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Teams: un altro tassello per il dominio totale di Microsoft

Microsoft Teams, il nuovo programma di messaggistica dedicata ai team di lavoro, è disponibile anche in Italia e già 1800 aziende hanno iniziato a usarlo.

Il titolo è un po’ forte e le cose forse non puntano esattamente al dominio totale, ma qualche spunto interessante c’è anche se stiamo solo parlando di uno strumento di comunicazione aziendale.

Lanciato a marzo di quest’anno, Teams non è altro che una chat evoluta dedicata ai team di lavoro. Pensata per facilitare le comunicazioni tra gruppi di impiegati che lavorano spesso a distanza, si basa  sul concetto di fornire un luogo virtuale dove si possano scambiare messaggi, tenere riunioni, archiviare documenti condivisi e gestire attività.

Si può creare un grande team e dividerlo in sotto gruppi, in modo da organizzare meglio i flussi di informazioni, gli obiettivi da perseguire e la collaborazione.

Grazie a una serie di “connectors” può essere integrato con altri programmi come Trello, Hootsuite, Visual Studio e molti altri. Tra l’altro, le API per i connectors sono aperte e quindi è lecito aspettarsi che i già tanti programmi integrabili diventeranno ancora di più.

Insomma, Teams è uno strumento molto interessante per organizzare meglio il lavoro e tenere sempre tutti aggiornati su quanto accade.

I suoi concorrenti principali sono Slack e HipChat, ma… come si può pensare a dei concorrenti se Teams è una componente gratuita di Office?

 Iniziate a vedere il senso del titolo? Microsoft ha un prodotto molto forte, Office 365, che diventa sempre più bello e interessante, inglobando funzioni che finora erano delegate a programmi esterni.

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La strategia di Microsoft si basa su di un concetto semplice: bisogna cercare di vendere quanti più abbonamenti possibile a Office 365.

Qual è il modo migliore di raggiungere questo obiettivo? Sfruttare la mente aperta di chi usa altri servizi a pagamento per offrirgli molto di più spendendo meno. Quantità esagerata a prezzo ragionevole, comunque molto più basso che sommando i singoli servizi.

Proviamo a pensarci:

  • gli utenti Dropbox o Google Drive che hanno finito lo spazio devono sborsare 10 euro al mese per avere 100 Giga in cloud? Office 365 gli dà un tera.
  • un’azienda vuole usare i servizi a pagamento di Linkedin per la comunicazione tra dipartimenti? Office 365 gli dà Yammer gratis.
  • Servono applicazioni di produttività web based? Tutte i programmi di Office in versione web sono inclusi nella licenza (e fino a 5 dispositivi per singola licenza)
  • Usi gotoWebinar per tenere delle mini conferenze in azienda? Skype for Business è gratis e gestisce fino a 250 partecipanti.

A tutto questo, aggiungiamo che la licenza minima di Office 365 costa circa 5 euro al mese. In altre parole, se sei disposto a rinunciare al canone di uno solo dei servizi che abbiamo elencato (o a uno di quelli che non abbiamo elencato ma per i quali vale la stessa cosa), puoi avere accesso a un pacchetto Office 365 e risparmiare dei soldi.

Questo è male? Microsoft va condannata per questo modo di fare? Onestamente, secondo me, no. O almeno non a tutto campo. Questo approccio ha sì degli aspetti negativi, come la potenzialità di abbattere dei mercati emergenti, ma anche molti positivi.

Parlando con un dirigente Microsoft di alto livello, del quale non farò il nome, mi è stato fatto notare come a parte i prodotti “principali” dell’azienda, tutti quelli a contorno siano dei “buoni secondi” nella classifica delle funzionalità che offrono.

Questa cosa è ovviamente frutto del fatto che siano prodotti secondari, mentre i prodotti migliori vengono offerti da aziende che fanno di quello il loro core business, ma anche (secondo il mio modo di vedere le cose) di come Microsoft ha deciso di strutturare il proprio approccio al business.

In passato ha avuto grandi problemi con l’Antitrust e un approccio da “buon secondo”, la mette più o meno al riparo da questi problemi. Inoltre, chi rinuncia al prodotto migliore per avere un “secondo posto”, lo fa perché, in realtà, non sfruttava davvero le potenzialità del servizio migliore.

Questo genera due effetti secondari. In primo luogo, Microsoft sicuramente attrarrà sulla piattaforma Office 365 quegli utenti che spendono 10 euro al mese per avere un servizio che in realtà non sfruttano a pieno.

Il beneficio per gli utenti è lampante dal momento che spendono di meno per avere più strumenti molto performanti, soprattutto se, per esempio, non erano ancora passati a Office 365 perché ne avevano già una versione vecchia e se la facevano bastare.

L’altro effetto, però, è che questi utenti si evolvono e sfruttando le caratteristiche di 365 iniziano a capire quanto davvero le cose possano migliorare sfruttano i servizi cloud. A questo punto, una parte di questi si imbatterà in altri servizi o comincerà a capire il limite del “buon secondo” e tornerà a investire dei soldi su servizi alternativi sfruttandoli meglio di quanto non facesse in passato.

In altre parole, Microsoft deprime un po’ il mercato di queste applicazioni “secondarie”, ma ne crea anche una maturità più alta, creando utenti che ne capiscono meglio le potenzialità e sono disposti a spendere di più per sfruttarle.

Chiudiamo, infine, con una riflessione su di un tema molto importante e che servirà da leva a Microsoft per diffondere i suoi prodotti ancora di più.

Anche se tutti questi servizi di contorno sono “solo dei buoni secondi” (non ancora, ma è solo questione di tempo, nel caso di Teams che è troppo giovane e manca di molte caratteristiche ancora indispensabili, secondo me, come l’integrazione dei collaboratori che non facciano parte del Directory aziendale), tutti hanno un punto di forza cruciale: la semplicità di integrazione, soprattutto dal lato sicurezza.

I servizi che ruotano attorno alla piattaforma di Office 365 sono pensati per essere Secure by Design, ovvero progettati con la sicurezza in mente da subito. Questo non vuol dire che siano già inespugnabili e comunque la grande differenza la farà l’implementazione nei flussi di lavoro, ma gli IT manager sanno benissimo che una cosa è implementare in sicurezza una procedura basata su X componenti che arrivano da X vendor diversi e tutta un’altra è implementare una serie di servizi che arrivano tutti da un produttore solo che ha già pensato a tutta una serie di funzioni per blindare le proprietà aziendali.

Questo non è un merito da sottovalutare al giorno d’oggi perché la sicurezza è vitale per le aziende e tutto quello che ne semplifica i processi è assolutamente il benvenuto.

Tornando al titolo: ok, forse dominio assoluto è una esagerazione, ma secondo me l’ecosistema Microsoft diventa sempre più forte ed è destinato a crescere. Anche grazie a una semplice chat…