Cinema e Serie TV

Intervista a Diane Guerrero, Crazy Jane in Doom Patrol

In attesa dell’arrivo di Doom Patrol Stagione 2 su Amazon Prime Video, abbiamo avuto la possibilità di scambiare alcune battute con la bravissima Diane Guerrero che nella serie interpreta Crazy Jane.

Avevamo lasciato la serie con il sorprendente finale della Stagione 1 che aveva visto i nostri riluttanti eroi sconfiggere Mr Nobody pagando un prezzo non da poco: sono stati rimpiccioliti. Da qui è partita la nostra chiacchierata con Diane Guerrero e dalla peculiarità del suo personaggio in cui convivono 64 personalità diverse che affiorano nei momenti più disparati.

A tal proposito l’attrice dice che ogni personalità pensa di avere uno scopo ben preciso nei confronti di Kay e che ognuna di esse possa comunque scomparire. In questo senso Jane come personalità dominante sente di avere la responsabilità più grande. È quella che ha più timore di perdere la sua posizione perché essendo convinta di conoscere il mondo, ci si può adattare meglio rispetto alle altre personalità, ed aiutare Kay facendo “il suo lavoro” facendole trovare un po’ di pace.

Qual è la parte più difficile nell’interpretare un personaggio come Crazy Jane – con 64 personalità diverse – qual è il tuo percorso attoriale e quanto è provante?

 È un personaggio davvero impegnativo perché devi pensare a 64 personaggi diversi e soprattutto dal punto di vista televisivo devi mantenerli concreti e ancorati alla realtà facendoli sembrare sempre “veri” e non cedendo ad interpretazioni più caricaturali.
In questo senso è importante mostrare sempre come ogni personalità abbia in mente la missione: “proteggere la ragazza”. Ma è anche difficile cambiare radicalmente personalità: spesso nella stessa giornata devo interpretare personaggi che incarnano sentimenti diametralmente opposti e questo è a volte sfiancante. Come attrice è anche estremamente divertente perché non sempre in un ruolo si possono esprimere così tanti sentimenti diversi.
Quando cambio personalità inoltre ho la possibilità di abbracciare spettatori diversi a seconda del personaggio che emerge ma anche di porteli coinvolgere grazie a questi “sbalzi d’umore” che magari molti di loro hanno quotidianamente per motivi più diversi.
In definitiva sì è impegnativo ma molto appagante. La mia guida quando interpreto le diverse personalità è ricordami sempre che ognuna di esse, seppur in maniera differente, vuole proteggere Kay. Questo e il fatto che ogni personalità sia poi legata a qualcosa di specifico, ad esempio Hammerhead alla rabbia o Babydoll all’infanzia, fanno sì che la performance non sia troppo pesante per me facendomi “sfogare” all’occorrenza.

Continuando a parlare dell’interpretazione, l’attrice ha detto di non avere attualmente “una personalità preferita” anche se inizialmente adorava interpretare Babydoll perché significava essere sempre di buon umore. La cosa divertente era anche vedere la reazione degli altri membri del cast di fronte a questo personaggio che è sostanzialmente una bambina e come tale si deve comportare. In generale però qualsiasi personalità sia di “buon umore” è fra le sue preferite.

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Doom Patrol Stagione 1 è stata una serie basata molto sull”empowering” sotto diversi punti di vista. Secondo te perché è riuscita a stabilire una connessione così forte con il pubblico sin dal primo episodio?


Penso che sia dovuto al fatto che Doom Patrol non è una classica serie sui supereroi. È decisamente incentrata più sui personaggi e sui loro percorsi che sono molto, molto personali e molto emozionali. Questa è una cosa che giocoforza stabilisce una connessione fra spettatore e personaggi. Ci sono quelli che attraversano un percorso psicologico simile a quelli dei personaggi e ci sono quelli che, vista la situazione sociale attuale, questo tipo di percorso lo devono compiere loro malgrado.
C’è una crescita personale che ognuno di noi deve affrontare e vedere questa crescita rappresentata in maniera così dinamica, divertente, espressiva sullo schermo ha attirato molto gli spettatori.
Generalmente si parla di “tono” per le storie dei supereroi, il nostro è stato subito… scioccante e divertente! E la gente era decisamente pronta per qualcosa di nuovo in questo ambito.
Personalmente adoro la storia, adoro la sua astrattezza… il fatto che rompa i confini di quello che è considerato di buon gusto e possa far funzionare una serie TV.
Doom Patrol cerca di oltrepassare i limiti rimanendo sempre però concretamente collegata alla realtà esplorando argomenti come: il trauma, sindrome da stress post-traumatico, temi legati al corpo, LGBTQA+… sono tutte cose che si affrontano nella vita di tutti i giorni.

Tornando a parlare di Jane, e Kay, l’attrice tira in ballo la relazione con il padre fondamentale come abbiamo visto alla fine della prima stagione per comprendere l’origine del personaggio. All’inizio della Stagione 2, Jane cercherà di gestire questa rivelazione in maniera “artificiale”, anestetizzando le altre personalità, e affrontandola in maniera più rilassata e distaccata. Questo suo comportamento è purtroppo molto diffuso nelle persone che devono affrontare un determinato tipo di abuso o trauma.
Il resto dell’Underground chiederà a Jane di rispondere di questa decisione così come nella realtà chi cade in questo tunnel è chiamato a reagire qualora volesse uscirne.

Ti avverto questa è una domanda nerd: hai avuto modo di leggere la Doom Patrol di Grant Morrison?


Ovviamente sì! Non appena ho ottenuto la parte ho comprato il volumone quello gigante [mima con le mani la grandezza dell’edizione omnibus – NdA] e l’ho letto in Messico, sulla spiaggia prima di iniziare le riprese. Era entusiasta all’idea di interpretare questo personaggio e volevo conoscere tutto di lei.
Ce l’ho… la Bibbia della Doom Patrol [ride – Nda].

Parlando del ruolo, l’attrice aggiunge che inizialmente non ne sapeva molto e le fu semplicemente presentato come un personaggio affetto da disturbo dissociativo della personalità. L’audizione prevedeva di cambiare almeno 3, 4 personalità molto rapidamente, una sfida che mi aveva subito attirato come attrice.

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Nell’Underground, nella mente di Jane, le altre personalità convivono e sono interpretate da altre attrici ovviamente. Sei mai stata gelosa di questa scelta? In che modo questo influenza la tua interpretazione dentro e fuori dall’Underground?


Sì, all’inizio volevo interpretarle io… tutte e 64! Era il mio personaggio! [Ride – Nda]. È stato Jeremy Carver, lo showrunner della serie, a dirmi che ognuno di noi nella nostra testa può essere chiunque o come si vuole senza nessuna limitazione e questo mi ha aperto ad una visione, ad una rappresentazione diversa del personaggio.
Non mi capita di vedere come quella attrice stia rappresentando quella personalità e di volerla replicare: quello che avviene nella mente di Jane è una cosa, quello che avviene fuori un’altra.
Era questo uno degli aspetti fondamentali da mostrare del personaggio e penso che la serie ci stia riuscendo molto bene. A volte con le altre attrici ci confrontiamo ed ovviamente troviamo dei punti di contatto nelle nostre interpretazioni.

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Quanto c’è effettivamente di te nel personaggio di Jane e quanto delle tue esperienze personali influiscono sulla tua interpretazione?


Come forse saprai ho un background complesso e molto “ricco”. È importante mettere nel personaggio che si interpreta un po’ della propria esperienza personale perché questo influenza il personaggio e gli altri personaggi/attori che ti circondano.
Non penso di potermi rapportare direttamente al trauma di Jane, ma penso sia importante mostrare cosa significhi semplice vivere ed essere un essere umano con le sue difficoltà e complessità. Si tratta di mostrare qualcuno che ha provato dolore… io ho provato dolore e anche tu…
Come attrice non si tratta solo di essere empatica con il personaggio e con quello che c’è scritto sul copione ma di interpretarlo in maniera personale mettendoci appunto un pizzico di sé stessi.

In attesa dell’arrivo di Doom Patrol Stagione 2 su Amazon Prime Video, tuffatevi nella lettura della Doom Patrol di Gerard Way edita da Panini DC Italia.