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Haha No Hi, la Festa della Mamma in Giappone

Dopo aver visto come festeggiano i giapponesi il giorno di Natale, e come celebrano la giornata degli innamorati, San Valentino, è il momento di scoprire cosa fanno per la Festa della Mamma.

L’origine della festa in Giappone

La seconda domenica di maggio, in Giappone, così come in Italia e in molti altri Paesi del mondo, si festeggia la donna più importante della propria vita: la mamma!

Nel Paese del Sol Levante, la Festa della Mamma si chiama Haha no Hi (母の日), e viene celebrata dal 1931 quando fu istituita dall’Associazione delle donne Dai Nihon Fujin-kai (大 日本 妇人 会).

Inizialmente, come data era stato scelto il 6 marzo, il giorno del compleanno dell’imperatrice Koujun, poi nel 1937 la festa era stata spostata l’8 maggio e durante la seconda Guerra Mondiale era stata addirittura abolita, insieme a tutte le altre usanze provenienti da Occidente.

Nel 1949 con la fine del secondo conflitto mondiale, è stata reintrodotta con un concorso di disegno per bambini, nel quale i piccoli erano invitati a raffigurare la loro mamma.

Infine, il Giappone si è allineato alla data occidentale, e così ha stabilito che la data della festa sarebbe stata la seconda domenica di maggio.

Come si festeggia la mamma in Giappone?

In questo giorno di festa i bambini giapponesi hanno l’abitudine di regalare garofani rossi, che in Giappone sono simbolo di purezza e dolcezza, o altri piccoli pensieri, magari fatti a mano, per esprimere gratitudine alla propria mamma. Solitamente si cerca di coccolare e viziare il più possibile la propria mamma, per ringraziarla di tutto quello che fa per la famiglia, ogni giorno dell’anno.

C’è chi prepara qualcosa da mangiare, di solito supervisionato da un adulto. I piatti più sceltisono semplici: per esempio l’Oyakodon, ovvero del riso con pollo e uova; o il Chawanmushi, una sorta di budino salato aromatizzato con il brodo giapponese dashi; anche il Tamagoyaki, una tipica omelette giapponese è molto gettonata.

Amae e divorzi: non tutto è come sembra

Tuttavia, esistono due situazioni per nulla idilliache legate al ruolo di madre, che fanno parte del costrutto sociale Giapponese.

L’amae (sostantivo del verbo ameru, che significa “dipendere da”) si esprime nel rapporto tra madre e bambino, che si consolida nei primi mesi di vita. Questa dipendenza si alimenta costantemente nel corso della vita, facendo dormire il bambino nella camera dei genitori, perché mettere il piccolo a dormire nella propria cameretta, in Giappone, è considerato quasi crudele.

L’educazione nel periodo prescolare è permissiva e indulgente, e il comportamento materno è di completa dedizione. In questo modo il bambino assorbirà la consapevolezza del sacrificio della madre, maturando negli anni un sentimento di obbligo nei suoi confronti, che è facile capire che i traslerà ad ogni relazione sociale. Questo legame è talmente implicito da diventare criterio di giudizio all’interno della società giapponese.

L’altro grosso problema è che in Giappone la disuguaglianza di reddito e la povertà sono cresciute costantemente negli ultimi anni e le madri single giapponesi sono tra le maggiori vittime di questa situazione. Essere una madre single è ancora considerato uno stigma sociale e la situazione è particolarmente grave perché i giapponesi tendono a non chiedere aiuto, e le donne che a seguito di un divorzio rimangono sole e senza lavoro tendono ad auto-isolarsi per paura del giudizio altrui.

La madri nella letteratura

Probabilmente, proprio a causa di questa relazione così stretta tra madre e figli, e per la tendenza giapponese a insbbiare i problemi, in molte opere sia fumettistiche che letterarie, si nota una mancanza della figura materna o un conflitto con essa.

my girl

Possiamo pensare a My Girl, manga di Sahara Mizu, dove la piccola Koharu resta orfana della sua mamma e va a vivere con Masamune, il padre che non sapeva della sua esistenza. La storia è incentrata sul rapporto fra i due, ma la figura di Youko, la madre della bambina, nonché l’unico vero amore di Masamune, è presente e aleggia su di loro per tutta la storia.

L’esempio più classico che possiamo trovare sta nella Storia di Genji (Genji Monogatari) la monumentale opera di Murasaki Shikibu. Hikaru Genji, un bellissimo principe rimasto orfano di madre da bambino, intrattiene numerose relazioni con donne che gli ricordino la sua figura materna.

Ma gli esempi sono davvero infiniti, snocciolano le fragilità dell’animo umano e della relazione madre-figlio, così importante da segnare nel profondo la vita di ciascun individuo.

Hai letto Genji Monogatari? Si tratta di un vero capolavoro della letteratura giapponese.