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Amelia Earhart, i 123 anni della donna nata con le ali ai piedi

Come Icaro si è avvicinato troppo al sole, sciogliendo le sue ali penosamente, così un’aviatrice ha rincorso il suo sogno come spesso accade: giocando d’azzardo e sfidando le leggi della natura. A 123 anni dalla sua nascita, riapriamo quelle ingiallite pagine di storia, e raramente consultate, che narrano le vicende di Amelia Mary Earhart, aviatrice statunitense venuta al mondo il 24 luglio 1897, connotata da una vita certamente spericolata e che ben rispecchia la citazione “Live fast, die young like Kurt Cobain“. Dissidente, anticonformista, ribelle, donna. Abbiamo tutti i prerequisiti per comprendere lo spessore e l’unicità del personaggio che abbiamo di fronte e le cui vicissitudini, ancora oggi avvolte nel mistero, siano state tali da sollevare la curiosità e accendere il genio creativo di registi, musicisti e altri settori dell’intrattenimento che andiamo a riscoprire in questa occasione.

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Le origini di un mito

Ritroviamo le origini di Amelia Earthart in un contesto benestante nel cuore degli USA. Siamo ad Atchison, cittadina del Kansas, dove Amelia nasce, ma non mette le radici, un tratto caratterizzante tutta la sua vita. Trascorse infatti gran parte della sua infanzia spostandosi in varie città degli Stati Uniti e del Canada, in seguito alle traversie economiche e personali dei genitori. Nata da Samuel “Edwin” Stanton Earhart e Amelia “Amy” OtisAmelia era la seconda figlia nata da questo matrimonio, dopo il triste evento della perdita del primo figlio, nato morto nell’agosto 1896.

Secondo l’usanza di famiglia, Earhart prese il nome dalle sue due nonne, Amelia Josephine Harres e Mary Wells Patton. Fin da piccola, Amelia era quella con il sangue più ribollente nelle sue vene, mentre la sorella Grace Muriel, di due anni più giovane, agiva da obbediente seguace. Entrambe però ricevettero un’educazione non convenzionale per l’epoca; la madre infatti non credeva nell’educazione dei suoi figli per essere “bambine carine”. 

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Di sangue metà americano, metà tedesco, lo spirito avventuriero sembrava albergare nelle piccole Earhart, che amavano arrampicarsi sugli alberi, cacciare ratti con un fucile e scorrazzare con lo slittino. Sebbene l’amore per l’aria aperta fosse un tratto comune a molti giovani, alcuni biografi hanno rappresentato la giovane Amelia come un maschiaccio.

A dimostrazione della sua “testa calda” e inarrestabile, nel 1904, con l’aiuto di suo zio, Amelia mise insieme una rampa fatta in casa, creata secondo il modello di un ottovolante che aveva visto in un viaggio a St. Louis, tentando il volo a partire da una rampa assicurata al tetto del capanno degli attrezzi di famiglia. Aveva solo 7 anni, ma le idee erano ben chiare.

I sogni, la guerra e la malattia

Anche se ci furono alcuni passi falsi nella carriera di avvocato del padre, nel 1907 egli divenne ufficiale per la Rock Island Railroad, un evento che comportò il trasferimento della famiglia a Des Moines, Iowa. L’anno successivo, la Earhart vide il suo primo aereo alla Iowa State Fair a Des Moines. Suo padre cercò di interessare le sue figlie a prendere il volo su una giostra e un solo guardo al traballante flivver, un velivolo monoposto, è stato sufficiente per lei, che prontamente ha chiesto se potevano tornare alla giostra. Questa però non fu un’esperienza emozionante per Amelia.

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Allo stesso modo, non vissero un periodo fulgido e fortunato le due giovani Earhart, sempre per causa delle precarie condizioni di lavoro del padre, motivo per cui la madre si trasferì con le figlie a Chicago, dove la maggiore studiò alla Hyde Park High School di Chicago e concluse gli studi nel 1916. Per tutta la sua infanzia travagliata, aveva continuato ad aspirare a una carriera professionale; teneva un album di ritagli di giornale dedicati alle donne di successo in settori prevalentemente orientati alla presenza maschile, tra cui regia e produzione cinematografica, legge, pubblicità, management e ingegneria meccanica.

Durante la Prima guerra mondiale, la ragazza assistette al ritorno dei soldati feriti a Toronto, dove operava come assistente infermiera della Croce Rossa presso l’ospedale militare di Spadina. Ma le tragedie non sono finite qui: quando la pandemia di influenza spagnola del 1918 raggiunse Toronto, la Earhart non ne fu risparmiata e, nonostante alcune operazioni dolorose per eliminare il seno mascellare interessato dalla malattia, Amelia continuò a soffrire di mal di testa sempre più forti.

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Da sogno a realtà

Tutto questo non le ha impedito di prendere il volo poco dopo. Infatti in quel periodo, lei e una sua giovane amica visitarono una fiera aerea durante la Canadian National Exhibition di Toronto. Uno dei momenti salienti della giornata è stata una mostra di volo durante la quale un piccolo aeroplanino rosso guidato da uno dei migliori piloti dell’epoca le è passato rasente, quasi un segnale per lei.

Nel 1919, la Earhart si preparò ad entrare nello Smith College, ma cambiò idea e si iscrisse alla Columbia University, in un corso di studi medici tra altri programmi, una facoltà a sua volta abbandonata per andare a vivere con i suoi genitori in California. Lì il 28 dicembre 1920, a Long Beach, fece il suo primo volo come passeggera. Un’esperienza che avrebbe per sempre cambiato la sua vita.

«Quando raggiunsi la quota di due o trecento piedi, seppi che dovevo volare»

Dopo quel volo di 10 minuti (che costò a suo padre 10 dollari, una cifra immensa per l’epoca), decise immediatamente di imparare a volare. Amelia si diede da fare con vari lavori, tra cui quello di fotografo, camionista e stenografa presso la compagnia telefonica locale, riuscendo a risparmiare 1.000 dollari per le lezioni di volo. E riuscì proprio inaugurando il 1921 con questo nuovo progetto.

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Amelia fece la sua prima lezione il 3 gennaio 1921 al Kinner Field vicino a Long Beach. La sua insegnante era Anita “Neta” Snook, una pioniera aviatrice che ha usato un Curtiss JN-4 “Canuck” per l’addestramento. Il 15 maggio 1923 divenne la sedicesima donna al mondo a conseguire il brevetto di pilota, il numero #6017 fornito dalla Federazione Aeronautica Internazionale. Da quel momento, Amelia ha letteralmente preso il volo, in tutti i sensi: si trasferisce nel Massachussets e, nonostante abbia trovato un posto come insegnante prima, e come assistente sociale poi, non dimentica mai la passione per l’aviazione.

La prima traversata

In quegli anni diventa membro della sezione di Boston dell’American Aeronautical Society, viene eletta vicepresidente, e partecipa al primo volo ufficiale dall’aeroporto di Dennison nel 1927, realizzato grazie a un progetto a cui partecipò contribuendone finanziariamente. Insieme alla sua attività di rappresentante di vendita di aerei Kinner, la donna si dedica anche alla redazione di colonne di giornali locali che promuovevano il volo e mentre la sua celebrità locale cresceva, ha esposto i suoi piani per un’organizzazione dedicata alle donne pilota di aerei.

La svolta nella sua carriera di aviatrice arriva però solo nel 1928, un anno dopo la prima trasvolata atlantica in solitaria di Charles Lindbergh. Amelia, con Wilmer Sturz e Louis Gordon, a bordo di un Fokker, fu la prima donna ad attraversare l’Atlantico. In questa impresa, il suo ruolo era stato secondario, come lei stessa riconobbe:

«Wilmer pilotò per quasi tutto il tempo. Io ero solo un bagaglio, venni trasportata come un sacco di patate…Forse un giorno ci andrò da sola».

L’impresa fece comunque di Amelia un’eroina nazionale, la nuova “Regina dell’aria” e fu soprannominata “Lady Lindy“. Grazie ai proventi delle conferenze, delle campagne pubblicitarie, dei suoi scritti e dei numerosi incarichi che ebbe in compagnie aeree, Amelia negli anni successivi poté non solo dedicarsi alla sua passione per il volo, anche agonistico, ma anche a promuovere l’aviazione, e in particolare le donne aviatrici.

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Nel 1931 sposò George Putnam, scrittore ed editore che aveva pubblicato il libro in cui si raccontava la famosa trasvolata della moglie, nonché organizzatore delle prime imprese della stessa Amelia. L’anno seguente Amelia riuscì a concretizzare, finalmente, il sogno di essere la prima donna ad attraversare in volo l’Atlantico in solitaria, un’impresa che la consacrò definitivamente come la più famosa eroina della fase pionieristica della storia dell’aviazione. Amelia ricevette, tra gli altri riconoscimenti, la Legion d’Onore e la Distiguished Flying Cross dal Congresso degli Stati Uniti.

Una fine misteriosa

Dopo aver compiuto altri voli in solitaria, Amelia Earhart si dedicò alla pianificazione di una nuova grande impresa: la circumnavigazione aerea del globo a bordo di un bimotore Lockheed Electra. Fred Noonan avrebbe dovuto accompagnarla come navigatore, decollando da Miami il 1 giugno 1937 facendo rotta verso est. Dopo circa 35.000 chilometri di volo, mancava solo l’ultima tappa, Howland Island, ma quel maledetto 2 giugno le tracce del Lockheed Electra si persero dopo 1.000 chilometri dalla tappa precedente.

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Le cause alla base dell’incidente sono pressoché ritrovabili nei problemi di ricezione dell’antenna sulla Electra, per via di precedenti incidenti e malfunzionamenti che, giunti a quel punto del viaggio, si erano ancor più complicati. Attraverso una serie di malintesi o errori, i cui dettagli sono ancora controversi, è sorta anche l’ipotesi di una possibile confusione nella pianificazione tra l’Itasca, la nave predisposta alle comunicazioni, e l’Earhart, per via dell’utilizzo di sistemi di tempo separati di mezz’ora.

C’è stato anche spazio per la fantasia, ipotizzando che  i due piloti, costretti ad un atterraggio di emergenza, fossero stati catturati e giustiziati come spie dai Giapponesi, oppure che Amelia avesse fatto volontariamente perdere le proprie tracce, rifacendosi una vita altrove. La verità è che, nonostante una mobilitazione senza precedenti di navi e aerei di soccorso, Amelia e Fred Noonan non vennero mai ritrovati.

A perenne memoria

Il mistero della tragica scomparsa ha così contribuito ad alimentare il mito di Amelia Earthrt, soprattutto negli Stati Uniti, dove viene ricordata ancora oggi non solo un’eroina dell’aviazione, ma anche e soprattutto come un’icona del femminismo. Su di lei sono stati scritti centinaia di articoli e libri, che si aggiungono a quelli di cui lei stessa fu autrice, come 20 Hrs, 40 Min, sulla prima trasvolata atlantica, The fun of it e Last Flight (pubblicato postumo dal marito) che raccoglie i diari dell’ultimo volo.

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Le manifestazioni nella cultura pop sono state davvero tante, e forse abbastanza nascoste ai nostri occhi per via della scarsa notorietà del personaggio in territorio italico. Amelia Earhart’s Last Flight, di Yodelling Cowboy Red River Dave Mcenery, si pensa sia la prima canzone mai eseguita in televisione alla World’s Fair del 1939, così come la pilota divenne protagonista di altri brani quali Amelia di Joni Mitchell, contenuta nel suo album Hejira del 1976. 

Il mondo del cinema ha omaggiato la Earhart con il film di Rosalind Russell, Flight for Freedom (1943), e in Amelia (2009), dove la Earhart è interpretata da Hilary Swank, anche co-executive producer del film.

Vi spieghiamo la differenza tra co-executive producer e showrunner nel nostro glossario.

Amelia Earhart: The Final Flight (1994) con Diane Keaton, Rutger Hauer e Bruce Dern, è stato inizialmente pubblicato come un film per la TV e successivamente riletto come un film teatrale, ma non manca nemmeno la versione dell’episodio di Star Trek: Voyager “The 37’s”, trasmesso per la prima volta nel 1995, dove la Earhart, interpretata da Sharon Lawrence, è uno dei tanti esseri umani rapiti da una razza aliena, trovata in criostasi su un pianeta dall’altra parte della galassia.

Che quest’ultima sia un’ennesima, tardiva congettura sulla sua morte? Preferiamo intenderla come un omaggio a una delle figure più importanti della storia del femminismo in senso lato, non perché abbia preso parte a manifestazioni pubbliche, al tempo praticamente inimmaginabili, ma perché ha insegnato, a partire da oltre un secolo fa, l’importanza di perseguire i propri sogni, di non farsi fermare dalle costruite barriere di genere.

Il tutto grazie a due fattori fondamentali: l’educazione impartita dalla famiglia e la propria volontà di battersi. Fino in fondo. Anche a costo della vita, come ha insegnato Icaro.

Riscopriamo la storia di Amelia Earhart con il DVD del film Amelia con Hilary Swank e Richard Gere, oppure la biografia Amelia Earhart: The Sky’s No Limit e per i più piccoli il libro A tu per tu con Amelia Earhart di Geronimo Stilton