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Lo Hobbit, da romanzo a film, storia di un’opera didattica

Dalla sua prima pubblicazione, Lo Hobbit ha segnato, per quasi cento anni, la gioventù di milioni di lettori.  Pensato per un pubblico di giovani, Lo Hobbit trova la sua genesi proprio negli anni ’20 dello scorso secolo, quando Tolkien iniziava a lavorare sulla mitologia che caratterizzerà tutto il mondo di Arda.

Interessante è comprendere, però, quanto Lo Hobbit abbia influenzato sia la produzione successiva di Tolkien sia tutta quella parte di cultura pop che ruota attorno all’immensa opera letteraria dello scrittore e professore inglese. Ma, se Lo Hobbit serve come apripista per Il Signore degli Anelli, il romanzo vive di vita propria nella stessa misura di caposaldo della mitologia tolkieniana.

 In un buco nel terreno viveva un hobbit

La leggenda vuole che l’opera sia stata pensata da Tolkien in un noioso pomeriggio da professore, correggendo compiti di inglese, quando pensò di getto ad una delle frasi che diventerà famosissima e estremamente citata: “In un buco nel terreno viveva un hobbit“, e quasi tutti sappiamo come proseguirà la storia, una delle avventure fantasy per ragazzi più lette di sempre.

In un misto di avventura e high fantasy, il romanzo ci porta a scoprire le avventure di Bilbo Baggins, un hobbit non troppo avventuriero che preferiva la calma della Contea alle scorribande con i nani.

Lo Hobbit ha tantissime chiavi di lettura. Una tra tutte è quella di romanzo di formazione, che ci spinge a comprendere come la partecipazione alla vita attiva, l’unione tra persone di diversa estrazione, porti ad una crescita personale. Quindi, così come noi cresciamo e impariamo qualcosa leggendo il romanzo di Tolkien, allo stesso modo Bilbo, il protagonista della storia, ci apparirà cambiato, pagina dopo pagina, evoluto moralmente e spiritualmente, con un pizzico di ingegno e furbizia positiva in più.

La storia non ci porta in un mondo epico fatto di battaglie sconfinate e lotte senza quartiere, ma è un percorso, quello che porterà i protagonisti alla Montagna Solitaria dove vive il drago Smaug, di crescita e scoperta di se stessi. Abbandoniamo quindi quello che il fantasy moderno ci ha fatto conoscere per riguardare questo racconto con gli occhi vergini dei ragazzi al quale si rivolge. Per questo e per altri motivi, la trasposizione cinematografica de Lo Hobbit non è stata apprezzata, proprio per quella volontà di riportare novità alla materia narrata nel romanzo, introducendo epiche battaglie e personaggi che nella storia originaria non erano presenti, ma che avremo incontrato solo ne Il Signore degli Anelli.

L’esperimento di Peter Jackson

Nel 2012 esce il primo capitolo della trilogia cinematografica ispirata alle vicende narrate ne Lo Hobbit, dal titolo Un Viaggio Inaspettato. A questo film seguiranno La Desolazione di Smaug (2013) e La Battaglia delle Cinque Armate (2014). Molti puristi del libro hanno rimproverato Jackson di aver voluto dilatare la narrazione originale e creare un’opera diversa da quella che in realtà era il romanzo. Ci può stare, voler fare qualcosa di diverso e modificare una storia che già avevamo letto e vissuto, come è lo stesso Jackson a sostenere quando dichiara di aver voluto trattare la materia tolkinieana ne Lo Hobbit come qualcosa che avrebbe potuto raccontare anche qualcosa di ulteriore oltre la trama del libro.

La critica alla trilogia di Jackson è lecita nello stesso modo in cui è lecito pensare alla trasposizione cinematografica come qualcosa di diverso rispetto al romanzo. Al cinema si è voluto aggiungere alla storia quel tono epico totalmente estraneo alla trama originale e l’inserimento di alcuni personaggi che avevamo già conosciuto ne Il Signore degli Anelli ha reso la storia poco credibile in termini di continuità.

Purtroppo, però la narrazione dilatata fatta da Jackson nella trilogia cinematografica non rende giustizia a tutte le vicende che Tolkien ci racconta con ritmo incalzante ne Lo Hobbit. Si, è anche una questione di ritmo se non di termini narrativi, perché il romanzo ci regala una narrazione incalzante, intervallata da meravigliose sequenze descrittive che però sono mescolate alla perfezione con le dialogiche e le narrative che mandano avanti la storia. In un crescendo di pathos e suspence che nulla ha a che fare con la narrazione epica che ritroveremo ne Il Signore degli Anelli e che, invece, Jackson ha voluto per forza farci vedere.

Un passo falso che però non deve per forza essere buttato alle ortiche come gran parte della critica desidererebbe, perché ci fa capire come la produzione di Tolkien possa creare ispirazione per creare qualcosa di totalmente nuovo rispetto alle sue opere, aggiungere, togliere, edulcorare e reinterpretare qualcosa per renderlo meglio appetibile al grande pubblico o, forse, agli investitori. Non ci è dato saperlo.

I ragazzi sognano con Lo Hobbit

Ciò che preme più di tutto dire è che Lo Hobbit è un libro scritto e pensato per i ragazzi. Il linguaggio utilizzato, le sequenze descrittive non troppo invadenti, il tema stesso del viaggio e della scoperta del tesoro, sono tematiche care ai ragazzi che vogliono emozionarsi con la letteratura fantasy. In essa ritrovano il mondo in cui sono inseriti ma vengono proiettati verso universi sconfinati e avventure inimmaginabili che accendono la fantasia e provocano quella scintilla negli occhi che li renderà curiosi.

Lo Hobbit è, probabilmente, il primo romanzo fantasy che è riuscito nell’intento di avvicinare tantissimi giovani alla letteratura (non solo di genere). Immaginiamo, per esempio, di essere ragazzi di dodici anni e che la nostra prof di italiano delle medie ci faccia leggere Lo Hobbit, cosa penseremmo? La valenza didattica del romanzo è indubbia, soprattutto per tre importantissimi fattori. In primo luogo Tolkien utilizza un linguaggio, seppur aulico per certi aspetti, facilmente comprensibile. La sua grandezza è proprio quella di inserire nel testo dettagli, particolari, nomi non comuni, che riescono ad attirare l’attenzione dei ragazzi e farli appassionare alla storia. In secondo luogo, la trama, anche se ricca di vicende non stanca, non fa perdere il filo anche ai ragazzi meno avvezzi a questo tipo di narrazione ricca e incalzante. L’ultimo fattore sono i personaggi. Ognuno dei ragazzi si potrà riconoscere in almeno uno dei personaggi del libro. Questo è un crogiolo di umanità, seppur umani, in senso stretto non sono. Con una semplicità caratteriale, Tolkien ci regala tra le pagine la più variegata fotografia morale, e solo in questo modo i ragazzi riescono a capire valori, contrasti e caduta degli stessi valori.

Importantissimo è spingere i ragazzi a leggere questo romanzo, perché in esso ritroveranno parte di sé, dei loro amici, anche se tutto questo è ambientato in un tempo e in un mondo così lontano da noi, dalla nostra strana contingenza che sarà difficile far aprire loro la prima pagina. Una volta passato questo step, però, il viaggio sarà tutt’altro che inaspettato!

Lo Hobbit e la cultura pop

Il romanzo di Tolkien è importantissimo per tutti i rimandi che è riuscito a creare nella cultura pop, dalla letteratura fantasy ai giochi da tavolo, facciamo una piccola carrellata delle opere più importanti legate a Lo Hobbit.

The Hobbit: è la prima versione animata del romanzo e risale al 1977 ed è inedito in Italia. Quest’opera è stata molto apprezzata da pubblico e critica soprattutto per la sua fedeltà al romanzo, anche se alcune parti di esso sono state omesse. Le animazioni sono curate e molto adatte ad un pubblico di giovanissimi, alcune critiche non troppo positive sono state mosse verso la rappresentazione del drago Smaug.

Lo Hobbit – Il viaggio favoloso del Signor Bilbo Baggins: è un film d’animazione sovietico del 1985, anche questo segue in maniera abbastanza fedele il romanzo di Tolkien anche nell’esecuzione dei canti dei nani.

Lo Hobbit a fumetti: alla fine degli anni ottanta Charles Dixon, Sean Deming e David T. Wenzel pubblicano per Eclipse Book una versione a fumetti delle avventure di Bilbo Baggins. Il volume sarà pubblicato in Italia da Rusconi per poi essere rieditato e pubblicato da Bompiani.

Giochi da tavolo: presentato a Lucca Comics & Games dell’ormai lontano 2011, il gioco da tavolo de Lo Hobbit creato da uno degli autori più premiati al mondo, Reiner Knizia. Il gioco è un cooperativo-competitivo, per cui il punteggio diventa necessario per definire un vincitore, ma il gioco può anche sconfiggere i giocatori.

Videogame: Sono stati realizzati diversi videogame a tema Lo Hobbit. Un multipiattaforma del 2003 per PlayStation 2, Xbox, Nintendo GameCube e per Game Boy Advance; a questa versione è seguita una del 2014 LEGO Lo Hobbit.

Leonard Nimoy: ultima perla, sicuramente non per importanza, è quella che vede protagonista niente meno che Leonard Nimoy, il vulcaniano Spock della serie tv Star Trek. Il compianto attore, nel 1968, si lanciò in una bellissima interpretazione della Ballata di Bilbo, composta da Charles Randolph Grean, che è ormai passata alla storia ma che forse non tutti ricordano, contenuta nel suo album Two Sides of Leonard Nimoy. Il video che vi proponiamo è un estratto dal programma statunitense Malibu U e, come potrete vedere, Nimoy veste i panni di Spock ed è circondato da danzatrici che ricordano avvenenti donne vulcaniane.

Se desiderate possedere una delle migliori edizioni de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli in lingua originale, vi consigliamo di dare un’occhiata a questo link.