è più complessa.
Considerato poi che il colosso fondato da Sam Altman ha un disperato bisogno di generare revenue, forse è il caso di prendere questa novità con un minimo di cautela.
Per OpenAI magari sarà la nuova gallina dalle uova d'oro, ma per ora è un pulcino dal futuro incerto.