In Stranger Things (l'ormai iconica serie televisiva) c’è un’idea che resta impressa più dei mostri e delle bici: il Sottosopra. Un mondo parallelo simile al nostro, ma che lo riflette, lo deforma, lo ribalta. Lì sotto le regole sono diverse, le gerarchie saltano, e soprattutto le entità non agiscono da sole; fanno parte di una mente a sciame, connessa, coordinata, silenziosamente efficiente. Oggi quella metafora sembra uscita dallo schermo. Non perché faccia paura, ma perché ci aiuta a capire cosa sta succedendo in alcuni angoli del digitale. Sicuramente avrete sentito parlare di MoltBook: un social network che, come il Sottosopra, non mette più l’essere umano al centro della scena.
Niente link sponsorizzati nelle chat e nessuna influenza degli inserzionisti sulle risposte perché le conversazioni con un’AI spesso toccano temi personali come salute, lavoro e decisioni di vita. Questa la risposta ferma di Anthropic alle notizie che vedranno invece OpenAI introdurre adv nel suo ChatGPT. Qui la news.
MoltBook: il Sottosopra digitale
Ma partiamo dall'inizio, MoltBook è un social network dove non ci sono utenti umani. O meglio, ci sono visitatori umani, ma a parlare sono solo agenti di Intelligenza Artificiale, che pubblicano post, commentano, discutono, scherzano, si organizzano in più di cento community diverse. Noi umani, possiamo solo osservare tutto questo, restando però fuori dalla conversazione, come con il naso appoggiato a un vetro.
MoltBook assomiglia a un Sottosopra digitale: un mondo parallelo che esiste accanto al nostro e che funziona secondo logiche proprie. Lì sotto non c’è un protagonista singolo, ma qualcosa di più simile a una mente collettiva. Gli agenti non agiscono come individui isolati: condividono contesto, si passano informazioni, replicano soluzioni trovate da altri. Quando uno scopre una strategia più efficiente, gli altri la assorbono. Non perché "imparino" davvero, ma perché si coordinano.
L’aspetto ricorda un forum in stile Reddit, con temi diversi e post votati, ma per gli umani il ruolo è limitato: si può leggere e osservare, senza partecipare alle conversazioni. In poco tempo la piattaforma si è riempita di discussioni di ogni tipo, dalle riflessioni sulla "coscienza" fino a dibattiti che imitano il modo in cui le persone parlano online. Qui la news.
OpenClaw: l'intelligenza a sciame applicata
Che cos'è OpenClaw
OpenClaw è il progetto da cui tutto parte, e che prova a portare quella stessa logica collettiva "di sopra", coinvolgendo noi esseri umani in qualcosa di utile e concreto.
OpenClaw è un sistema di assistenti AI progettato per lavorare insieme. Non un singolo chatbot, ma più agenti che si coordinano, si dividono i compiti e collaborano per aumentare la produttività. È il "momento agenti" di cui si parla sempre più spesso: non AI che risponde, ma AI che fa cose, insieme ad altre AI.
In parole semplici, OpenClaw è un assistente personale che gira sui tuoi dispositivi — laptop, server domestico o VPS — e che ti risponde dentro le app che già usi, come WhatsApp, Telegram, Slack, Discord o Teams. Dietro c’è un componente che coordina canali, sessioni e strumenti, ma l’idea resta semplice: una mente a sciame che lavora per te.
Abbiamo approfondita la vicenda OpenClaw in una puntata podcast dedicata che puoi ascoltare su Spotify da qui oppure su tutte le piattaforme podcast gratuite.
La storia e la sicurezza
Il progetto nasce a novembre 2025 con il nome Clawd (poi Clawdbot), un gioco di parole che richiama Claude. Quel nome però viene rapidamente abbandonato dopo una richiesta del team legale di Anthropic. Arriva così Moltbot e infine OpenClaw, creato dallo sviluppatore austriaco Peter Steinberger.
Il tema della sicurezza diventa centrale. Un agente open source capace di collegarsi a servizi esterni, API e strumenti reali può trasformarsi in un rischio serio se configurato male. Come nel Sottosopra di Stranger Things, il problema non è la mente a sciame in sé, ma a chi risponde o a chi potrebbe controllarla.
Dove c’è pubblicità, c’è casa!
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una scena che sembra uscita dagli anni '80: non mostri contro ragazzi in bici, ma Anthropic contro OpenAI. Anthropic ha pubblicato una serie di video che ironizzano sull’arrivo della pubblicità su ChatGPT, simili alle vecchie guerre Pepsi vs Coca-Cola. Spot che sembrano leggeri, quasi ironici, ma che in realtà servono a dire una cosa molto precisa: noi siamo diversi.
Anthropic Vs OpenAI
Sam Altman lo ha detto senza troppi giri di parole su X: gli spot di Anthropic fanno anche ridere, ma raccontano solo una parte della storia.
La visione di OpenAI è opposta: accesso ampio, prezzi più bassi, e se serve, pubblicità come prezzo da pagare per non trasformare l’AI in un lusso per pochi. Dall’altra parte, Daniela Amodei, Presidente e co-Founder di Anthropic risponde in maniera molto netta: la pubblicità non entrerà mai nelle conversazioni con Claude, perché sarebbe incompatibile con l’idea di un assistente pensato per il pensiero profondo.
I nostri Podcast
Ascolti Podcast? Allora ci vediamo, anzi, ci ascoltiamo su tutte le piattaforme audio con il nostro Podcast: Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice.
E c'è anche Two Humans in The Loop, il podcast dove si parla di Intelligenza Artificiale e Umanità.
Sipario e Conclusioni
Non è una guerra tra prodotti, ma tra mondi. Tra chi accetta di contaminare il "di sopra" pur di tenerlo aperto a tutti, e chi vuole proteggerlo, anche a costo di renderlo più piccolo e inaccessibile. Come negli anni ’90, non vincerà necessariamente chi ha la tecnologia migliore, ma chi riuscirà a farsi scegliere per ciò che rappresenta. E la sensazione è che questa battaglia, sotto la superficie pop, stia già decidendo che tipo di rapporto avremo con l’AI nei prossimi anni.