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Guillermo Del Toro: buon compleanno al regista dei mostri

Cinquantasei candeline per uno dei registi più visionari e ingegnosi del cinema: Guillermo del Toro, autore eclettico che non si è dedicato solo alla realizzazione e alla direzione di film, ma anche al make up prostetico, alla scrittura e alla produzione, durante la sua fruttuosa carriera.

Nato il 9 ottobre 1964 a Guadalajara, in Messico, Del Toro ha dimostrato interesse per il cinema fin dall’infanzia, realizzando corti “fatti in casa” che attestavano le sue doti da regista e il suo desiderio di raccontare storie piuttosto peculiari. Storie intessute da fili che costituiscono il tratto tipico di quest’autore, dai toni fantasy e dark, tra fiaba e orrore, tra mostri e creature misteriose, in contesti storici o immaginari. Nella giornata di oggi, auguriamo buon compleanno a Guillermo Del Toro raccontando la sua carriera e alcune delle curiosità legate a essa.

Da sempre, dietro alla cinepresa

Quando si parla di Guillermo Del Toro, è facile realizzare delle associazioni mentali con mostri surreali, luoghi oscuri e narrazioni a tinte dark, immagini orrorifiche che si alternano a creature e scenari fantastici. La creazione di questo particolare immaginario scaturita dal regista messicano trae origine già dai suoi primi approcci al mondo cinematografico e dai mostri che popolavano i suoi incubi da bambino, esorcizzati una volta divenuti protagonisti dei suoi film.

Guillermo Del Toro

Guillermo Del Toro inizia a realizzare i suoi primi corti, infatti, già all’età di otto anni. Cresciuto perlopiù dalla nonna (donna molto cattolica, tant’è che ritroviamo spesso elementi religiosi nei film girati dal regista), Del Toro coinvolge tuttavia anche il resto della famiglia: utilizzando la Super8 del padre, il piccolo Guillermo gira un corto in cui la mamma e i fratelli vengono assassinati… da una patata. La sua passione per il cinema lo conduce, crescendo, a studiare presso il Centro de Investigación y Estudios Cinematográficos, a Guadalajara, e a occuparsi di make up prostetico, dettato dall’utilizzo di protesi scolpite, stampate o fuse, per creare effetti cosmetici avanzati.

Guillermo Del Toro

Il cineasta messicano trascorre così circa dieci anni come make up supervisor, arrivando a fondare persino una sua compagnia di trucco cinematografico nel 1986, chiamata Necropia.

Le prime produzioni filmiche

Già l’anno precedente Guillermo Del Toro aveva prodotto, tuttavia, il suo primo cortometraggio horror: a ventun’anni firma Dona Lupe, seguito nel 1987 da Geometria, mentre l’esordio ufficiale al cinema è del 1993, con Cronos. All’interno di questa pellicola, il regista messicano ha inserito pressoché tutte le sue ossessioni, come da lui stesso dichiarato:

Ho una sorta di feticismo per gli insetti, i meccanismi ad orologeria, i mostri, i luoghi oscuri.

Cronos racconta infatti del ritrovamento da parte di un antiquario di uno strano marchingegno a orologeria dalla forma d’insetto, in grado di donare la vita eterna, trasformando in vampiro chi viene punto dal misterioso meccanismo creato secoli prima da un alchimista. È con Cronos che il cineasta avvia quelli che saranno destinati a perdurare negli anni come legami professionali e d’amicizia con Ron Perlman, attore che sarà presente in altri suoi film, e Guillermo Navarro, regista e direttore della fotografia che accompagnerà Del Toro anche durante le produzioni successive. Ed è sempre con la pellicola del ’93 che conquisterà i primi successi, grazie al premio consegnato al Festival di Cannes per il miglior film della Settimana della Critica.

Nel 1997, Guillermo Del Toro porta ancora una volta gli insetti sul grande schermo, con il suo horror fantascientifico Mimic, tra i cui protagonisti troviamo Giancarlo Giannini: una pellicola che mette in scena enormi mostri blattoidei in grado di replicare le sembianze umane. Si tratta della prima produzione americana per il regista, ma avrebbe potuto anche essere l’ultima, dal momento che lo stesso Del Toro ha dichiarato recentemente di aver “odiato l’esperienza fatta“.

Guillermo Del Toro

Sembra infatti che i fratelli Weinstein, produttori del film in accordo con Miramax, abbiano proibito al regista messicano di girare determinate scene, le quali sono state poi inserite solo in seguito nella versione director’s cut del film uscita nel 2001.

Il rapimento del padre

Un anno sfortunato per Guillermo Del Toro è invece il 1998, quando affronta un’esperienza da incubo, segnando per sempre la sua esistenza. Il padre, Federico Del Toro, viene infatti rapito a Guadalajara e i rapitori chiedono un riscatto da un milione di dollari; il regista si trova tuttavia in una situazione economica precaria, poiché ha investito pressoché tutti i suoi averi in Mimic e la situazione sembra essere disperata, fino a che non giunge il supporto di un altro regista amico di Del Toro: James Cameron.

I due si erano conosciuti nei primi anni ’90 e da allora si erano tenuti spesso in contatto, anche per scambiarsi consigli professionali sulle rispettive produzioni; appreso il fatto, Cameron mette quindi in contatto l’amico con alcuni negoziatori di sua conoscenza e procura per lui il denaro necessario al riscatto. Federico viene liberato dopo ben settantadue giorni di negoziati, illeso; Guillermo è però costretto a lasciare la sua terra natìa per trasferirsi con tutta la famiglia a Los Angeles, dove vive da allora. In merito alla vicenda Del Toro ha scritto alcuni tweet nel 2015 in cui racconta di come due poliziotti abbiano voluto incontrarlo per fargli una proposta:

Per cinquemila, ci avrebbero messo a disposizione una stanza con i rapitori, legati a una sedia. Ci avrebbero dato una spranga e 15 minuti da soli con loro. La seconda: per diecimila, si sarebbero assicurati che – dopo il raid – tutti i rapitori venissero uccisi e noi ricevessimo delle Polaroid che lo dimostrassero. Dicemmo no. Assolutamente no a entrambe le proposte. Provavamo odio e dolore, ma non potevamo far parte del circolo di violenza .

Il riscatto in denaro e quello morale

Il riscatto è arrivato, non solo nel senso materiale del termine, ma anche in quello più figurativo, con l’affrancamento del regista dalle ultime delusioni attraverso i successivi trionfi cinematografici. È in questo periodo, verso la fine degli anni ’90, che Guillermo Del Toro fonda una propria casa di produzione chiamata Tequila Gang e guadagna una sempre maggior rilevanza nel panorama filmico grazie a La Spina del Diavolo (2001). Si tratta di una pellicola in cui il regista adotta il genere del fantasy storico, calandola nella Spagna del ’39 segnata dalla guerra civile e dagli attacchi delle truppe franchiste; parte di quella che avrebbe dovuto essere una trilogia, il film ha avuto un seguito nel 2006, rappresentato da Il Labirinto del Fauno, anch’esso ambientato durante il regime di Francisco Franco e presentato in concorso al Festival di Cannes del 2006.

Guillermo Del Toro

La seconda parte della duologia ha ottenuto ben tre Premi Oscar, grazie alla sua particolare sensibilità narrata attraverso un contesto fatto di oscurità e magia, terrore e meraviglia. Intorno a Il Labirinto del Fauno vi è inoltre un aneddoto: sembra infatti che Del Toro, durante una trasferta londinese, avesse dimenticato su un taxi un grosso plico contenente appunti e bozze riguardanti il film. Nonostante sembrasse che anni di lavoro fossero andati perduti, il tassista proprietario del veicolo aveva trovato il tesoro perduto e contattato il regista per restituirglielo.

Guillermo Del Toro

Il successo, intanto, non manca d’arrivare con altre due produzioni filmiche, uscite in sala rispettivamente nel 2002 e nel 2004: Blade II, sequel del film del 1998 che porta su schermo il vampiro di casa Marvel ideato da Marv Wolfman e Gene Colan; e Hellboy, prima pellicola tratta dall’omonimo fumetto di Mike Mignola con protagonista il diavolo eroe più amato di sempre. Se in Blade II l’amico Ron Perlman fa parte della rosa dei personaggi nelle vesti del vampiro Reinhardt, in Hellboy è proprio il rosso protagonista dall’indistruttibile pugno, indimenticabile nei panni di Red. Per Guillermo Del Toro, dirigere questi due film rappresenta un altro punto di svolta nella sua carriera a Hollywood, che gli consentirà di crearsi sempre più un nome risonante negli ambienti filmici, tanto da essere contattato per prendere le redini de Lo Hobbit.

I progetti mai realizzati

Nel 2008 Del Toro stipula un contratto per dirigere due film della trilogia de Lo Hobbit, di cui dovrà curare anche la sceneggiatura. Una posizione ambiziosa accolta positivamente dai fan, avallata dallo stesso regista della prima trilogia de Il Signore degli Anelli Peter Jackson. È però anche un progetto destinato a concludersi ben presto. Il cineasta messicano comunica infatti, nel 2010, di aver abbandonato la nave con profondo rammarico a causa dei ritardi da parte della pre-produzione, con continui rinvii nell’avvio delle riprese.

Guillermo Del Toro

Guillermo Del Toro ha tuttavia la possibilità di dedicarsi ad un altro progetto, insieme al collega Chuck Hogan: una serie di romanzi che prendono il titolo di Trilogia Nocturna, di cui La Progenie (The Strain) rappresenta il primo capitolo pubblicato nel 2009. La trilogia horror in cui Del Toro racconta ancora una volta di vampiri, è stata adattata in una serie TV per il canale FX nel 2014 e andata in onda fino al 2017, ottenendo un buon riscontro dalla critica. Il regista ha dimostrato certamente di essere anche un autore degno di nota, ma nello stesso periodo non mancano (purtroppo) anche alcuni progetti sfumati.

Oltre alla serie animata horror Disney Double Dare You, che il regista messicano avrebbe dovuto produrre e mai realizzata, vi è anche Alle Montagne della Follia, film tratto dall’omonimo racconto di Howard Phillips Lovecraft, a non vedere mai la luce. Una pellicola che probabilmente avrebbe potuto portare su grande schermo un’opera di grande rilevanza nel panorama horror, se solo il progetto non fosse stato abbandonato con grande delusione dei fan a causa dell’elevato budget su cui la Universal, produttrice del film, ha deciso di non investire. Nonostante tutto, però, forse c’è ancora speranza. In una recente dichiarazione per IndieWire, Del Toro ha dichiarato di non voler abbandonare l’idea di poter realizzare il film:

È la ragione per cui indosso questo anello dal giorno in cui tutto è stato cancellato. È l’anello finto di un’ Università che non esiste, quella che compare nel libro, la Miskatonic University, e lo porterò fino a che non riuscirò a fare questo film. Potrebbero anche seppellirmi con lui.

Robottoni, fantasmi e creature acquatiche

Non si ferma il lavoro del nostro, che sforna altre tre pellicole negli anni successivi. Pacific Rim fa la sua comparsa in sala nel 2013, mettendo in scena due dei protagonisti più amati dal pubblico nerd: i kaiju tipici della cinematografica giapponese ed enormi mecha a combatterli, chiamati Jaegers, manovrati da due o tre piloti uniti da un collegamento neurale. Una lotta tra titani, per impedire che i giganteschi mostri alieni affiorati dall’Oceano Pacifico distruggano la Terra.

Guillermo Del Toro

È invece del 2015 Crimson Peak, horror dedicato al tema dei fantasmi con protagonisti Tom Hiddleston, Mia Wasikowska e Jessica Chastain: Del Toro ci racconta qui di Edith, giovane americana che sogna di diventare una scrittrice e che sposa il baronetto inglese Thomas Sharpe. Questi, tuttavia, condurrà la consorte presso la sua dimora in Inghilterra, appunto a Crimson Peak, il luogo da cui la defunta madre di Edith aveva messo in guardia la figlia apparendole come fantasma per scongiurare un grave pericolo.

Il più grande successo cinematografico arriva però per Guillermo Del Toro nel 2017, con La Forma dell’Acqua. Ispirato da Il Mostro della Laguna Nera, il regista porta sullo schermo un’altra delle sue creature straordinarie, ma stavolta il “mostro” non è un essere spaventoso, quanto piuttosto un uomo anfibio che instaura un profondo legame con una giovane donna muta, raccontando con delicatezza una storia d’amore inserita nei primi anni della Guerra Fredda, in un contesto oscuro e crudele. Il film è stato premiato con il Leone d’Oro alla 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha ricevuto tredici candidature ai Premi Oscar portandone a casa quattro (miglior film, miglior regista, migliore scenografia e migliore colonna sonora), due Golden Globes, tre BAFTA, facendo incetta di numerosi altri premi e candidature.

Guillermo Del Toro

Il prossimo lavoro annunciato di Guillermo Del Toro è un adattamento del celebre racconto di Carlo Collodi, Le Avventure di Pinocchio, sotto forma di musical realizzato in stop motion, in un’ambientazione declinata nei primi anni del fascismo mussoliniano in Italia. Il cast di voci comprenderà Ewan McGregor, David Bradley, Ron Perlman, Tilda Swinton, Christoph Waltz, John Turturro, Cate Blanchett, Tim Blake Nelson, Burn Gorman e Finn Wolfhard.

Non solo film per il regista messicano, ma anche videogiochi: all’interno della recente pubblicazione di Kojima Productions, Death Stranding, troviamo Guillermo Del Toro nei panni di uno dei protagonisti, Deadman, benché nel 2014 fosse stata annunciata una collaborazione con Hideo Kojima per lo sviluppo di Silent Hills, titolo mai realizzato.

Ispirazioni e tratti caratteristici

Leggere anche un solo film firmato da Del Toro vuol dire rintracciare elementi tipici che caratterizzano le sue opere come un marchio, mutuati dal linguaggio di diversi maestri: il regista e autore messicano si ispira infatti in larga parte a nomi quali Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft, Lord Dunsany, Arthur Machen e Stephen King, attingendo a piene mani anche ai monster movie anni ’50, sebbene egli stesso abbia dichiarato come sia rimasto affascinato da alcune pellicole horror italiane (L’Arcano Incantatore di Pupi Avati, ad esempio).

Guillermo Del Toro

Non è un caso che Del Toro possegga, oltre all’abitazione in cui vive con la famiglia a Los Angeles, anche una dimora chiama Bleak House dedicata unicamente alla collezione di libri, immagini, statue a grandezza naturale di Poe, Lovecraft ed altri personaggi celebri, oltre a un’enorme testa che raffigura la creatura di Frankenstein e innumerevoli memorabilia raccolti nel tempo da vari set cinematografici. Una vera e propria casa dell’orrore e del grottesco, ricolma di oggetti che testimoniano il reale gusto per i dettagli e per il macabro tipici dell’autore.

Guillermo Del Toro

Un gusto che si riflette anche nella presenza dei mostri all’interno delle sue pellicole, esseri terrificanti o creature giunte da mondi fantastici, che traggono origine dall’infanzia di Guillermo Del Toro: egli stesso ha affermato come da bambino fosse terrorizzato dalle creature che popolavano i suoi incubi più vividi, ma di come avesse stipulato un patto con essi. Sarebbe diventato loro amico se loro avessero smesso di spaventarlo. Trovare il coraggio anche nell’oscurità: così Del Toro ha esorcizzato i suoi incubi, imparando da loro che, forse, sono proprio gli esseri più inquietanti dell’immaginario orrorifico ad essere i più genuini:

Per me il mostro è una creatura coraggiosa, che esiste nonostante l’oppressione della gente normale. Ciò che mi piace è che è come un animale, non c’è nulla di ipocrita in lui. King Kong è esattamente ciò che sembra, così come Godzilla e via dicendo.

E a proposito di mostri, nelle sue pellicole possiamo trovare un attore che ha interpretato più volte il ruolo della creatura inquietante, grazie all’utilizzo di quel trucco prostetico e di quegli effetti tanto cari a Del Toro: si tratta di Doug Jones, presente in Mimic, Hellboy, Il Labirinto del Fauno, Crimson Peak e La Forma dell’Acqua. Un fortunato sodalizio che perdura da anni, così come quello tra Del Toro e altri due noti registi, ovvero Alfonso Cuaròn e Aleandro Gonzàlez Iñarritu: il trio è conosciuto come “i tre amigos del cinema”, uniti dalla realizzazione della serie TV messicana La Hora Marcada e dalla produzione del film Biutiful del 2010.

Guillermo Del Toro

Come non ritrovare nei suoi film, poi, quella forte carica sovversiva data dalla critica alla religione, con cui Del Toro è cresciuto vivendo nell’ambiente bigotto della nonna, e alle figure politiche e militare autoritarie dedite all’abuso del loro potere e alla limitazione della libertà degli altri. D’altra parte lo stesso regista messicano ha dichiarato:

Odio la struttura. Sono completamente anti-strutturale per quanto riguarda la fiducia nelle istituzioni. Odio qualsiasi azienda sociale, religiosa o economica che sia istituzionalizzata.

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