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La Storia di Olaf, recensione in anteprima del corto su Disney Plus

Mentre il mondo si raffredda man mano, Disney Plus coglie ancora una volta la buona occasione per scaldarci il cuore con una storia breve, ma davvero intensa e divertente. Siamo stati rapiti nuovamente dal magico mondo di Elsa, proprio in uno dei momenti cruciali della sua evoluzione. Impossibile dimenticare il primo, vero brano di successo della saga di Frozen che ha conquistato il mondo, Let it go, noto anche al pubblico italiano con la versione di Serena Autieri All’alba sorgerò, titolo di pavarottiana memoria. Ma ricordiamo anche tutti i diversi passaggi della “trasformazione” di Elsa mentre si avvicina al suo castello solingo in mezzo ai ghiacci? Avete presente il momento in cui si libera del suo mantello viola? La storia di Olaf comincia proprio lì, quando spunta per la prima volta, grazie alla magia delle mani della ragazza, il nostro pupazzo di neve preferito. Dal titolo originale Once Upon A Snowman, un’espressione di chiaro spunto fiabesco, la nuova uscita Disney è prevista per il 23 ottobre sulla piattaforma streaming e vi prenderà solo poco più di sette minuti del vostro tempo. Com’è stato il nostro incontro in anteprima con questo corto?

La Storia di Olaf che ancora non conoscevate

In questa breve produzione dunque, il team che finora si è dedicato alle vicende delle due sorelle, ormai regnanti entrambe e ciascuna nel mondo che più si confà alle proprie caratteristiche, si dedica ora alla rivelazione delle origini finora sconosciute di Olaf, il pupazzo di neve che ha sciolto i cuori nel film d’animazione vincitore dell’Academy Award 2013 della Disney, Frozen, e il suo acclamato sequel del 2019. I primi passi mossi da Olaf vengono raccontati in questo nuovissimo cortometraggio, quando il pupazzo di neve più divertente e caratteristico del mondo animato prende vita e cerca la sua identità sulle montagne fuori Arendelle.

La bellezza di questo corto infatti è che ci mostra in maniera pedissequa il percorso di Anna ed Elsa nel primo capitolo della saga di Frozen, ma rivivendo da un altro punto di vista questa pellicola (almeno in parte), riuscita a sbancare ai botteghini quasi quanto il secondo capitolo (quando ancora si poteva andare liberamente nelle sale dei cinema e far accumulare cifre da capogiro al botteghino per i migliori film). Ci ritroviamo quindi nelle lande desolate e sferzate dal vento, tra Elsa che va in cerca di se stessa e Anna che va in cerca di Elsa.

Foto generiche

Ritroviamo così anche Oaken, il commerciante che aveva venduto i nuovi capi d’abbigliamento alla sorella minore dell’allora regina di Arendelle, mentre Olaf prende vita e si rende conto di avere un’anima, una coscienza e una percezione di sé. Non fatica di certo a prendere le misure del mondo in cui si trova, con un approccio e un carattere molto simili a quelli che abbiamo conosciuto in Frozen 2 – Il regno di Arendelle, tra battute ed espressioni mimiche e verbali effervescenti.

That felt just like a warm hug. I’m all of, and I’d like warm hugs.

Il fiuto per il pericolo

Proprio il commerciante, che aveva avuto un ruolo tutto sommato piuttosto secondario e oseremmo dire “risicato” nel primo film, assume qui una rilevanza indiscutibile, almeno per Olaf. La questione attorno alla quale ruota la parte centrale del corto è infatti dedicata alla creazione di quello che è forse il tratto più caratteristico del personaggio protagonista: il suo naso. Ebbene sì, scegliere il naso per un pupazzo di neve non è affatto scontato, soprattutto se ci si ritrova nell’unico negozio in chissà quante miglia coperte da territori coperti da neve, foreste e montagne.

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Dunque la scelta a disposizione per il naso del pupazzo è davvero ampia, ma nessuna sembra convincerlo davvero. Non si arriva però alla versione definitiva: l’unica opzione un po’ più accettabile delle altre è una salsiccia, che però non risolve i problemi di Olaf, anzi. Si getta letteralmente a capofitto in una rocambolesca fuga da un branco di lupi affamatissimi e attirati dal profumo del naso del pupazzo, il quale aveva appena completato la sua “costruzione” del corpo grazie a Oaken, per non dire della sua scoperta improvvisa: l’estate.

Com’è possibile che ad Arendelle, in pieno inverno e nel bel mezzo di una tempesta, Olaf scopra l’estate? Non vi riveliamo altro, ma possiamo solo anticiparvi che le spiegazioni legate al “colpo di fulmine” proverbiale che ha colpito il nostro bel pupazzo di neve nei confronti del “calore”. Chi conosce la storia infatti, saprà bene come Olaf sia ossessionati dai “caldi abbracci” e La Storia di Olaf tenta di fare chiarezza a tutto questo.

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All’alba sorgeranno

Come ci è sembrato dunque questo prodotto? Onestamente, per quanto sia un corto, La Storia di Olaf è forse “troppo corto”. A ben guardare, proprio su Disney Plus ci sono parecchie altre brevi produzioni cinematografiche, che toccano anche i dieci minuti, e qualche attimo in più non sarebbe di certo guastato. Abbiamo la certezza che il team sia in grado di dare vita a una storia un po’ più completa o quantomeno non troppo frettolosa, rispetto a quanto abbiamo visto in anteprima.

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Sosteniamo questo punto di vista anche, e soprattutto, in virtù dell’incredibile cura grafica che il team di produzione è riuscito a riporre ancora una volta in questa piccola, grande produzione, facendoci brillare gli occhi di fronte a tutti i cristalli di neve che illuminano ancora una volta il regno di Arendelle. Se non ci è chiarissimo un passaggio proprio nella fase finale del corto, un rimando importante invece è stato quello della luce del sole all’alba, che inonda gli occhi e il volto di Olaf, non solo per indicare la nuova vita che si sta aprendo di fronte a lui, ma anche per ricordare lo stesso sole che era sorto in fronte a Elsa per inaugurare la sua improvvisa e importante inversione di rotta nel mondo. Possiamo ben dirlo: all’alba sorgeranno.

Per poter dare “caldi abbracci” a Olaf, potete acquistarlo sia in versione Funko Pop! con la simpatica salamandra in testa, sia come Funko Pop! singolo.