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Cinema e Serie TV

Joker, film e TV sui mille volti del Male

Joker ha attraversato per quasi 60 anni il mondo del Cinema e della TV, sempre accompagnato da una caratteristica unica: essere indefinibile e polimorfico. Questo gli ha permesso di passare da buffone a criminale, a nichilista, riuscendo sempre però a incarnare il lato oscuro dell'uomo contemporaneo.

Tra i tanti tocchi che hanno reso indimenticabile il Joker di Heath Ledger in Il Cavaliere Oscuro di Nolan (qui il link su Amazon) ce n’è uno in particolare che vale la pena di ricordare. In un paio di occasioni il personaggio si diverte a raccontare la storia delle proprie origini ad alcune delle sue vittime, solo che la storia ogni volta è diversa. Così, alla fine del film, di quello sconvolgente ed oscuro personaggio e delle sue reali motivazioni ne sappiamo quanto all’inizio: nulla. Questo ha reso indimenticabile quel Joker, in quanto rappresentazione di un male così totale e radicale da non poter essere nemmeno sondato, figuriamoci conosciuto e compreso.

L’indefinitezza proteiforme è del resto proprio la caratteristica principale del personaggio sin dalle sue origini fumettistiche, che datano 1940. Joker può essere tutto ed è stato, di fatto, tutto, tanto sulla carta quanto sulla pellicola, sul piccolo e sul grande schermo. Negli anni qualcuno ha provato ad affrontare le sue radici, ma non esiste un chiaro racconto da far assurgere a canone. Il primo tentativo, a cura di Sheldon Moloff e George Roussos, arriva solo 11 anni dopo la sua nascita, nel 1951, con L’uomo sotto il cappuccio rosso. Ci proveranno poi anche Alan Moore e Brian Bolland in The Killing Joke del 1988, Ed Brubaker e Doug Mahnke nel 2005 con L’uomo che ride (2005) e ancora la serie a fumetti del 2007, slegata però dalla continuity principale, Batman Confidential. Potete scegliere quella che vi pare, tanto sono tutte equivalenti.

Significativo a tal proposito l’episodio de I Nuovi 52 di Scott Snyder del 2011, in cui Batman, dopo aver acquisito l’onniveggenza di Metron dei Nuovi Dei, siede sulla sedia “Moebius” chiedendole di svelargli finalmente la vera identità del Joker e ricevendo come unica risposta: “Quale?”.

L’anima selvaggia della Modernità

Non è un caso del resto se per caratterizzare il personaggio si sia pensato proprio alla figura del joker, ovvero il jolly, il Folle e il buffone, colui che diverte e minaccia al tempo stesso l’ordine costituito, che sovverte con i suoi scherzi, spesso letali. La sua natura è caotica e inafferrabile, non per forza puramente malvagia, semplicemente incomprensibile: quello che, in antropologia culturale, si chiama trickster e che è ben incarnato dalla figura mitologica di Loki, fratello e antagonista di Thor.

Questa sua essenza sfuggevole l’ha reso uno dei villain più iconici di sempre, non solo nell’universo narrativo di Batman, ma dell’intera DC, del fumetto e poi, ovviamente del Cinema, che ha consegnato questa figura di nicchia alla cultura di massa. Quando infatti nel 1989 Tim Burton decide di portare sul grande schermo l’Uomo Pipistrello, non c’è stato dubbio su quale dovesse essere il suo principale antagonista: il Joker, ovvero la nemesi perfetta di Batman, il suo alter ego speculare, forza entropica dell’Universo, che spinge simmetricamente verso il caos quanto più il Cavaliere Oscuro cerca di imporre ordine su Gotham.

La fortuna del personaggio, prima su carta e poi in TV e al cinema, è indubbiamente dovuta proprio a questo tratto distintivo, perché ha un doppio vantaggio. Agli sceneggiatori concede massima libertà, permettendogli di leggere il personaggio in una maniera sempre diversa e personale, pur rispettandone il profilo generale. In 53 anni di vita infatti il Joker è sempre rimasto un villain ma ciascuno gli ha potuto attribuire un’anima diversa. Sadico o burlone, semplice ladro o folle grottesco, crudele, ambizioso ed eccentrico o semplicemente psicopatico, perfido e crudele, ambizioso e carismatico, egocentrico o pittoresco, estremamente brillante, astuto e vanitoso, ma sempre loquace e imprevedibile. Joker è stato tutto questo e molto altro, ma sempre e soprattutto è stato il nostro doppio oscuro, il fou in grado di incarnare le pulsioni, le paure e l’alienazione dell’uomo nella società contemporanea. Ognuno può trovare nel suo angolo più recondito un aspetto del Joker, l’occhio spiritato, il ghigno, e riconoscersi e questo è l’altro vantaggio che ne ha decretato il successo.

Joker è il criminale assoluto col quale dovrebbe essere impossibile empatizzare ma verso il quale invece ci sentiamo sempre attratti, non senza un brivido. È il Mr. Hyde che emerge dal nostro controllato e represso Henry Jekyll per rendere manifeste le storture, le ingiustizie e infine la follia che sottendono il nostro mondo solo apparentemente pacificato e democratico, sicuro e giusto. L’anima selvaggia della modernità.

Joker in TV: Sock! Pow! Zok!

Joker approda per la prima volta in TV nel 1966, come uno dei villain della serie TV “Batman”, che vede Adam West nei panni di un vendicatore in calzamaglia grigia e maschera dalle piccole orecchie e dall’espressione segnata a gesso. L’approccio, come è facile capire, è buffo, innocuo, caricaturale e “fumettistico” nell’accezione peggiore del termine. Un prodotto pop anni ’60, a base di suoni onomatopeici che appaiono in sovraimpressione in colorati caratteri durante le immancabili scazzottate.

In questo contesto il Joker interpretato da Cesar Romero non poteva che essere camp e umoristico, un semplice criminale, ma eccentrico e un po’ svitato, con la faccia dipinta da clown (e i baffi che Romero non volle tagliarsi, ben visibili sotto al cerone), i capelli verdi e un vestito che, dal viola del fumetto, era diventato fuxia. Questo è il joker classico, che si richiama al personaggio degli albori, un ladro folle che mette in pratica i propri piani criminali in maniera assurdamente arzigogolata, attraverso stratagemmi inutilmente complicati e irrimediabilmente votati al fallimento, ad opera dell’indomito Batman e del suo fidato Robin in pantaloncini.

Un po’ come Will Coyote e i dispositivi ACME, ma con più azione e un’indimenticabile colonna sonora. Lo stesso personaggio appare poi anche nella prima trasposizione cinematografica, sempre del 1966, che vede sostanzialmente una semplice riproposizione su grande schermo di attori e situazioni della popolare serie TV.

Joker: i film

Andiamo a scoprire i film arrivati sul grande schermo che hanno visto apparire come protagonista (o quasi) il personaggio del Joker, film che spaziano dal primo Batman con un Jack Nicholson da antologia, a Il cavaliere Oscuro con l’iconico Heath Ledger nei panni del “pagliaccio” folle più famoso del mondo dei fumetti, sino ad arrivare a Jerad Leto in Suicide Squad e all’imminente Joker con Joaquin Phoenix.

Jack Nicholson: il ghigno infernale

Ma la prima, vera versione cinematografica del Joker, ormai entrata di prepotenza nella cultura di massa e tuttora preferita da molti, è quella offerta da Jack Nicholson nel Batman (qui il link su Amazon) diretto da Tim Burton nel 1989. Il film gode di un tono più adulto e “dark”, sebbene la componente favolistica e surreale sia ancora molto presente, e i personaggi che lo abitano sono tutti, compreso Batman, degli schizofrenici che vivono una vita “in maschera”, rivelando il proprio vero volto soltanto quando diventano criminali, o vendicatori.

Così il Joker di Nicholson è un normale criminale, Jack Napier, che solo dopo l’incidente chimico che gli rende la pelle bianca, i capelli verdi e gli stampa in faccia un ghigno perenne e malefico, rivela la sua natura più folle e interiore. Nicholson regala al personaggio tutta la sua, a volte incontenibile e debordante, istrionicità, con una recitazione forse sopra le righe ma in grado di stampare nella mente delle persone un personaggio in cui lo scherzo si fa sempre crudele, e in cui il confine tra sarcasmo e dolore è labile.

Qui Joker in fin dei conti è ancora un comune delinquente il cui scopo principale è pur sempre quello di arricchirsi in maniera illegale. Tuttavia l’amore per il caos, il gusto per lo sberleffo che sovverte l’ordine e l’angoscia esistenziale che sottende il suo agire da tragico buffone sono già ben presenti e delineati.

Il Joker di Heath Ledger: “Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo”

Saltando a piè pari il dimenticabile Joker del film di Joel Schumacher del 1995, Batman Forever (qui il link su Amazon), giungiamo a un’altra pietra miliare, la rilettura realistica e inquietante regalata ai posteri nel 2008 da un’Heath Ledger in stato di grazia e a un passo dalla fine.

Sporco, scomposto, nei vestiti e nel corpo caracollante e contorto, col volto devastato dal trucco sbiadito come quello di un animatore di feste per bambini in metropolitana a fine turno, il Joker di Il Cavaliere Oscuro sovverte l’approccio di quello del 1989. Nella nuova rilettura realistica di Nolan, che elimina i goticismi e l’oscurità da studi di posa di Burton per sostituirli con un’anonima metropoli di polvere e cemento, Joker è solo apparentemente un delinquente interessato a sottrarre le ricchezze della mafia, ma il suo unico obiettivo è in realtà un’altro: distruggere il simbolo che Batman rappresenta, rivelare il volto sotto la maschera, forzare la morale a palesare l’impossibilità della sua applicazione.

In una parola, Joker è un nichilista totale, il cui unico scopo è quello di far aprire gli occhi al mondo su quella che per lui è la verità ultima: il mondo è caos, ingiustizia e sofferenza e chi lotta per opporvisi è solo un’ipocrita o alla meno peggio un illuso che crede di potersi opporre all’assenza di significato dell’universo, armato del suo stupido e inadeguato senso della giustizia.

Heath Ledger tratteggia un Joker assolutamente distante da quello di Nicholson ma altrettanto indimenticabile. Nevrotico e in perenne equilibrio precario sull’orlo della follia, ma insieme lucidamente razionale e determinato nel percorrere la strada verso l’annientamento.

Joker e Suicide Squad

Lo so, il Joker di Jared Leto in Suicide Squad (qui il link su Amazon) non è tra quelli amati dal pubblico che, almeno finché non arriverà nei cinema la versione di Joaquin Phoenix, è sostanzialmente polarizzato tra le interpretazioni di Nicholson e Ledger, ma bisogna riconoscere al cantante-attore che la sua rilettura è stata pesantemente penalizzata dalla marginalizzazione della sua storyline all’interno di una pellicola sostanzialmente non riuscita.

Per quel poco che se ne può dire dunque, questo ennesimo Joker è sempre un criminale a capo di un’organizzazione concreta che ha come obiettivo l’arricchimento e il dominio territoriale, ma il suo è un Dorian Gray 2.0, un dandy del nuovo millennio, eccentrico, leccatissimo e nevrotico, caratterizzato da un look estremo e da modi affettati quanto efferati. Un amorale senza empatia, un narcisista che si è messo al centro del suo mondo, che domina con violenza psicologica prima che fisica, solitamente delegata ai suoi scagnozzi. Chissà, se non fosse stato relegato a pochi flashback e avesse goduto di battute efficaci e dialoghi a effetto, magari ora questo Joker non sarebbe così inviso ai fan, ma la storia del cinema non si fa con i se.

A breve infine potremo soppesare il Joker di Joaquin Phoenix che comunque a quanto pare ha già convinto la critica, col Leone d’Oro alla Mostra di Venezia per il film e il sentore di candidatura all’Oscar per Phoenix. Finché non lo vedremo non possiamo dirne molto, ma questo “taxi driver” truccato quasi come il clown/serial killer John Wayne Gacy e sofferente nell’anima e nel corpo, pronto a trasformarsi in dolente e distorto esempio per migliaia di altri frustrati e delusi dalla vita, sembra avere un potenziale enorme.

Del resto l’abbiamo detto in apertura: il Joker è il nostro doppelgänger, la metà oscura e rabbiosa che vive sotto la patinata superficie ordinata e ordinaria delle nostre vite quotidiane, sempre pronta a emergere e a condurci verso territori a noi sconosciuti, dove la differenza tra distruzione e redenzione è casuale quanto il lancio di una monetina.

The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland resta a nostro avviso una delle storie più belle sul Joker, a cui è debitore anche il film di Christopher Nolan.