Cinema e Serie TV

Chi è lo showrunner?

Viene citato in parecchie recensioni, non sono pochi i testi (accademici e non) che ne parlano. Una terminologia inglese, non la sola chiaramente, che viene utilizzata al posto di espressioni italiane. Forse perché, nel caso specifico, risulta più facile e pragmatico utilizzare una sola parola al posto di una “lunga” definizione, dando l’impressione di immediatezza e di richiamo specifico e chiaro al settore produttivo televisivo. Parliamo di figure come Shonda Rhimes, J.J. Abrams, Beau Willimon, David Benioff e altri ancora. Registi? No, showrunner. Figure “mitologiche” del mondo del cinema, i cosidetti creator e executive producer su cui è bene fare chiarezza e capire al meglio che cosa rappresentano nella grande macchina produttiva del cinema.

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Definizione

Rispondiamo subito alla vostra domanda: cosa rappresenta lo showrunner? Se vogliamo, lo dice il termine stesso: è colui che “fa correre” l’intero processo di produzione di un telefilm. Nello specifico, si tratta di un termine usato in particolare nelle industrie televisive d’oltreoceano, dunque nei paesi statunitensi e in Canada, per parlare del responsabile delle operazioni svolte quotidianamente nella realizzazione di una serie televisiva, essendone il creatore o co-creatore.

Diversamente da quanto accade nella produzione di un film, dove i registi hanno il controllo creativo, nell’ambito televisivo lo showrunner ricopre solitamente un ruolo superiore rispetto al regista. Questo personaggio ha vissuto una sorta di sviluppo nel tempo: inizialmente, il produttore esecutivo di un programma televisivo era l’amministratore delegato, a cui spettava la produzione del programma.

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In seguito, il titolo di produttore esecutivo è stato sempre più utilizzato per riferirsi a un vasto panorama di ruoli: da quelli di responsabile per l’organizzazione del finanziamento, a “titolo onorifico” ma senza effettivi poteri di organizzazione.

Alla luce di questi cambiamenti, il termine showrunner è stato dunque creato per identificare il produttore che detiene l’autorità finale nell’ambito organizzativo e creativo della serie a cui si sta dedicando. E’ una figura che si potrebbe ben definire come espressione ed esponente della nouvelle vague televisiva, di un nuovo modo di concepire il ruolo autoriale che pone i pilastri e le fondamenta, per poi seguire il resto del testo seriale.

Le serie sono anche famose per concludersi con un cliffhanger, vi spieghiamo nel nostro glossario il significato di questo termine.

A sostegno di quanto stiamo spiegando, citiamo anche fonti autorevoli, come “La nuova fabbrica dei sogni“(2016, ilSaggiatore), il testo di Aldo Grasso e Cecilia Penati, i quali definiscono gli showrunner come i nuovi demiurghi dell’immaginario, che accentrano ogni aspetto della produzione artistica nell’ambito delle serie TV.

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Non ne parla solo in questo testo accademico, ma anche nel libro Crafty Screenwriting: Writing Movies That Get Made (2002) di Alex Epstein, dove l’autore definisce lo showrunner come “la persona responsabile di tutti gli aspetti creativi della serie, e responsabile solamente nei confronti dell’emittente televisiva (e della casa di produzione, se non è la sua). Il capo. Solitamente uno sceneggiatore.”

Lo showrunner nel mondo

A tal proposito dunque, cerchiamo di darvi esempi concreti del lavoro di uno showrunner, di cui vi abbiamo citato alcuni nomi tra i più famosi della storia contemporanea del cinema. Dopo aver spiegato in maniera abbastanza ampia la definizione e il concetto di questo termine, è bene chiarire che questa figura tra gli addetti ai lavori subisce alcune variazioni in base allo Stato di riferimento.

Ci spieghiamo meglio: se le definizioni finora fornite, delineano al meglio il ruolo in maniera oggettiva e tendenzialmente circoscritta al mondo produttivo USA, lo showrunner è stato percepito in maniera differente in altri paesi, soprattutto in Canada e nel Regno Unito.

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Anticipiamo che non citeremo casi italiani, per il semplice motivo che nel nostro Paese si parla di “creatori”, ma non ancora showrunner. Come descrive Neil Landau nel suo saggio Showrunner. Grandi storie, grandi serie, in Italia questa figura non si è ancora consolidata secondo il prototipo statunitense; ciò non toglie che anche da noi gli autori stiano cominciando gradualmente ad abbandonare la scrivania per interagire direttamente sul set.

Per scoprire da vicino l’esperienza di giovani operatori di regia, consigliamo l’intervista a Arianna Bochicchio e Charlie Petersson.

Tornando in territori anglofoni, in Canada è stata istituita un’organizzazione, chiamata The Writers Guild of Canada, i cui membri non sono altro che scrittori di drama seriali, film, documentari, commedie e varietà.

La Gilda, meglio nota anche come WGC, nasce dalle ceneri dell’originaria Association of Canadian Radio Artists, fondata nel 1943 per stabilire e assicurare migliori condizioni lavorative agli operatori radiofonici. Non esitarono certo gli sceneggiatori e gli scrittori per la televisione ad aggiungersi a questo gruppo, che in circa dieci anni si trasformò nella Association of Canadian Television and Radio Artists.

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Nella sua forma contemporanea, l’organizzazione dà voce agli sceneggiatori canadesi professionisti, i quali hanno deciso di istituire questa fondazione per proteggere i propri interessi, oltre che rafforzare e aumentare il prestigio della figura dello sceneggiatore, e del concetto di sceneggiatura in sé.

Ancora più importante, resta il fatto che la Gilda, per conto dei suoi membri, negozia, amministra e applica i contratti collettivi, stabilendo termini e condizioni di lavoro nella giurisdizione dell’associazione, sempre e solo dedicata a prodotti cinematografici realizzati in Canada e in lingua inglese.

Spostandoci invece “on the other side of the pond“, ossia sull’isola britannica, il concetto di showrunner inizia a prendere piede solo nel primo decennio del XXI secolo. Nello specifico viene concepito come il ruolo dello scrittore o presentatore di un prodotto, con la responsabilità generale per una produzione televisiva.

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La prima serie comica britannica ad usare questo termine fu My Family (2000-11), che vide a capo diversi showrunner in successione. Inizialmente, lo show è stato supervisionato dal creatore Fred Barron, dedicatosi alle prime quattro stagioni, seguito da Ian Brown e James Hendrie hanno preso il posto per la quinta stagione, lo scrittore americano Tom Leopold per la sesta e Tom Anderson, a sua volta ex showrunner di Cheers, è stato responsabile delle ultime due stagioni.

Per citare un caso un po’ più famoso, parliamo di Russell T. Davies, il quale si dedicò al revival di Doctor Who (2005), portando dunque il termine showrunner molto più in evidenza sulla scena della televisione britannica, tanto da consacrarlo come padre dello showrunning, quando il giornale The Guardian riportò nel 2009 che “Da questa parte, il concetto di ‘showrunner ‘ è arrivato solo fino a Doctor Who“).

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Di fatto, Doctor Who rimane l’esempio più importante di un programma televisivo British con a capo uno showrunner. La citazione dell’intervista qui sopra infatti si riferisce al cambio di comando al timone nel 2o10, con l’arrivo di Steven Moffat fino al 2017, e Chris Chibnall come ulteriore erede del passaggio di consegne. Del resto, Davies sostenne in un’intervista che concepiva il ruolo dello showrunner come quello di stabilire e mantenere un tono coerente in un dramma, a ulteriore validazione di quanto abbiamo delineato nella nostra definizione.

Un concetto che avvalora ancora di più l’importanza di mantenere la stessa figura a capo di un prodotto seriale nel tempo, soprattutto se questo si prolunga per diverse stagioni e necessita dunque di coerenza e rigore nel mantenere le fila di una storia.

Vi consigliamo di recuperare il libro La nuova fabbrica dei sogni e, tra i titoli prodotti dagli showrunner citati, recuperiamo l’edizione speciale di Doctor Who, oppure l’intera collezione di Grey’s Anatomy.