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Balle Spaziali: il Lato Comico della Forza

Star Wars, non serve nemmeno dirlo, è una delle saghe più famose del mondo del cinema, capace di entusiasmare diverse generazioni di spettatori. Esistono decine di manifestazioni del successo di Guerre Stellari come fenomeno pop, ma uno degli attestati di stima più importanti incassati dall’universo di George Lucas è essersi guadagnato una parodia. E non una qualunque, ma una pellicola firmata dal re delle parodie, Mel Brooks, che con il suo Balle Spaziali (Spaceballs) nel 1986 realizzò un film che faceva di Star Wars la base su cui imbastire un divertente gioco citazionista su alcune dei più grandi di fantascienza.

E pensare che tutto nacque quasi per scherzo, ma parlando di Mel Brooks possiamo stupirci?

Dall’intuizione al titolo

Nel 1983, Mel Brooks è già noto come il re delle parodie. Ha ironizzato sul western con Mezzogiorno e mezzo e fuoco, deriso i cosiddetti kolossal peplum con La pazza storia del mondo e ha legato il suo nome alla sua produzione più amata, quel Frankenstein Jr che ancora oggi è considerato un cult immortale, capace di parodiare il mito della Creatura di Mary Shelley appellandosi ai classici film horror della Hammer. Insomma, ha ironizzato sulle grandi produzioni di Hollywood, tranne un genere: la fantascienza.

In quell’anno, Brooks sta lavorando al suo nuovo film, Essere o non essere, remake di un film degli anni ’40, sotto l’etichetta di 20th Century Fox, aiutato alla sceneggiatura da Ronny Graham e Thomas Meehan. Durante una pausa della lavorazione di Essere o non essere, Brooks e i due sceneggiatori sono a pranzo nella mesa aziendale, quando arriva Marvin Davis, attuale proprietaria di Fox. Scherzosamente, il boss di Fox chiede a Brook quale sarà il film successivo, e il geniale regista non si fa cogliere imprerarato

“Planet Moron!”

Pianeta Deficiente, non male come battuta. Ma questa idea sbarazzina, unita alla voglia di Brooks di portare la sua ironia anche nella fantascienza, si annida nella vulcanica mente di Brooks, e inizia a prendere la forma di un progetto futuro.

Passarono tre anni prima che Brooks rimettesse in pista questo suo progetto. Quando si iniziò a lavorare a questa nuova parodia, Brooks decise che squadra vincente non si cambia, e richiamò a supporto due collaboratori fidati: Ronny Graham e Thomas Meehan. In fondo erano presenti anche loro quando venne concepito Planet Moron. E proprio loro dovevano aiutare Brooks a risolvere il primo scoglio: trovare il titolo al film!

Nel 1985, infatti, in Inghilterra era uscito il film umoristico Morons from Outer Space, che metteva Planet Morons fuori dai giochi. Thomas Meehan convinse tutti che nel nuovo titolo comparisse la parole Space, per dare un motivo legato al marketing, ma serviva un qualcosa che trasmettesse il senso di divertimento tipico del regista.

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Durante una delle lunghe sessioni di lavoro con i suoi sceneggiatori, Brooks stava lavorando assiduamente al titolo ripentendo in continuazione space, sino a quando non rovesciò una bottiglia ed esclamò un sorpreso ‘Balls!’, Graham ripetè balls, poi space, e infine Space Balls! Ecco il titolo, nonché l’ispirazione per i cattivi del film, caratterizzati dal tipico casco a palla.

Una versione meno dinamica della scelta del titolo vuole che Brooks abbia scelto balls in riferimento a screwball, termine con cui si indicavano le commedie ad effetto, genere che raccoglieva le parodie di cui Brooks era oramai riconosciuto come uno dei massimi esponenti.

Come parodiare Star Wars?

Risolto l’inghippo del titolo, Brooks non ebbe alcun dubbio su quale film avrebbe dovuto essere la base della sua pellicola: Star Wars. La saga di Lucas era oramai diventata un vero e proprio fenomeno di massa, e Brooks voleva parodiare questo ricco universo, nonostante la casa di produzione fosse preoccupata che l’interesse per Star Wars stesse calando, considerato che l’ultimo capitolo della Trilogia Classica, Il Ritorno dello Jedi, era uscito nel 1983.

Senza dimenticare che era già stato girata una parodia di Star Wars nel 1978, proprio a ridosso dell’uscita del primo capitolo, Hardware Wars. Girata con un budget bassissimo all’interno di una vecchia lavanderia, Hardware Wars ebbe un successo non indifferente (500.000 dollari incassati), cosa che fruttò al regista amatoriale Ernie Fosselius i complimenti di Lucas, che apprezzò la divertente parodia di Una nuova Speranza.

Ma Brooks non si fermò certo per così poco. La mossa successiva di Brooks, una volta deciso di girare il suo film, era affrontare la minaccia principale: George Lucas. Il regista di Star Wars, infatti, aveva iniziato a sviluppare un feroce merchandising della sua creatura, tutelando e proteggendo con molta energia i diritti della sua pellicola. Per tradizione, la satira e la parodia erano esclusi dalla potenziali cause, ma Brooks ammirava il lavoro di Lucas e prima di realizzare il suo progetto voleva avere l’approvazione del regista.

All’epoca, Lucas stava lavorando su Howard il Papero, uno dei primi film ispirati ai fumetti Marvel, e quando Brooks gli sottopose la sua idea la trovò divertente, ma impose una sola clausola, come raccontò lo stesso Mel Brooks

“Lucas e i suoi collaboratori erano preoccupati solo di un aspetto di Balle Spaziali, non volevano che per noi fosse semplice sviluppare un merchandise sui personaggi in caso di successo”

Accolto questo limite imposto da Lucas, Brooks si spinse oltre arrivando ad ingaggiare la LucasFilms per la postproduzione della pellicola, una scelta che fece levitare i costi di produzione sino ai 25 milioni di dollari, rendendo Balle Spaziali il film più caro mai realizzato da Brooks (almeno all’epoca). La scelta di coinvolgere Lucas e la sua squadra fu, però, vincente, visto che gli effetti speciali furono uno di punti forti per questa pellicola.

Va riconosciuto a Lucas il merito di avere preso con lo spirito giusto il lavoro di Brooks, a cui diede consigli e supporto. Ad esempio, la scena della fuga nella capsula spaziale è nientemeno che una scena tagliata dal Guerre Stellari originale, che Lucas regalò a Brooks.

Brooks ha sempre raccontato che Lucas, dopo la visione di Balle Spaziali, gli avesse scritto una lettera di complimenti, svelando di aver riso così tanto in sala da rischiare di rovinare la proiezione. Secondo Lucas, Balle Spaziali, se privato delle parti che parodiavano Star Wars, sarebbe stato un ottimo film d’avventura!

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L’imposizione di Lucas riguardo al merchandising, però, non rimase impunita. Brooks decise di ironizzare all’interno di Balle Spaziale sul ricco merchandise del film, presentando cestini della merenda e persino il lanciafiamme. Ovviamente, si tratta di prodotti mai usciti sul mercato, realizzati appositamente per il film usando come base oggetti legati al brand dei Transfomers, su cui vennero apposti adesivi di Balle Spaziali.

Alla ricerca di protagonisti

Brooks per il suo Balle Spaziali voleva puntare ad un cast di prima fascia, con volti noti di Hollywood che fossero un sicuro richiamo per il suo film.

Per il protagonista del film, Stella solitaria, i primi nomi furono quelli di due astri nascenti del periodo, Tom Hanks e Tom Cruise. I due attori rifiutarono subito il ruolo, non volendo interrompere la propria ascesa con una pellicola non sufficientemente seria.

Brooks pensò allora di appoggiarsi ad un attore celebre alla ricerca di un ruolo dopo un periodo negativo, James Caan, ma l’interprete de Il Padrino era troppo occupato a seguire un percorso riabilitativo per curarsi dalle proprie dipendenze.

La fortuna arrise a Brooks, che una sera, mentre era a teatro con la moglie, vide un giovane attore, Bill Pullman, e si convinse che fosse il volto adatto per Stella Solitaria.

Per il ruolo del cattivo, Casco Nero, e la spalla del protagonista, il canuomo Ruttolomeo, vennero scelti due attori comici molto amati, che avevano già lavorato assieme in La piccola bottega degli orrori: Rick Moranis e John Candy. Il trio composto da Moranis, Pullman e Candy fu un esempio di perfetta alchimia tra gli attori, capaci di imbastire una dinamica comica perfetta, che rese Balle Spaziali il mito che ancora oggi viene osannato.

L’unico attore davvero celebre del film è John Hurt, che compare in un cameo del suo personaggio di Alien durante la scena della tavola calda. Brooks convinse l’attore enfatizzando come la sua sarebbe stata un’apparizione veloce, ma l’attore, una volta letto il copione e visto la complessità della scena, decise di chiedere un compenso per questa sua apparizione.

Incidenti di percorso

Per realizzare questo immenso scherzo fantascientifico, Brooks decise di utilizzare il green screen, ovvero un fondale verde alle spalle degli attori, a cui in seguito sarebbero stati sovrapposti i fondali delle ambientazioni. All’epoca, la tecnologia era ancora nuova e la produzione non era certa che lavorare sul green screen non potesse portare a lesioni agli occhi di cast e addetti ai lavori. Fatto sta, che, nonostante queste immotivate paure, tra una ripresa e l’altra per il set giravano tutti con gli occhiali da sole!

Forse la produzione avrebbe dovuto analizzare meglio altri aspetti meno sicuri, come può testimoniare lo stesso Brooks, che in Balle Spaziali ha interpretato il maestro Yogurt, parodia di Yoda. Il maestro dello Sforzo (versione brooksiana della Forza) era caratterizzato da un colorito dorato, ottenuto tramite una vernice dorata. Escamotage che si rivelò tutt’altro che salutare, visto che causò al regista una terribile allergia, che lo costrinse a terminare le riprese del film a suon di medicinali!

Un’esperienza che viene condivisa anche dall’interprete di Pizza Margherita, il boss della malavita galattica. In originale, il nome del personaggio era Pizza the Hutt, in modo da ironizzare sia sul nome di Jabba che su una celebre catena di pizzerie americane, Pizza Hutt. Per dare vita al personaggio, l’attore Tom DeLuise prestò la voce, mentre toccò all’attore Richard Karen recitare sotto una quantità industriale di formaggio fuso. Esperienza decisamente traumatica, dato che quando si rese necessario effettuare delle riprese ulteriori, Karen rifiutò di tonare sotto la maschera di Pizza Margherita, lasciano l’onore (o meglio, l’onere) allo specialista degli effetti speciali Rick Lazzarini

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Anche John Candy ebbe il suo bel da fare per dare vita al canuomo Ruttolomeo (“metà uomo, metà cane. Sono il miglior amico di me stesso!”). Inizialmente, si era pensato ad una maschera che coprisse interamente il volto di John Candy. Scelta poco intelligente, considerato che era proprio la mimica facciale a rendere uniche le interpretazioni del compianto attore.

Alla fine si decise di ricorrere ad una felice interazione di trucco e animatronics, grazie al quale presero vita le orecchi e la coda di Ruttolomeo. A muovere questi meccanismi era l’addetto agli effetti speciali Rick Lazzarini, che in diverse occasioni venne ripreso da Brooks, reo di muovere troppe le orecchie di Ruttolomeo anche quando non era necessario, distraendo l’attenzione. Per la cronaca, il povero John Candy si muoveva in scena con una batteria da 20 chili attaccata alla schiena per consentire il funzionamento degli animatronics!

Che lo Sforzo sia con te!

Gli Spaceballs, una spietata società aliena guidata dal perfido generale Scrocco, sono a corto di aria respirabile e decidono di impossessarsi di quella del pianeta Druidia. Il pianeta ,però, è protetto da uno scudo planetario che impedisce agli Spaceballs di realizzare il loro piano. A capo dell’operazione ci sono il braccio destro di Scrocco, il terribile Lord Casco Nero, e il colonnello Nunziatella.

Nel frattempo, su Drudia, la principessa Vespa, erede al trono, sta per sposarsi con il Principe Valium, ma all’ultimo, decide di scappare con la sua fedele ancella robot, Dorothy. Gli Spaceballs decidono di rapire la principessa Vespa per ricattare Druidia, ma il padre della donna, Re Rolando, assolda l’avventuriero Stella Solitaria per salvare la figlia.

Stella Solitaria e il suo fico amico Ruttolomeo, a bordo del camper spaziale Eagle 5, rintracciano la principessa, intenzionati a riscuotere la ricompensa per pagare un debito contratto con il pericoloso gangster galattico Pizza Margherita.

Tra mille peripezie, il gruppetto incontra il saggio Maestro Yogurt, detentore del potere dello Sforzo, che addestra Stella Solitaria nelle vie dello Sforzo. Quando Vespa viene rapita da Casco Nero grazie a un tranello, Stella Solitaria si lancia in una missione di salvataggio che lo renderà un vero eroe!

Parodiare la fantascienza

Balle Spaziali è ricordato come uno dei migliori lavori di Mel Brooks. L’eclettico regista, infatti, ha inserito nel suo film alcune trovate decisamente geniali, come la tendenza ad infrangere la quarta parete, quel velo sottile che separa la storia dallo spettatore. Scene come quella della registrazione del film in tempo reale o le guardie che arrestano le controfigure degli attori per errore sono all’ordine del giorno in Balle Spaziali, frutto della geniale e sfrenata fantasia di Brooks.

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Pur venendo ricordato principalmente come una parodia di Star Wars, Balle Spaziali non si limita all’universo di Lucas ma si prende gioco di altri grandi nomi della fantascienza cinematografica. Da Star Trek a Il pianeta delle scimmie, da Alien (con una scena memorabile) a Trasformers, arrivando a toccare anche film di altro genere, come Lawrence d’Arabia e Il ponte sul fiume Kwai.

Questi ultimi due film in particolare sono omaggiati musicalmente durante l’intermezzo nel deserto che precede l’entrata in scena di Yoda. Curiosamente, in entrambi i film ebbe un ruolo di primo piano Sir Alec Guinness, che in Guerre Stellari aveva interpretato Obi-Wan Kenobi.

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Le citazioni e le parodie contenute in Balle Spaziali fanno riferimento a grandi produzioni hollywoodiane divenute cult, consentendo agli spettatori di ridere comprendendo facilmente quali fossero le fonti da cui nascevano queste battute. Alcuni aspetti, ad essere onesti, sono più comprensibili per il pubblico statunitense, dato che si faceva riferito a consuetudini e gergo popolare americano, che ovviamente venivano persi nella traduzione

Il successo di Balle Spaziali

Come tutto ciò che è in qualche modo legato a Star Wars, anche Balle Spaziali ebbe un ottimo successo. L’iniziale timore di Brooks di esser arrivato in ritardo per cavalcare l’onda di lunga di Star Wars, il cui ultimo capitolo era uscito tre anni prima, viene vanificata dal successo avuto dal film, a dimostrazione che il fascino per questo nuovo genere inaugurato da Star Wars, la space opera, sia diventato subito un contesto familiare per il pubblico.

Secondo Rick Moranis, parte di questo successo era l’aver trovato il modo di non parodiare solo l’universo creato da Lucas

“Balle Spaziali non deride solo Star Wars, lo abbiamo usato come base, ma abbiamo praticamente preso in giro tutto il cinema di fantascienza!”

Non tutte le battute pensate a Brooks trovarono spazio in Balle Spaziali, tanto che il regista iniziò ad immaginare da subito un seguito, Balle Spaziali 2 (Space Balls 2: The Search for More Money). Seguito, che ancora oggi, non ha avuto modo di uscire, nonostante nel frattempo le grandi saghe cinematografiche di fantascienza si siano ulteriormente sviluppate. Per sfruttare il successo di Balle Spaziali, nel mercato italiano il film Martians Go Home venne tradotto come Balle Spaziali 2 – La Vendetta, anche se i due film non sono in alcun modo collegati.

L’unico progetto ufficiale collegato al film è la serie animata del 2008, Spaceball: The Animated Series, che in tredici episodi ha cercato di raccontare gli eventi precedenti al film.

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