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Dragon Ball Z: alla ricerca delle Sfere del Drago tra anime e videogiochi

Una delle serie più iconiche, amate e seguite dagli appassionati (e non) del mondo di Dragon Ball è sicuramente Dragon Ball Z. Durante gli anni di Dragon Ball Z almeno una volta nella vita tutti hanno alzato le mani al cielo per dare la propria energia e formare, così, la Genkidama. L’enorme sfera di energia che ha permesso a Goku di mettere fine sia al combattimento contro Freezer che contro Majin Bu, i due mostri che con più costanza e cattiveria hanno minacciato non solo la Terra, ma l’intero universo di Dragon Ball. La Serie Z, d’altronde, è stato il passaggio decisivo per la fama definitiva della saga creata da Akira Toriyama, soprattutto grazie alla produzione anime, che riprese i volumi dal 17 al 42 del manga scritto dall’autore giapponese. Un successo che è partito dalla carta, si è spostato verso l’animazione ed è poi sfociato in varie declinazioni, dai videogiochi ai board game.

Dragon Ball Z

In Dragon Ball Z (Disponibile su Amazon) Goku è oramai diventato adulto: al suo fianco c’è Chichi, con la quale ha avuto un figlio, Gohan. Le sfere del drago oramai sono soltanto un lontano ricordo: le avventure insieme a Bulma per poter esaudire i più reconditi e misteriosi desideri sono venute meno. La sopravvivenza è la priorità, perché sulla Terra all’improvviso si palesa la realtà dei fatti: Goku scopre di non essere un terrestre e finalmente, dopo 17 volumi di manga a domandarci per quale motivo quel ragazzino avesse quella forza sovrumana e soprattutto una coda, gli viene svelato il suo vero passato e destino. In quanto Saiyan, proveniente da un pianeta chiamato Vegeta, era stato inviato sulla Terra per conquistarla. Parte da qui l’arco narrativo che dura 22 anni, partendo proprio dall’arrivo di Radish, il fratello di Goku, sulla Terra fino a quando Kakarot, il vero nome del nostro eroe, non incontra Ub, la reincarnazione di Majin Bu, al Torneo Tenkaichi, decidendo di ritirarsi insieme a lui allo scopo di allenarlo e farlo diventare il guerriero più forte di tutto il pianeta.

Diventare adulti col Super Saiyan

Nel mezzo l’evoluzione come personaggio di Goku, e di suo figlio Gohan, la fanno da protagonista: sebbene nella prima serie si fosse già palesata la necessità di elaborare il lutto di Crilin, nella nuova serie il giovane Saiyan vede il suo migliore amico, l’eterno compagno di allenamenti con il Maestro Muten, perire sotto i colpi di un crudele Freezer, il terrore dell’universo. È in questo frangente che Goku scopre come incanalare la propria rabbia e trasformarsi in quello che fino ad allora era stato solo una leggenda: il Super Saiyan. Sotto gli occhi increduli di Gohan, e successivamente anche di Vegeta, il principe della sua specie, e dinanzi a tutta una generazione di appassionati che potè assistere alla prima metamorfosi di Goku, con quel colore oro che gli illuminava la chioma, avveniva il miracolo di un’intera serie.

Fra il combattimento con il dittatore degli universi sul pianeta Namecc e quello con Majin Bu, il terzo temibile avversario che mette a soqquadro la Terra è Cell, un androide in grado di assorbire altri suoi simili con l’unico scopo di raggiungere la forma perfetta: lo scontro, la sfida con il temibile burattino costruito dal Dottor Gero, stavolta esalta Gohan, il vero eroe per il suo pianeta, con Goku che, invano, sacrifica la propria vita per cercare di avere la meglio.

Dragon Ball Z: Mediaset e l’adattamento italiano

Come ogni serie animata, anche Dragon Ball Z subì delle modifiche nella sua trasposizione da manga ad anime, per lo più legate alla presenza di filler, scene o interi episodi che venivano realizzati esclusivamente con l’obiettivo di essere dei riempitivi, degli intermezzi atti ad allungare i tempi delle puntate: era l’esempio del ritorno di Garlic Jr., personaggio oramai completamente dimenticato nella prima serie di Dragon Ball ma pronto a tornare per dire la sua, o anche il Torneo delle quattro galassie, una sorta di anticipazione di quello che poi sarà l’arco narrativo più appassionante di tutto Dragon Ball Super, midquel della serie Z. Convenzionalmente, in ogni caso, eliminando i filler, l’intera serie viene suddivisa in quattro archi narrativi ben distinti: Saiyan, Freezer, Cell e Majin Bu.

L’edizione italiana arrivò in televisione nel 2000 grazie all’acquisizione dei diritti da parte di Mediaset, con trasmissione su Italia 1 nella prima fascia pomeridiana: in origine, con la sigla cantata da Giorgio Vanni, la serie arrivò col nome di What’s My Destiny Dragon Ball (disponibile su Amazon), trasmesso con cadenza di una puntata e mezzo al giorno, una pausa al sabato e due puntate la domenica. L’edizione italiana è ricordata per le sue numerose censure, sia nelle scene che nei dialoghi, ma comunque in minor misura di quanto avvenuto alla prima serie di Dragon Ball, che affrontava gli argomenti in maniera molto più naif e per questo anche a volte in maniera non troppo pudica. Nelle edizioni home video tutte le censure sono state poi eliminate, non avendo le medesime limitazioni imposte da una trasmissione televisiva.

Dragon Ball Z al cinema

Dragon Ball Z è stata la serie che ha ricevuto in assoluto più declinazioni cinematografiche dell’intera saga di Akira Toriyama. Sono 13 i film dedicati alla serie realizzati tra il 1989 e il 1996, proiettati in Giappone al Toei Anime Fair. In Italia sono stati distribuiti con due diversi doppiaggi: il primo realizzato da Dynit e il secondo da Mediaset, che mantenne le stesse voci utilizzate in televisione per la trasmissione dell’anime. Il primo film nel nostro Paese arrivò nel 1996, Dragon Ball: La leggenda delle sette sfere, seguito a ruota da altri due, usciti sempre nello stesso anno. La produzione fu florida e rapida, tant’è che nel 1999 uscì il diciassettesimo film in totale, di cui quattro della prima serie. Per poter attendere il ritorno di Dragon Ball Z sul grande schermo bisogna aspettare il 2013, in Giappone, e il 2014 in Italia: con La battaglia degli dei, (disponibile su Amazon) Goku si ritrova impegnato in una difficile sfida contro il potente Bills, il dio della distruzione, svegliatosi da un lungo sonno e pronto a distruggere la Terra, per mantenere ben bilanciata la presenza di esseri viventi negli universi da lui controllati.

L’OAV, che vede Toriyama nel ruolo di direttore creativo, si collocava tra il 517esimo e il 518esimo episodio di Dragon Ball Z, ossia nel decennio successivo alla sconfitta di Majin Bu: l’arco temporale è il medesimo nel quale poi si svolgerà Dragon Ball Super qualche anno dopo. Pur presentando delle incoerenze con anime e manga, durante il difficilissimo scontro Goku riesce a raggiungere lo stadio di Super Saiyan God, riunendo attorno a sé cinque altri Saiyan pronti a infondere la loro energia in quella del guerriero più forte della loro razza. Lo scontro con Bills è solo il preambolo a una scoperta sensazionale per Goku, al quale viene svelata la presenza di altri undici universi, popolati da guerrieri altrettanto forti, il che rende impossibile quantificare quanto Kakarot sia effettivamente forte in tutto il mondo creato di Dragon Ball. Rispettando quel tono giocoso che aveva la prima serie dell’anime, il film rigettò il tono epico che aveva caratterizzato Z, andando a soddisfare così quella schiera di fan che desiderava un forte ritorno al passato.

Due anni dopo tocca poi a La resurrezione di F,(disponibile su Amazon) il film che dà il bentornato a Freezer direttamente dal regno degli inferi. Nella sua versione Golden, a Goku viene data la possibilità di replicare lo scontro avvenuto su Namecc e che non era mai stato terminato, avendo lasciato il suo rivale in vita e in grado di tornare sulla Terra a mo’ di cyborg. L’epica torna a farla da padrona, così come i limiti di Goku, che ancora una volta si dimostra un guerriero troppo caritatevole nei confronti dei suoi avversari, ma ancor di più si ha l’occasione per mettere in mostra i poteri di Whis e Bills, con il primo in grado di tornare indietro nel tempo per modificare l’ordine naturale delle cose. Entrambi i film fungono da prequel a quello che sarebbe poi stato Dragon Ball Super.

I videogiochi di Dragon Ball Z

Va da sé che anche la produzione videoludica doveva necessariamente abbracciare delle vicende molto più epiche e più votate al combattimento: per questo motivo Bandai Namco, publisher che ha curato la pubblicazione di tutte le declinazioni su console di Dragon Ball Z, si è focalizzata proprio sull’arco narrativo di Goku adulto. Se negli ultimi anni i videogiochi ispirati a Dragon Ball sono diventati un vero e proprio cult, d’altro canto in passato non ci siamo trovati dinanzi a delle pietre miliari del medium. Basti pensare a Dragon Ball Z: Superonic Warriors, pubblicato per Game Boy Advance, o anche Dragon Ball Z Shin Super Butoden, arrivato nel 1995 su Sega Saturn ed esclusivamente su territorio giapponese: una rarità, a oggi, che tra l’altro aveva provato a vestire i panni di sequel di Dragon Ball Z: Ultimate Battle 22, a gran voce ritenuto, oggi, il prequel spirituale di Dragon Ball FighterZ (disponibile su Amazon).

Proprio quest’ultimo, realizzato da Arc System Works, ha stabilito un nuovo benchmark di riferimento per la produzione videoludica: con oltre 3,5 milioni di copie vendute, diventando uno dei titoli più commercializzati del 2018, oltre a proporre una storyline originale, che permetteva di scoprire anche l’esistenza di un nuovo Androide, realizzato appositamente da Akira Toriyama, FighterZ proponeva uno stile di gioco immediato, dinamico, avvincente e appassionante, permettendo un’immersione che mai prima d’ora era stata possibile in altri titoli.

A braccetto con FighterZ, soprattutto per quanto riguarda le vendite e il successo commerciale, si annovera Dragon Ball Xenoverse 2 (disponibile su Amazon). Pubblicato nel 2016, è stato il secondo videogioco di Dragon Ball a uscire per console di ottava generazione e raggiungere il totale di 86 personaggi giocabili, 99 contando anche le varianti di alcuni di essi, tra cui quella di Trunks pattugliatore temporale. A oggi il roster di Xenoverse resta uno dei più imponenti, secondo solo a quello di Budokai Tenkaichi 3 (disponibile su Amazon), che invece proponeva una scelta su 162 personaggi diversi, tra cui Re Cold, Re Vegeta, Nail, Generale Blue, Arale, Chichi, Babidi, Spopovitch, Seripa, Goku GT, il Grande Mago Piccolo e così via.

Xenoverse 2, però, dava la possibilità di creare e personalizzare completamente il proprio personaggio, scegliendo tra cinque diverse razze: Terrestre, Saiyan, Namecciano, Clan di Freezer e Majin, così da schierarsi a favore di una di queste diverse realtà. A ogni razza le proprie missioni, i propri minigiochi e le proprie abilità, permettendo un’immedesimazione tale da scoprire per la prima volta la storia dagli occhi di un non-Saiyan. Tra l’altro il titolo dava vita a vicende parallele che coinvolgevano la pattuglia temporale, creata con l’obiettivo di riportare la storia al suo corso naturale, andando a influenzare la trama, ma rimettendo ordine nel disastro creato da Towa e Mira, personaggi creati ad hoc per l’avventura.

L’anno prossimo, infine, ancora una volta le vicende raccontate in Dragon Ball Z verranno utilizzate per la creazione di Dragon Ball Z Kakarot, un nuovo excursus che toccherà i 22 anni di sviluppo della seconda serie della saga: con una vena più open world e con molti più filler, permettendoci per la prima volta di vivere un’esperienza totale nei panni di Goku, comprese le attività legate al superamento dell’esame della patente, all’accompagnare Gohan alla scoperta di ciò che esiste al mondo nei suoi primi passi verso l’esterno, e così via. Non mancheranno ovviamente gli scontri epici, da Cell a Radish, pur non essendo stata ancora confermata la presenza dell’arco narrativo di Majin Bu.

Dragon Ball Z: i giochi da tavolo

Dragon Ball Z si è espanso anche verso i board game, quindi giochi da tavolo che hanno trasposto in carta e dadi l’epica lotta per salvare la Terra. Tra questi l’ultimo annunciato, sempre sotto l’egida di Toei Animation e in collaborazione con IDW Giochi, è Perfect Cell, (disponibile su Amazon) nel quale a suon di dadi bisognerà aiutare Goku e compagni ad affrontare l’androide perfetto. Progettato da Chris Bryan, può coinvolgere dai 2 ai 4 giocatori, tutti pronti a collaborare: Goku, Gohan, Vegeta, Crilin, Trunks e Piccolo, la cui energia è regolata dal lancio dei dadi, così come gli attacchi da sferrare e ottenere upgrade. Mentre Cell continuerà a generare nuovi trucchi per potersi guarire e danneggiare gli avversari, servirà collaborare per arrivare alla vittoria finale. Sicuramente molto randomico, il gioco è sembrato essere molto vago ed eccessivamente facile.

Al di là dei classici giochi di carte collezionabili, Dragon Ball Z ha ricevuto anche un gioco strategico chiamato “Lo Scontro Finale” (disponibile su Amazon), ovviamente focalizzato all’ottenimento delle Sfere del Drago. La grande notizia, però, è di quest’estate con l’annuncio di CMON e IDW Games, che collaboreranno per realizzare un board game da lanciare nel 2020: una sorta di battle royale ispirato alla serie Z e che permetterà a tutti i giocatori di mettere in piedi dei “what if” narrativi per determinare chi è il più forte dell’intero universo con un sistema molto dice-driven, proprio come già previsto da Perfect Cell.

E’ in arrivo un nuovo videogame dedicato alla saga di Dragon Ball:Dragon Ball Z Kakarot. Scopritene tutti i dettagli nel nostro speciale in attesa dell’apertura dei preorder!