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Vietare Facebook in azienda porta a trasgredire

Alcune regole sembrano fatte per essere infrante, come quella che impedisce di utilizzare Facebook o i device tecnologici personali durante le ore di lavoro.

Il dilemma del datore di lavoro che si chiede se sia giusto o meno lasciare libertà di azione al dipendente può trovare una risposta nello studio commissionato da Samsung alla società di ricerca indipendente OnePoll che ha intervistato 4.500 persone in 7 Paesi europei (Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Belgio e Olanda) per scoprire quali sono le abitudini dei dipendenti.

Vietare può infatti portare i dipendenti a trasgredire le regole, come accade a un italiano su tre che aggira le restrizioni d’accesso a social network, app di messaggistica e archiviazione sul cloud imposte dalla propria azienda.

Nonostante soltanto  il 40% delle aziende europee abbia limitato o vietato l'accesso al noto social network la media europea non si discosta da quella italiana, infatti anche il 34% dei  tedeschi non rispetta il divieto, come il 33% degli spagnoli e il 31% in Belgio e Olanda.

La Francia si discosta leggermente da questa tendenza dimostrandosi il Paese più rispettoso delle norme aziendali, con soltanto un lavoratore su cinque (ossia il 20%) che dichiara di sfuggire ai divieti aziendali sull’accesso ai social.

Un terzo dei lavoratori italiani, invece, non ritiene opportuno seguire le regole aziendali e non si preoccupa di utilizzare applicazioni d'archiviazione cloud (34%), app mobile (38%), servizi di video streaming (29%) e Twitter (26%).

Ma la percentuale sale se si considera la fascia di età dai 18 ai 34 anni (chiamati anche "Millennials") che presentano il doppio delle probabilità di trasgredire alle norme imposte dall'azienda rispetto alla media delle altre età. Sono infatti la metà (il 49%) i Millennials che ammettono di ignorare il divieto di accedere a Facebook così come ai siti di video streaming tra cui YouTube (il 36%).

La motivazione che sembra spingere i datori di lavoro a imporre divieti nell'uso di Internet sembra essere anche la scarsa fiducia nei dipendenti e nella loro capacità di utilizzare la tecnologia.

Se, infatti, la metà degli intervistati ritiene di essere considerata come competente nell'utilizzo di Internet e dei dispositivi mobili dai propri superiori, resta ancora un 17% che si sente trattato come incompetente dal datore di lavoro che di conseguenza impone restrizioni.

Osservare il comportamento delle nuove generazioni è  importante per capire le esigenze dei lavoratori del futuro che avranno certamente conseguenze nell'ambiente di lavoro attuale e saranno alla base dei cambiamenti e di nuove abitudini.

Ovviamente le aziende avranno sempre la necessità di mantenere al sicuro la propria infrastruttura informatica e le informazioni aziendali ma allo stesso tempo è probabile che un atteggiamento troppo rigido possa sortire l'effetto contrario a quello desiderato, andando a minare la capacità produttiva dei dipendenti.

L'ideale è trovare una soluzione che possa mediare tra le esigenze dell'azienda e quelle dei dipendenti, magari con l'aiuto della tecnologia stessa, come fanno, per esempio, le soluzioni che abilitano nei dispositivi mobili il passaggio da una  modalità di fruizione privata a una aziendale, in cui le applicazioni sono protette da password.

E soprattutto non smettere di trasmettere la giusta informazione ai dipendenti sui pericoli reali in cui possono incorrere durante la navigazione in rete e un utilizzo scorretto dei dispositivi mobili.