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Deadpool: storia del Mercenario Chiacchierone

Per capire la portata del successo di un personaggio dei comics c’è un sistema infallibile: il suo merchandise. E se si parla di Deadpool, il Mercenario Chiacchierone, è indubbio che si sia ritagliato una fetta di gloria anche in questo settore, diventando protagonista di cappellini, gadget ed ogni possibile prodotto su cui era possibile porre la su irriverente faccia o addirittura… la testa in tutta la sua interezza!

Deadpool gadget e collezionismo

Solo Deadpool ad oggi può vantare l’esistenza di una replica 1:1 tecnologica ed elettronica della propria testa in grado di parlare, muoversi ed essere acquistabile online e recapitata comodamente a casa!

Deadpool testa elettronica

Ovviamente, non mancano le classiche figure, come la Marvel Legend: X-Force Deadpool.

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Ma vista la sua particolarità, anche il merchandise con protagonista Deadpool non poteva che assumere delle forme totalmente nuove. Tratto distintivo di Deadpool sono le sue pistole, quindi ecco che una loro replica, le Hasbro Nerf Rival Kronos Deadpool

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E come non comprendere la spettacolarità di un antieroe dei fumetti capace di diventare protagnista di una piccola chicca come Tu sei Deadpool. Il Fumettogame?

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Inarrestabile, acrobatico e armato fino ai denti. Ma soprattutto, incapace di resistere alla tentazione della battura bruciante ad ogni costo. Inconfondibile nella sua divisa rossa e nera, si aggira per il Marvel Universe, tra una missione con i mutanti, un salvataggio del mondo con Cable e arrivando ad essere nientemeno che il re dei mostri. Solo un personaggio fuori dalle righe come Deadpool poteva riuscire a realizzare tutto questo, portando la sua pazzia all’interno dei fumetti mutanti (e non solo) della Casa delle Idee.

Sembra incredibile che in un contesto spesso tragico e votato ad una serietà adamantina sia arrivato un antieroe del calibro di Deadpool. Eppure, a consentire questa presenza atipica nell’X-Universe sono stati gli anni ’90, periodo in cui ci si apriva a nuove idee e si era pronti a scardinare le vecchie regole del mondo dei fumetti.

Deadpool, perfetto figlio degli anni ’90

Quella che è passata alla storia come la Dark Age del comics supereroistico, infatti, ha consentito agli autori di fumetti di abbattere alcune barriere rigide, dando vita a personaggi che si discostano non poco dal classico ruolo dell’eroe. Maggior violenza, sia narrativa che grafica, un uso del linguaggio più libero ed un umorismo venato di sfumature fino ad allora impensabili erano improvvisamente consentiti, diventavano anzi il simbolo di una rivoluzione fumettistica.

Tu sei Deadpool copertina

E in un terreno creativo come questo, era destino che comparisse il Mercenario Chiacchierone, Deadpool. La sua prima apparizione risale al febbraio 1991, quando la sua strada incrocia quella dei Nuovi Mutanti, la prima X-squadra mutante dopo gli X-Men, in New Mutants #98. Un esordio che lo presenta inizialmente come un villain, visto che il suo incarico è di attaccare la squadra mutante guidata da Cable.

Questo debutto chiarisce subito come ci si trovi dinnanzi ad un personaggio figlio del suo tempo, capace di andare oltre il concetto di eroe e sposando la visione di un character libero, folle, ma dotato di una personalità stratificata che nasconde una moralità estremamente personale ma tutt’altro che discutibile.

Non poteva essere diversamente, considerato che dietro la nascita di Deadpool si nasconde uno dei nomi più amati (e discussi) del mondo dei comics del periodo anni ’90: Rob Liefeld. Il maestro delle anatomie esagerate e irrealistiche, infatti, è co-creatore del Mercenario Chiacchierone assieme allo scrittore Fabien Nicieza.

Liefeld era intenzionato a creare un proprio personaggio, e nel creare il suo eroe si ricordò della sua passione per i Vendicatori, soprattutto per le armi utilizzate da questi eroi. Che si trattasse dello scudo di Capitan America o del martello di Thor, per Liefeld un supereroe doveva avere un’arma che lo identificasse. Ma prima di creare il suo nuovo personaggio, Liefeld avrebbe voluto lavorare su personaggi molto amati della Casa delle Idee: Spider-Man e Wolverine.

“Wolverine e Spider-Man era due personaggi con cui ero sempre in competizione. Non potevo averli, non avevo accesso a loro. Dovevo creare i miei Spider-Man e Wolverine, ed è ciò che sono alla fine Cable e Deadpool, il mio Spider-Man e il mio Wolverine”

In particolare, Wolverine era un’ossessione per Liefeld. Cable e Deadpool, nelle intenzioni di Liefeld, dovevano in qualche modo intrecciare la loro storia con quella dell’artigliato canadese.

“Wolverine era il mio eroe. Se trovavo il modo di ricollegare qualcosa a Wolverine, per me era una vittoria”

Detto fatto. Deadpool diventa canadese (come Wolverine), è un ex militare (come Wolverine) e sceglie di entrare nel progetto Arma X quando viene radiato dall’esercito. Ed è proprio Arma X a dotarlo del suo fattore rigenerante artificiale, proprio partendo dal potere di Wolverine, come visto nella storia Weapon X.

Ad ispirare Liefeld, però, fu anche un ricordo della sua infanzia: i G.I. Joe.

“I G.I. Joe furono la prima ossessione, li avevo tutti, erano i miei giochi preferiti. Il mondo dei G.I.Joe era un universo ricco di personaggi a cui ho sempre aspirato di partecipare. Snake Eye è stata un’influenza profonda nella mia creazione di Deadpool”

L’agilità del personaggio, l’uso delle due katane e la sua esperienza nel combattimento corpo a corpo, in effetti, ricordano non poco il personaggio dei G.I. Joe. Nel creare Deadpool, Liefeld si è quindi ispirato a ricordi della sua infanzia, a personaggi noti e alla voglia di raccontare un protagonista completamente fuori dalle righe. Da disegnatore, Liefeld realizzò il concept visivo di Deadpool e scelse il suo nome, ma la sua personalità e le sue piccole peculiarità furono create da Fabian Nicieza.

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Che fu anche il primo ad accorgersi di un piccolo particolare.

Deadpool o Deathstroke?

Non è un mistero che tra i fumetti preferiti di Liefeld ci fosse anche la collana DC Comics Teen Titans. Serie a fumetti dedicata alle giovani sidekicks dei principali eroi della DC, in cui compare un villain mercenario, esperto combattente e che utilizza una katana, Deathstroke.

Quando Nicieza vide la proposta di Liefeld, la sua prima sensazione fu che il disegnatore si fosse fatto ispirare pesantemente dalla figura del killer della Distinta Concorrenza, al punto che, vuole la leggenda, abbia deciso di continuare questa sorta di gioco dando al personaggio il nome di Wade Wilson, che ricorda non poco Slade Wilson, la vera identità di Deathstroke.

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Questo passaggio ha per anni alimentato la leggenda che Deadpool fosse una parodia di Deathstroke, compreso il suo nome da eroe. Tralasciando il fatto che Deadpool e Deathstroke condividono solo la professione, i due personaggi sono diametralmente opposti. Dove Deathstroke è serio e pianificatore, Deadpool è invece irriverente ed impulsivo, al punto che persino il suo nome è frutto di una peculiare ironia.

Durante la sua permanenza nel progetto Arma X, Wade era sottoposto ad ogni genere di esperimento. Gli scienziati che si occupavano dei test avevano la consuetudine di scommettere su quale cavia sarebbe sopravvissuta alle loro sperimentazioni. Unico a uscire vivo da questi esperimenti brutali, Wade si sente come il vincitore come il vincitore di una lotteria, una lotteria della morte. Per ricordare questo capitolo della sua vita, Wilson decide quindi di chiamarsi Deathpool, dall’inglese death (morte) e pool (che nel gergo inglese indica le scommesse).

Oltre i limiti della pagina

Il fascino di Deadpool è l’esser un personaggio che crea con i lettori un’empatia unica, basata sostanzialmente sul fatto che Deadpool è un figlio degli anni ’90 come lo sono i suoi lettori. Dopo una prima serie di storie come guest star di altri celebri personaggi Marvel (X-force, Spider-Man, Daredevi) in cui i suoi tratti tipici non erano stati ancora definiti, il personaggio ottenne nel 1997 la sua prima serie titolare, che venne affidata al duo Joe Kelly (sceneggiatore) e Ed McGuinnes (disegni). Ed è sotto la loro gestione che Deadpool assume le caratteristiche che oggi ammiriamo del personaggio.

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In questa fase, infatti, compaiono le due storiche spalle, Blind Al e l’amico Weasel, ma soprattuto con Kelly viene introdotta una delle rivoluzioni del personaggio: il frantumare la quarta barriera. A causa dei duri esperimenti subiti, oltre al fattore rigenerante Deadpool ha ottenuto da Arma X anche una piscosi che rasenta la follia, che lo porta a sentire voci nella testa e che Kelly utilizza come escamotage per spingere il personaggio, all’improvviso, a rivolgersi direttamente al lettore, con battute inserite anche all’interno di momenti solitamente drammatici, creando un tono narrativo assurdamente comico e travolgente. Una scelta che Kelly rivendicò con estrema semplicità, svelando anche il motivo di questa incredibile libertà

“Con Deadpool, potevamo fare tutto ciò che volevamo perché tanto pensavamo che la serie sarebbe stata cancellata ogni cinque secondi, quindi nessuno faceva attenzione a noi. E siamo riusciti a passarla liscia”

Nonostante Kelly abbia introdotto la rottura della quarta barriera, chi utilizzò al meglio questo dettaglio di Deadpool fu il suo successore, Christopher Priest, che decise di rendere Wade a tratti demenziale, utilizzando questo espediente narrativo per dare vita ad una serie di gag assurde che hanno pesantemente caratterizzato il futuro del personaggio.

Rimane però merito di Kelly l’avere reso Deadpool un antieroe che fa della parodia di classici action e dell’essere anticonformista un marchio di fabbrica. Una tendenza che porta anche i lettori ad interrogarsi sulla sessualità del personaggio, mai definitivamente chiarita sino a quando, nel 2013, viene ufficialmente dichiarato che Deadpool è pansessuale dallo scrittore Gerry Duggan.

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La sessualità di Deadpool non era stata concordata nella genesi del personaggio, ma interrogato sulla faccenda Fabian Nicieza non ebbe dubbi

“L’inclinazione sessuale di Deadpool è quella che il suo cervello stabilisce in quel preciso momento. Non per essere sbrigativo, ma i lettori vogliono sempre rendere il personaggio proprio anche se questo a volte può portare ad escludere quello che il personaggio può significare per altri personaggi. Ho dovuto schivare le domande sulla sessualtià di Deadpool per anni, è abbastanza stancante. È nessun sesso e tutti i sessi, è vostro e di chiunque altro. Non è chiuso, ma è la perfetta incarnazione dell’inclusività”

A ben vedere, il successo di Deadpool è basato proprio sul suo essere un personaggio sui generis che ha saputo creare un rapporto unico con i lettori, andando oltre i limiti del medium fumetto e rivolgendosi, letteralmente, ai propri appassionati. Che si tratti di battute o di citazioni a simboli della pop culture, questo dialogo personaggio-lettore è una delle chiavi del successo del personaggio, che, ironicamente, gli ha consentito di essere soggetto di una delle migliori trasposizioni cinematografiche di un fumetto.

Deadpool

I due film di Deadpool con protagonista Ryan Reynolds, infatti, hanno perfettamente riprodotto lo spirito irriverente del personaggio, che cogliendo l’anima autentica di Wade hanno portato ad ironizzare a tutto tondo sul contesto cinematografico dei mutanti e anche sulla fallimentare prova di Reynolds come Lanterna Verde. Ma con un personaggio come Deadpool non poteva esser diversamente.

Se volete scoprire perché Deadpool è chiamato il Mercenario Chiacchierone, non vi resta che acquistare la testa interattiva di Deadpool!