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Dell Comics: riscrivere il mito del mostro

Creare un personaggio che abbia un impatto veramente forte sulla percezione umana, tanto da diventare una vera e propria icona della nostra cultura, non è un’impresa così semplice. Per farlo, serve creare qualcosa che sia pura potenza comunicativa, qualcosa che solletichi alcune parti importanti della nostra mente e della nostra fantasia, un qualcosa che pur essendo immaginario, abbia carattere e carisma.

In questo articolo, parleremo trasversalmente proprio di questo di personaggi iconici, quelli che sono per tutti o quasi i mostri per antonomasia, rei-mmaginati secondo dei canoni più o meno bizzarri, ma, per capire bene, non solo la stranezza dell’argomento che andremo a trattare, ma anche la sua estrema bellezza kitsch, avremo bisogno di un pochino di contesto, su quello che è stato il fumetto negli Stati Uniti.

Gli albori del fumetto

Quando parliamo di fumetto americano, di solito la prima cosa che ci viene in mente sono loro: i supereroi. Ed in effetti da quasi settant’anni sono proprio gli uomini in tuta il genere più diffuso e venduto oltreoceano, ma possiamo dire che non è sempre stato così.

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A partire dagli anni 30 del ‘900 infatti, il fumetto americano si mosse lungo tutta una serie di binari diversi, anche per capire bene cosa fosse, e cosa potesse fare il medium fumetto, passando come tutte le forme d’arte, attraverso un tunnel fatto di stili e mode differenti. Era il periodo noto come Golden Age. Agli albori il fumetto nasceva come raccolta di strisce umoristiche e prendeva così il nome di Comic Book a testimoniare il suo contenuto faceto, diventando veramente una delle forme di intrattenimento popolare più diffuse del paese.

Pensateci, un albo costava davvero molto poco ed i bambini e le bambine dell’epoca (e più raramente qualche adulto) poteva acquistare un fumetto e poi usarlo come moneta di scambio magari per un altro comic book, o per una palla da baseball o dei dolciumi. In pochi  erano veramente interessati a collezionare o a rileggere l’uscita del mese, il fumetto era un qualcosa di molto usa e getta, ed in questo aiutava che il genere umoristico si prestasse molto bene a passare di mano in mano per ingannare un po’ il tempo, ma con l’arrivo della seconda guerra mondiale, le cose si fecero un pelino diverse.

In quegli anni, i padri, i fratelli e gli zii di moltissimi bambini americani, erano impegnati a combattere e a difendere il paese, e chi si approcciava al fumetto cercava in esso una nuova forma di escapismo, che prendeva forma in una molteplice serie di uomini e donne in tuta colorata che si picchiavano con i cattivi (e che tornavano a casa sani e salvi), e per un po’ i supereroi furono i re e le regine di tutti i cortili delle scuole americane, almeno fino alla fine della guerra.

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A conflitto finito, i supereroi iniziarono ad arrancare, e le varie testate che avevano per protagonisti delle maschere cambiavano nome e genere, lasciando in vita solo pezzi grossi come Superman, con Batman e Wonder Woman che lo seguivano a fatica.

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Con questo vuoto di mercato tutto da colonizzare alcune case editrici che erano spuntate a metà degli anni 40 come la Ec Comics, inizieranno a mettere sul mercato un mucchio di fumetti nuovi, focalizzandosi su generi diversi come la fantascienza, sull’orrore, e sui gialli, diventando così i nuovi numeri uno del settore,

Vero è che le immagini che apparivano sui fumetti Ec (ma anche di altre case meno famose) erano particolarmente spinte per l’epoca, e misero un po’ di preoccupazione addosso non solo a molti genitori, ma anche ad un famoso psichiatra, Frederic Wertham, che decise di denunciare questi fumetti in un libro chiamato “La seduzione dell’innocente”, con il quale chiedeva che i fumetti presenti sugli scaffali venissero quantomeno controllati prima di essere pubblicati, in modo da non avere al loro interno concetti che potessero impressionare le menti dei lettori più giovani.

L’ironia, era che Wertham era apertamente contro la censura, eppure il governo degli Stati uniti operò proprio un’operazione di questo tipo, impedendo che moltissimi argomenti (tra cui mostri, vampiri e lupi mannari, e concetti come il terrore) venissero trattati sulle pagine dei fumetti, portando alla chiusura dell’Ec comics,e di molte altre case editrici con un modello di business similare.

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Nasceva così il “Comics Code Autorithy”, un organo governativo il cui scopo era vagliare tutti i fumetti che venivano presentati sul mercato, e grazie al suo simbolo posto su tutte le copertine delle varie uscite, i compratori di fumetti sapevano che all’interno di quell’albo ci sarebbero state solamente storie “pulite”, e onestamente anche molto edulcorate.

Essendo spariti quasi tutti i comics di maggior successo, nel 1959 la Dc comics che regnava sovrana  come una delle forze più potenti dell’editoria disegnata provò a rilanciare i supereroi, e ci riuscì dando vita alla Silver Age. Nel 1961 fu la Marvel a provare a percorrere la strada degli uomini in tuta, portando le maschere al successo planetario che hanno ancora, e sebbene il Comics Cose Authority non esista più, in USA è ancora oggi molto complesso pubblicare fumetti di successo che non abbiano mantelli al loro interno.

Riscrivere i mostri a fumetti

Ma facciamo un passo indietro, più precisamente al 1966.

La Western Publishing era una casa editrice di dimensione modeste, che si occupava principalmente di pubblicare fumetti su licenza in collaborazione con la Dell Comics e questi albi spesso e volentieri non venivano neanche sottoposti al controllo del Comics Code, e quindi erano in grado di portare sulle loro pagine anche adattamenti di film spaventosi, come quelli con protagonisti un paio di mostri molto celebri le cui pellicole erano prodotte dalla Universal:  Dracula con Bela Lugosi e  Frankenstein con Boris Karloff., uscite che furono da subito un gran successo.

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Quando però la Western deciderà di mettersi in proprio creando una nuova casa editrice chiamata Gold Key, i vertici della Dell inizieranno a spremersi le meningi per combattere questa nuova concorrenza. Certo, la gente amava i mostri, ma senza la protezione delle  licenze e con il Comics Code  che li guardava con sospetto era abbastanza improbabile continuare a pubblicare  con la stessa fortuna storie dell’orrore. Quello che però si poteva fare, e che peraltro si era dimostrata una strategia vincente, era pubblicare supereroi, e così, la Dell si ingegnò, trasformando Dracula, Frankenstein e l’Uomo Lupo in un qualcosa di diverso.

Dracula

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Discendente del famoso Conte Dracula, il nostro eroe è uno scienziato che sta lavorando ad una nuova terapia per curare i danni cerebrali all’interno dell’antico maniero di famiglia.
In questa cornice inquietante, il Dracula moderno scopre un siero basato sul sangue di chirottero che dona a chiunque lo assuma strani poteri come la capacità di mutarsi in pipistrello e sensi potenziati, che decide di usare non solo per combattere il crimine e la superstizione, ma anche per redimere il nome della sua famiglia.

Preso il nome di Aloysius Ulisses Card (scritto Al. U. Card), il medico vola in America, dove si innamora dell’ereditiera judoka B.B. BeeBee, a cui procura una dose del siero, trasformandola nella sua sidekick Fleeta (diminutivo di Fleidermaus, ovvero “pipistrello” in tedesco). Al. U. Card combatte quindi il crimine grazie ai suoi poteri e alla sua strabiliante forza fisica ottenuta grazie a rigidi allenamenti, e possiede una base segreta offerta gentilmente da B.B. .

Frankenstein

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Partendo del presupposto che secondo la Dell, il libro di Mary Shelley era ambientato in America, e che questa non sia la cosa più bizzarra del processo, Frankenstein è una creazione di un personaggio noto solo come “Il Dottore”, che gli dona la vita nel 1866, dotandolo della forza di cinquanta uomini e di un intelligenza sovrumana.

Dopo anni di animazione sospesa, Frankenstein si sveglia nel 1966 e decide di usare i suoi poteri per il bene del mondo, indossando una maschera di gomma che nasconde il suo viso cadaverico, e prendendo il nome di Frank Stone per mimetizzarsi fra i civili. Nella sua prima sortita nel mondo moderno, Frank salverà da morte certa il miliardario Henry Knickerbocker, che per gratitudine farà del nostro eroe il suo unico erede.

Alla morte di Henry dunque, Frankenstein ottiene non solo una cospicua fortuna, ma il ruolo di genio miliardario playboy filantropo, oltre che un  fido maggiordomo (al corrente del segreto della creatura) chiamato William.Nel cast di comprimari della serie appaiono poi anche la giornalista Ann Thorpe, che sospetta che sotto la maschera di Frank Stone si nasconda Frankenstein, e lo scienziato criminale minuscolo Mr Freek, che si muove solo cavalcando Bluto, il suo gorilla domestico.

Il Lupo Mannaro

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Non potendo usare il nome “Wolfman” che era coperto da copyright, la Dell intitolerà la sua serie dedita all’Uomo Lupo con il nome più generico “Werewolf”, gettando però al vento ogni premessa di licantropia.

Il Lupo Mannaro altri non è che il maggiore Wiley Wolf, pilota dell’areonautica statunitense, che dopo un incidente aereo si trova colpito da amnesia per cui regredisce ad uno stato ferino, unendosi ad un branco di lupi. Dopo aver passato sei mesi nella natura selvaggia, ed aver sviluppato un rapporto privilegiato con un lupo che verrà chiamato Thor, Wiley recupera la memoria, e torna a casa per mettere le abilità che ha appreso con i lupi al servizio del bene.

Reclutato dalla CIA, e dotato di una speciale tuta nera spessa solo una molecola, ma antiproiettile e antigas, Wiley viene così lanciato nel mondo dello spionaggio, diventando il terrore di tutti gli agenti segreti del mondo.   Oltre alla tuta, e a diversi gadget da spia (tra cui una radio che gli permette di parlare con Thor, che lo accompagna in tutte le sue missioni) Wiley è anche stato condizionato ad una sperimentale procedura ipnotica che gli permette di modificare i lineamenti del suo viso.

Dare vita nuovamente ai mostri

Per cercare di cavalcare il successo dei mostri da cui questo bizzarro trio prendeva il nome, la casa editrice farà una mossa che all’epoca si usava molto, e giocherà quindi sulla numerazione delle testate.

Nel catalogo Dell esistevano infatti un “Dracula 1” ed un “Frankenstein 1”, che altro non erano che gli adattamenti già pubblicati per la Western, ma per rendere più rispettabili le sue nuove serie, le avventure di Frank Stone e di Al.U.Card partiranno dal numero 2, quasi a fingere che fossero un diretto proseguimento delle serie precedenti, e solamente Werewolf avrà l’onore di avere un numero 1 sulla sua brillante copertina.

Il caso volle che il successo di questi personaggi non fu proprio quello sperato dai vertici della Dell, tanto che il trio di serie nuove riuscirà ad essere pubblicato solo per tre numeri, seguiti poi da altri tre numeri di ristampe, per poi finire nel dimenticatoio per anni ed anni.
Va detto anche che, negli anni 70 le restrizioni del Comics Code diventarono ancora più lasche, e mostri e vampiri poterono di nuovo essere pubblicati, e siccome sia Dracula che Frankenstein erano ormai caduti nel pubblico dominio, le case editrici più grosse non perderanno occasione di provare a ricatturare il demone in bottiglia del fumetto di mostri, tanto che la Marvel stessa lancerà un albo tutto dedicato a Dracula che avrà un grandissimo successo e che renderà il signore dei vampiri un personaggio fortemente inserito nella continuity di Spider-Man e soci, mentre Frankenstein troverà una casa più stabile alla Dc, in una sorta di buffa parcondicio fumettistica.

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Come però la maggior parte delle serie particolarmente bizzarre degli anni 60, le versioni supereroistiche di questi classici personaggi sono poi state omaggiate da un buon numero di creatori  che amano poche cose come un buon riferimento al passato.
Citiamo ad esempio, la Big Bang Comics, un imprint della casa editrice Image il cui scopo era palesemente portare sul mercato solo fumetti che fossero omaggi agli anni 60, che fra una parodia di Batman ed una di Superman, presentavano anche un Super Frankenstein, che agli occhi più attenti si rivela essere un palese omaggio a Frank Stone.

I mostri della Dell, sono forse una delle se non l’idea più fuori di zucca che sia mai stata provata a livello editoriale in America, non a livello di qualità delle storie che erano nella media della produzione supereroistica di seconda fascia, ma proprio per il coraggio che si ebbe nel pensare, ed approvare l’idea che il mondo aveva bisogno di questi personaggi.