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Lookism, recensione: il "look" del bullismo in Corea

Lookism, la serie anime tratta dal webtoon coreano di Taejun Pak, arriva su Netflix: un anime veloce, un po' sporco, forse persino spietato.

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Avatar di Elisa Erriu

a cura di Elisa Erriu

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 12/12/2022 alle 16:00
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La Corea del Sud ci tiene al suo look: palazzi raffinati, fisici marmorei, skin care invidiabile, linee automobilistiche eleganti, prendete gli attori dei K-drama o qualche membro delle K-pop band più famose e provate a dire che non sono belli. Se poi voleste altre conferme, vi basta guardare qualsiasi manga coreano e vedreste come i personaggi vengano spesso ricalcati su stereotipi di bellezza spesso ripetuti o ricercati da loro stessi. In Lookism, il nuovo anime Netflix adattato dall'omonimo fumetto di Taejun Pak e realizzato dallo Studio Mir, l'aspetto estetico è il fulcro della trama, dato che il protagonista, un ragazzino sovrappeso vittima di bullismo, riesce a un certo punto a sdoppiarsi e vivere la vita di un bellissimo liceale.

Perché scappare dal proprio aspetto? Perché non credere maggiormente in ciò che si è dentro rispetto a come si appare fuori? Sembrano domande a cui è facile rispondere, ma Lookism, in 8 episodi, ciascuno della durata compresa tra 22 e 30 minuti, nonostante l'aspetto intrigante, non ha la pretesa di mostrare la bellezza patinata di un mondo fatto di luci, gloss e marche lussuose, desidera scavare più a fondo, fino all'anima. Un anime veloce, un po' sporco, forse persino spietato. Come i pugni che si prendono alcuni studenti nei bagni del liceo.

lookism-259459.jpg

Le luci e le ombre della Corea del Sud

"Lookism" si può declinare in due modi: secondo quanto dichiarato dall'autore, questo termine significa letteralmente "la supremazia dell'aspetto" e viene usato spesso in Corea per riferirsi "agli stereotipi positivi, al pregiudizio e al trattamento preferenziale riservato a persone fisicamente attraenti". D'altronde, la parola è una perfetta combinazione di "look", ovvero sguardo, sembianza, e "superficialism", a sottolineare il potere che ha l'estetica, tutt'altro che superficiale. Ma ci piace pensare che abbia anche un'altra declinazione: l'incontro tra l'aspetto e il bullismo.

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Il bullismo è diffuso purtroppo in tutto il mondo e neppure la splendida Corea del Sud è salva da questo brutto, orrido tarlo. Statistiche recenti affermano che più di 1 persona su 10 soffre di bullismo ogni giorno, a lavoro o a scuola. All'inizio di Lookism, ci scontriamo subito con questo male che affliggono i licei coreani: Park Hyeong-seok, il protagonista principale della serie, è un giovane studente costretto a sopportare atti di bullismo da parte dei suoi compagni. Il motivo di questa cattiveria? Il ragazzo è sovrappeso. La storia non risparmia la triste realtà, le violenze, le accuse, le botte e le torture, fisiche e psicologiche, che il ragazzo patisce, sono motivate solo e soltanto per il suo aspetto fisico. Le persone lontane dagli standard di bellezza e di perfezione come lui condividono tutte lo stesso destino: non sono accettate dalla società (coreana) e vengono insultate o maltrattate davanti a tutti.

Nessuno interviene, nessuno protesta questa condizione: soltanto la madre di Hyeong-seok asseconda il figlio e gli fa cambiare scuola, sperando di aiutarlo. Ma quando il ragazzo si trasferisce ed è pronto a cambiare vita, scopre che, appena si addormenta, si risveglia nel corpo di un'altra persona, un ragazzo di bell'aspetto, atletico, prestante e affascinante. L'unica cosa che accomuna i due ragazzi è che entrambi hanno una bellissima voce.

Ne consegue una sorta di doppia vita: il Hyeong-Seok "bello" va a scuola, alla luce del sole, mentre la sua versione "brutta" si trova un lavoro part-time di notte per racimolare più soldi e permettersi le spese di una vita in solitaria.

La trama è relativamente tutta qua, semplice ed efficace, non si perde in intricate strategie o falle che spesso capitano nelle storie in cui i personaggi convivono con i propri alte-rego. Niente evoluzioni filosofiche alla Your Name., niente storie d'amore alla Ranma: i toni cupi e melodrammatici smorzano i pochi momenti comici, le emozioni emergono a fatica, ma non perché non sono presenti, bensì per una semplice considerazione, ovvero la difficoltà di riuscire a tirare fuori la propria vera identità, la propria luce, quando fuori le ombre ci divorano.

Lookism, look-issimo

Per una serie che parla di aspetto fisico e di bellezza da preferire alla propria identità, lascia poco a desiderare in alcune sequenze la scelta della CGI per l'animazione dei personaggi. Per fortuna che gran parte dell'animazione è dedicata al disegno classico. I manhwa, ovvero i manga coreani, spiccano per una scelta precisa, quasi maniacale, dell'estetica nei tratti, specialmente quando questi fumetti approdano su internet prima che sulla carta e per questo si chiamano webtoon.

Questi "manga sul web" sono caratterizzati spesso da disegni digitali che sfruttano rendering o modelli 3D già presenti in rete per facilitare gli artisti. Ma sebbene sia difficile trovare spesso webtoon di pregevole fattura in fattori grafici, è praticamente impossibile trovare manhwa in cui i disegni siano "brutti", con tratti grezzi o imprecisi. I manga coreani talvolta anzi tendono ad accentuare così tanto il realismo grafico, da essere poco distinguibili i tratti caratteristici dell'autore, ma creano a loro volta una sorta di standard di qualità. Non era un caso che molte serie anime giapponesi venissero poi disegnate da "korean sponsor".

lookism-259461.jpg

Il webtoon di Lookism ha avuto un enorme seguito, appassionando fan da tutto il mondo: l'adattamento animato aderisce fedelmente alla trama originale e al resto dei personaggi secondari, come Basco e gli amici di Hyeong-seok. L'inclusione del leader che si prende cura degli oppressi, fa emergere un'altra caratteristica della serie, dedicata ai combattimenti e al lato più d'azione della storia. Peccato che la sensazione percepita sotto questo punto di vista più dinamico venga poco approfondito: si sa poco del talento di Hyeong-seok, ma si intuisce che, se verrà confermato, potremmo sapere di più sulla sua vita segreta in una prossima serie.

La domanda che ci siamo posti è: l'adattamento animato piacerà a chi non ha letto il manga? Non c'è dubbio sul fatto che la trama presenta personaggi ed elementi intriganti con cui è facile empatizzare, in particolar modo con l'arco narrativo che parla dell'amicizia con Ji-ho e Deok-hwa, che incarnano a loro volta il tipo di persone che Hyeong-seok vuole sia evitare sia proteggere.

Le prove da lui affrontate fino alla fine dell'anime lasciano più domande che risposte, il che è abbastanza sorprendente, soprattutto perché questo è il vero fattore scatenante della trama: come convivrà Hyeong-seok separato in due parti, dopo ciò che ha vissuto? Perché d'altronde, al contrario di molti altri manhwa in cui la morale in fondo alla storia è che tutti i personaggi possono migliorare e diventare più forti, più ricchi, in una parola, più "splendenti", se lavorano su loro stessi, nel caso di Lookism non è così scontato intuire la scelta di Hyeong-seok. Il finale di questa prima parte è aperto, spiazzante e scava più in profondità di quanto vorremmo. Convivere con una doppia vita o affrontare i pregiudizi della società? Dar voce al proprio dolore o dargli soltanto un volto?

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