Cinema e Serie TV

Cobra Kai 3, la recensione in anteprima

Arriverà a Capodanno su Netflix la terza e attesissima stagione di Cobra Kai, di cui avevamo ampiamente parlato delle prime due stagioni nel nostro approfondimento. Lo show televisivo vede protagonisti i due karateka più famosi del cinema: Johnny Lawrence e Daniel LoRusso, del film The Karate Kid, rispettivamente interpretati da William Zabka e Ralph Macchio. La serie TV sull’arte marziale più famosa di sempre, però, vanta anche la partecipazione di un altro veterano della serie di film del franchise The Karate Kid, Martin Kove che veste i panni dello spietato John Kreese. Abbiamo avuto il piacere di guardare l’intera stagione in anteprima e di seguito potete trovare le nostre impressioni, senza spoiler, su questo terzo capitolo della serie TV Cobra Kai.

Cobra Kai: dove eravamo rimasti

La seconda stagione di Cobra Kai aveva lasciato i fan della serie sconvolti da un epilogo tragico che ha repentinamente cambiato i destini di tutti i protagonisti della storia. Il giovane karateka Miguel Diaz, a seguito di una brutta caduta avvenuta durante una rissa a scuola tra i due dojo rivali (il Cobra Kai di Johnny Lawrence e il Miyagi Do Karate di Daniel LoRusso), è in coma in ospedale. Da questa disavventura prende il via la narrazione della terza stagione dello show, che vede, sulle prime, un Johnny Lawrence disperato per le condizioni di Miguel, il suo primo vero allievo, colui che per primo lo ha chiamato sensei.

Cobra Kai

Per quanto riguarda il Cobra Kai, sappiamo, già sul finale della seconda stagione, che John Kreese ha preso le redini del dojo, plagiando a suo piacimento tutti gli ex allievi di sensei Lawrence, diventati un branco di bulli in cerca di vendetta per quanto accaduto a Miguel. A pagare lo scotto più duro è il fragile figlio di Johnny Lawrence, Robby, che si dà alla macchia per aver quasi ucciso Miguel durante la rissa a scuola. La terza stagione di Cobra Kai, quindi, riprende tutti gli archi narrativi aperti sul finale della stagione pretendete e crea un lungo prologo per quello che sarà il climax vero e proprio che si verificherà nel finale di stagione.

La narrazione a più livelli

Possiamo identificare questa terza stagione di Cobra Kai come una lunga serie alternata di sequenze riflessive e descrittive, l’azione, e quindi la narrazione, vera e propria la vedremo solamente nell’ultimo episodio che riscrive totalmente i destini dei protagonisti dello show. Insomma, un grande prologo che alza di molto l’asticella rispetto alle prime due stagioni, sicuramente più scanzonate e nostalgiche.

Cobra Kai

La maggior parte degli episodi che costituiscono questo terzo capitolo sono finalizzati a creare nuovi equilibri all’interno delle fazioni rivali del Cobra Kai e del Miyagi Do Karate, senza dimenticare che Johnny Lawrence è ormai senza una classe da poter allenare, avendo ceduto il dojo al suo cattivissimo sensei Kreese durante la seconda stagione.

Anche se l’azione è relegata in pochi piccoli archi narrativi, l’introspezione e la riflessione dei personaggi su se stessi e sulla situazione, ridefinisce quelli che sono gli aspetti importanti di tutta la storia. Ragazzi perseguitati e bullizzati, lotte all’ultimo sangue, saper affrontare le proprie paure, imparare a conoscersi e conoscere gli altri, comprendere l’importanza degli insegnamenti: tutto questo è il nucleo centrale della terza stagione di Cobra Kai, che assume quasi l’aspetto più brutale di denuncia sociale, mostrando, soprattutto ai più giovani, a cosa può portare la rivalità lontana dal concetto di sportività.

Cobra Kai

Altro dettaglio importantissimo e centrale in tutta la serie, sono i continui flashback che aiutano a comprendere meglio il personaggio di John Kreese. Vediamo l’evoluzione morale di questo personaggio dal liceo fino alla guerra in Vietnam e comprendiamo cosa l’abbia portato ad essere la persona spregevole che è oggi, capendo anche il perché dei suoi deviati insegnamenti e della sua personalissima idea di arte marziale. Strike First, Strike Hard, No Mercy per John Kreese non è solo un motto, ma una vera e propria ragione di vita che lo condizionerà per sempre, tema fondamentale di tutta la sua visione del karate.

Altro aspetto importante lo troviamo nelle puntate centrali dello show, quando Daniel-san compirà un viaggio nel suo passato, intenso ed emozionante, un itinerario che permette di svelare il carattere determinato e nostalgico dell’adulto Daniel LoRusso. Capiremo meglio il sentimento che lo ha legato per decenni al Maestro Miyagi, e anche la sua nascosta eredità. Un tuffo nel passato costruito davvero ad arte, che lascia presagire la piega che prenderà la quarta stagione di Cobra Kai, già annunciata da Netflix.

Cobra Kai

Johnny Lawrence, invece, in questa terza stagione sarà il vero protagonista, ancora una volta. Sarà colui che, come in un intenso sliding doors, diventerà artefice del proprio destino, dopo tanto dolore e tanta sopraffazione. All’inizio della nuova stagione, Lawrence non sembra più l’uomo in cerca di riscatto che abbiamo imparato a conoscere, bensì si crogiolerà nel suo dolore, umiliandosi ripetutamente, cadendo ancora una volta nei fumi dell’alcol, mostrando così, a chi gli sta intorno, la sua grande debolezza, quella di non essere accettato e apprezzato.

La narrazione risulta essere a più livelli, proprio perché, oltre a comprendere le azioni di Kreese, alcuni aspetti nascosti del Maestro Miyagi e il suo rapporto con Daniel-san, oltre a capire i limiti di Johnny Lawrence e i suoi problemi psicologici, abbiamo la cornice narrativa del “mondo reale”, cioè cosa sta accadendo ai giovani allievi dei due dojo rivali. Tra questi, Falco è sicuramente il personaggio che più di tutti avrà una crescita importante nel corso della stagione, ma, oltre a lui, tutti gli altri ragazzi, come Robby, ad esempio, vivranno importanti esperienze che contribuiranno al loro cambiamento psicologico e fisico.

Cobra Kai

I temi fondamentali di Cobra Kai 3

Guardando questa terza stagione di Cobra Kai vi accorgerete sicuramente di come le colpe dei padri ricadano sempre sui figli. Intendiamoci, in senso più ampio è il rapporto tra mentore e allievo ad essere approfondito, anche se nello show sono presenti sia genitori sia figli. Non è tanto quest’ultimo aspetto ad essere messo in luce, ma quanto l’importanza degli insegnamenti per una generazione di giovani molto diversa rispetto a quella di Lawrence, LoRusso e Kreese. 

Tre generazioni a confronto che portano sul piccolo schermo tutta lo loro complessità e mutevolezza. I cambiamenti sociali sono ispezionati a fondo anche nel rapporto tra pari. Un tema di fondamentale importanza è quello del bullismo, trattato davvero come si deve, senza scendere in stereotipi e banalità. Non capiamo davvero chi sia il bullo e chi la vittima, chi il cacciatore e chi, invece, la preda. Non c’è più pietà nel nuovo capitolo di Cobra Kai poiché si è persa la guida, si sono persi gli esempi e niente più è dato per scontato.

Cobra Kai

Saranno, però, proprio i giovani a comprendere l’importanza della collaborazione e dell’essere “squadra”, anche se il confine tra bene e male non è più netto, i perimetri dei dojo rivali non sono più delineati e i giovani, alla deriva, cercheranno da soli di comprendere la complessità delle relazioni, confrontandosi con le loro paure, mettendo a dura prova anche la loro psiche.

Conclusioni

Cobra Kai 3 è una serie TV da non perdere, non solo per i nostalgici che hanno amato il franchise di The Karate Kid, poiché è adatto a un pubblico trasversale. I più giovani si identificheranno sicuramente con alcune delle dinamiche narrate nello show e potranno ricevere degli importanti insegnamenti su come affrontare le proprie paure e reagire alle difficoltà quotidiane del mondo reale. Inoltre, questo terzo capitolo dello show alza l’asticella, i dialoghi si fanno più intensi e maturi e la costruzione della narrazione più articolata e complessa. L’acquisizione del titolo da parte di Netflix non delude, ma cambia paradossalmente diventando più matura rispetto alle due serie precedenti.

Cobra Kai

Questo potrebbe essere un “contro” se vi aspettate un intrattenimento leggero e senza pretese così come è stata la prima stagione di Cobra Kai, ma è un “pro” se, invece, avete letto bene tra le righe delle stagioni precedenti e avete compreso che nello show non vige la legge del più forte, come millantato dal dojo di sensei Lawrence, ma che è solo la collaborazione a cambiare le carte in tavola in uno sport così complesso come il karate, allo stesso modo come nella vita reale.

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