Cinema e Serie TV

È morto Gigi Proietti, aveva 80 anni

La notizia di un suo repentino ricovero si era iniziata a diffondere nella tarda serata di ieri, nella notte però Gigi Proietti che oggi ha compiuto 80 anni, si è spento a Roma. Secondo le poche informazioni trapelate, Proietti in realtà era ricoverato già da parecchi giorni per accertamenti e sarebbe stato colpito da un grave scompenso cardiaco che ne hanno debilitato irrimediabilmente il fisico.

Attore, comico, cabarettista, doppiatore, conduttore televisivo, regista, cantante, Gigi Proietti è stato uno dei trasformisti e interpreti di una comicità ironica, sottile e mai volgare arrivata sotto varie forme e incarnazioni in teatro, in televisione e al cinema.

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Gigi Proietti – la carriera

Gigi Proietti esordisce nel 1963 in uno spettacolo teatrale di avanguardia intitolato Can Can degli italiani dove mette in musica un aforisma di Ennio Flaiano, “Oh come è bello sentirsi…”. Il suo primo ruolo lo recita all’aperto, travestito da upupa, nella rappresentazione de Gli uccelli di Aristofane (1964) diretto da Giuseppe Di Martino. Dal 1968 ottiene ruoli da protagonista in diversi spettacoli messi in scena dal Teatro Stabile de L’Aquila, tra cui Il dio Kurt di Alberto Moravia e Operetta di Witold Gombrowicz. Nel 1966 arrivano i primi ruoli cinematografici accreditati: Le piacevoli notti, Lo scatenato, La matriarca e Una ragazza piuttosto complicata. Tinto Brass è il primo regista a valorizzarlo con un ruolo da protagonista nel suo film L’urlo del 1968, presentato in concorso al Festival di Cannes.

In televisione esordisce nello sceneggiato I grandi camaleonti (1964), diretto da Edmo Fenoglio. Insieme a Ugo Gregoretti compare in ruoli soddisfacenti, come quello del truffatore Alfred Jingle ne Il Circolo Pickwick (1967), trasposizione dell’omonimo romanzo di Charles Dickens, dove compone e canta anche la sigla finale, La ballata di Pickwick. Nel 1970, viene improvvisamente chiamato a sostituire Domenico Modugno nella parte di Ademar nella commedia musicale di Garinei e Giovannini “Alleluja brava gente”.

Il 1976 è l’anno della consacrazione prima con lo spettacolo teatrale A me gli occhi, please, esempio di teatro-grafia che segnò uno spartiacque nel modo di intendere il teatro, e al quale seguiranno numerosissime repliche anche con nuove versioni nel 1993, nel 1996, e nel 2000, attraversando i più importanti teatri italiani. E poi con il cult Febbre da cavallo, nel ruolo dell’incallito scommettitore Mandrake.

Fra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80 diventa conduttore e mattatore televisivo. Proprio in televisione, nella fiction, trova un nuovo inaspettato sbocco a partire dal 1992 con Un figlio a metà e con il seguito Un figlio a metà – Un anno dopo (1994). Segue poi la sitcom Italian Restaurant (1994) con Nancy Brilli in cui è il proprietario di un ristorante italiano a New York. Nel 1996 una nuova consacrazione con Il Maresciallo Rocca nel quale interpreta Giovanni Rocca, vedovo con tre figli, maresciallo comandante della stazione dei Carabinieri di Viterbo, che tra un caso e l’altro si innamora di una deliziosa farmacista, interpretata da Stefania Sandrelli. La serie durerà 5 stagioni più una miniserie conclusiva. Per Canale 5 interpreterà L’Avvocato Porta in due stagioni.

Nel 2002 avviene il grande ritorno al cinema in pianta stabile, con il sequel realizzato a furor di popolo di Febbre da cavallo, Febbre da cavallo – La mandrakata, diretto dal figlio di Steno, Carlo Vanzina, uscito nelle sale il 14 ottobre 2002 definito dallo stesso attore un «ritorno sul luogo del delitto»; la riproposizione dello storico trasformista indebitato Mandrake lo porta a vincere un Nastro d’argento come miglior attore protagonista.

Gigi Proietti doppiatore

Gigi Proietti fu uno dei primi attori italiani a cimentarsi con il doppiaggio. Iniziò addirittura nel 1964 prestando la voce al Gatto Silvestro nei cartoni della Warner Bros. Al cinema è stato la voce  di Robert De Niro, Sylvester Stallone, Richard Burton, Richard Harris, Dustin Hoffman, Charlton Heston e Marlon Brando, nonché per George Segal in Tenderly di Franco Brusati e persino a Michel Piccoli nel Diabolik di Mario Bava.

È notevole il suo pirotecnico doppiaggio del personaggio del Genio della lampada nel film Aladdin (1992), prodotto dalla Walt Disney Pictures, che ripeterà anche nei due sequel distribuiti soltanto in home video, Il ritorno di Jafar e Aladdin e il re dei ladri, e in due videogiochi ispirati al film, La sfida per Agrabah e La bottega dei giochi di Aladdin.

Tuttavia il suo lavoro più celebre resta forse quello del primo Rocky del 1976, in cui doppiò un esordiente Sylvester Stallone.

Nel 2012 viene scelto dal direttore di doppiaggio Francesco Vairano per sostituire il compianto Gianni Musy nel doppiaggio del personaggio di Gandalf (interpretato da Ian McKellen) nella trilogia de Lo Hobbit.