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Lupin III – The First, il ritorno tridimensionale del ladro gentiluomo di Monkey Punch

Fra cartoni animati e gli anime trasmessi negli anni ’70 e ’80 e tutte le icone culturali rimaste impresse nella memoria di una generazionali, solo un personaggio ha avuto un impatto così grande in Italia e nel resto del mondo: il ladro gentiluomo Lupin III. Il personaggio creato dalla matita del compianto Monkey Punch (scomparso tragicamente lo scorso Aprile) spegnerà le sue 53 candeline quest’anno, ma l’età non ha intaccato la sua forza narrativa e la presa che fa sul pubblico. Dopo anni di bellissimi spin-off e due serie regolari, Lupin III ha deciso di (ri)sfondare sul grande schermo con The First, primo lungometraggio nella sua lunga storia ad essere animato in 3D, curato dallo studio Marza Animation Planet (Capitan Harlock).

Ritorno alle origini

Dopo le ultime ed efficaci sperimentazioni sul DNA di questo gagliardo eroe, l’intento di The First è riportare in auge la visione classica di Lupin, quella nata dalla commistione del manga di Monkey Punch con la rilettura romantica che Hayao Miyazaki apportò da Il castello di Cagliostro in poi e che il pubblico conosce e si ricorda con affetto. Il nipote di Arsenio Lupin presente in questa pellicola non ha quindi più le influenze pulp e noir del manga e della serie spin-off La donna chiamata Fujiko Mine né fa sfoggio di gadget iper tecnologici come visto nelle ultime serie ambientate ai giorni nostri. The First segna quindi un ritorno alle origini spinto dal salto alla terza dimensione dell’animazione, in una perfetta celebrazione della sua figura.

La storia è semplice, direbbe qualcuno: di nuovo ambientato nella Francia degli anni ’60, Lupin e la sua banda sono sulle tracce del misterioso Diario di Bresson, un libro sigillato in un marchingegno scritto da un archeologo francese durante la seconda guerra mondiale nonché soprattutto l’unico colpo mai portato a termine del nonno Lupin I. Inseguito sempre dall’Ispettore Zenigata, il nostro ladro farà anche la conoscenza e stringerà una alleanza con la giovane Laetitia, una ragazza affascinata dal mondo dell’archeologia anche lei alla ricerca del Diario. Ben presto però gli eroi si scontreranno con una cellula superstite dei nazisti che vuole usare il mistero dietro al Diario per far risorgere il Terzo Reich.

Nonostante la sua classicità l’avventura scorre facilmente e intrattiene molto bene, grazie a un ritmo serrato fino alla fine della pellicola e qualche colpo di scena ben inscenato anche se prevedibile. Un po’ un peccato che i comprimari storici di Lupin siano messi un po’ in disparte per gran parte della pellicola per far spazio alla collaborazione fra Lupin e Laetitia, inaspettatamente legati a doppio filo dal destino. Anche i due villain, per quanto un po’ stereotipati, hanno un bella presenza scenica e sono efficaci nella loro cattiveria molto old-school.

In un perfetto canovaccio da avventura classica di Lupin, non mancano azione, amori, e tanta avventura. Se da un lato vedere dopo cinquant’anni lo stesso tipo di storia sul grande schermo può stancare uno spettatore più smaliziato, gli appassionati cresciuti a pane a Cagliostro avranno tanto da amare in The First, soprattutto nei piccoli tocchi della sceneggiatura a diversi elementi classici, senza mai cadere nel citazionismo pedante. Per il resto la ricerca del Diario di Bresson si rivela un’avventura a metà fra le esplorazioni da Indiana Jones fino allo spionaggio di 007, mostrando tutta la versatilità del microcosmo di personaggi di Monkey Punch.

Una nuova dimensione

Il vero punto di forza di The First è nel suo lavoro di computer grafica pregevolissimo: il Marza Animation Planet, forgiato principalmente sui corti e solo da pochi anni con i lungometraggi, è riuscito a creare un proprio stile che risalta anche su studi più blasonati. Su fondali e scenari votati al fotorealismo, sono i personaggi che mantengono lo stile cartoon delle proprie versioni bidimensionali, in tutto e per tutto: Il vero spettacolo della pellicola è vedere trasposte le movenze slapstick  e le espressioni sardoniche di Lupin, la precisione millimetrica dei proiettili di Jigen e gli iconici tagli della Zantetsu-ken di Goemon interamente trasposti in 3D senza perderne forza e impatto visivo, ma anzi avvalorati da una regia tridimensionale. L’esempio migliore è l’incredibile sequenza della fuga iniziale, in cui la macchina da presa virtuale “entra” letteralmente nel cellulare aperto in due da un fendente del samurai.

Nonostante a volte le movenze dei personaggi risultano fin troppo comiche ed esagerate, il colpo d’occhio estetico di The First è in assoluto uno dei migliori che il paese del Sol Levante ci abbia mai regalato con questa tecnica di animazione, capace di coniugare tradizione stilistica con le tecniche più recenti e approfondite di modellazione e shading.

Il distributore nostrano Koch Media ha riunito per questo grande salto tutte le voci storiche dei personaggi creando un buon lavoro di doppiaggio, anche se fin troppo ancora allo stile delle serie classiche per adattarsi a momenti più drammatici e carichi. Molto meno il lavoro di adattamento, certe volte fuori sincrono con il labiale digitale dei modelli.

La rinascita di una icona

Nel 2017 Monkey Punch, al secolo Kazuhiko Katō disse in un’intervista “Voglio far conoscere Lupin nel mondo e fargli vivere ancora molte avventure“. Questa citazione è stata piazzata alla fine della pellicola, dopo aver assistito a un bel tramonto come ultima inquadratura. Il messaggio che ne ho tratto è abbastanza chiaro: nonostante la dipartita del suo autore, Lupin rimarrà sempre uguale a sé sulla celluloide, pronto per imbastire nuovi colpi, salvare nuove fanciulle, correre dietro a Fujiko, farsi una sigaretta con Jigen, sfidare Goemon e sfuggire ai tentativi di cattura di Zenigata. Sotto le note immortali di Yuji Ohno, Lupin continuerà a vivere e farci entusiasmare ogni volta.

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