Con la diffusione di soluzioni cloud e ibride, e con la disponibilità sempre maggiore di soluzioni IT, anche la sicurezza fisica degli ambienti è diventata asset tecnologico centralizzato sotto la supervisione dei responsabili informatici. Quelle che una volta erano due aree separate, la sicurezza fisica e il reparto IT (con la cybersecurity) oggi si stanno via via fondendo in una cosa sola.
La collaborazione tra i team di sicurezza e quelli informatici, infatti, riguarda ormai il 77% degli utenti finali. Oltre la metà delle aziende coinvolge attivamente il personale IT nei processi di acquisto e implementazione dei sistemi. Tale sinergia permette di integrare la videosorveglianza e il controllo accessi in architetture capaci di gestire risorse eterogenee da un unico punto di controllo.
Secondo la ricerca, sviluppata da Genetec, Il 43% degli utenti prevede che questa sarà la modalità operativa principale nei prossimi cinque anni, superando sia i sistemi puramente locali (17%) sia quelli interamente in cloud (18%). Le organizzazioni privilegiano modelli flessibili che consentono di mantenere i dati sensibili on-premise sfruttando al contempo la scalabilità del cloud per modernizzare l'infrastruttura IT.
Genetec ha sottolineato come la scelta dell'ibrido eviti alle imprese decisioni drastiche, garantendo il pieno controllo dei sistemi presso le sedi fisiche. La ricerca di flessibilità e il rispetto dei vincoli di budget sono i motori principali di questa adozione ragionata. Le aziende adottano ecosistemi aperti per evitare di restare vincolate a soluzioni proprietarie, semplificando i processi di aggiornamento e scalabilità.
L'intelligenza artificiale registrerà un balzo significativo nel corso del 2026. Le previsioni indicano che il 37% delle organizzazioni implementerà funzionalità basate su IA, un aumento drastico rispetto al 10% rilevato nel 2024. L'orientamento è pragmatico: il 42% dei professionisti considera l'intelligenza artificiale uno strumento per semplificare le procedure e automatizzare i processi di routine.
Efficienza operativa e automazione dei processi di sicurezza
L'adozione dell'IA si concentra su applicazioni pratiche, come il miglioramento del rilevamento delle minacce. L'automazione intelligente permette di gestire volumi di dati crescenti garantendo al contempo la sovranità del dato aziendale ed evitando fughe di informazioni sensibili. L'obiettivo finale resta la creazione di infrastrutture capaci di adattarsi rapidamente a minacce in continua evoluzione.
Il rapporto, basato su un sondaggio condotto su 5.696 professionisti a livello mondiale, evidenzia una maturazione del settore. La sicurezza fisica non è più una disciplina isolata, ma una funzione critica che deve rispettare standard di sicurezza informatica elevati. Questo allineamento tra fisico e digitale riduce i rischi di violazioni e ottimizza l'uso delle risorse aziendali attraverso analisi dati più precise.
L'integrazione forzata tra hardware di sicurezza e reti IT impone tuttavia una revisione delle competenze interne. Se da un lato la centralizzazione dei sistemi sotto l'ombrello informatico aumenta la resilienza, dall'altro introduce una complessità gestionale che richiede una governance rigorosa. Il rischio è che la velocità dell'innovazione tecnologica superi la capacità delle aziende di formare personale in grado di validare correttamente gli output automatizzati, specialmente in ambiti delicati come la videosorveglianza analitica.
Il cloud ibrido appare come la soluzione di compromesso più stabile in un panorama normativo e tecnico incerto. La sovranità digitale rimane un punto fermo: la possibilità di decidere dove risiedono fisicamente i dati è una priorità che frena la migrazione totale verso il cloud pubblico. Questa prudenza strategica suggerisce che la gestione locale rimarrà un elemento insostituibile per le infrastrutture critiche, costringendo i fornitori a offrire soluzioni sempre più interoperabili e aperte.