Cinema e Serie TV

Narciso Nero, anteprima della miniserie su Disney Plus

Narciso Nero è la nuova miniserie in tre parti che sarà disponibile dal 16 Aprile su Disney Plus. Lo show è ispirato al romanzo omonimo di Margareth Rumer Godden del 1939  e al film, vincitore di ben due Premi Oscar nel 1947, diretto da Michael Powell ed Emeric Pressburger. La miniserie Narciso Nero vede alla regia Charlotte Bruus Christensen e nel cast Gemma Arterton, Alessandro Nivola, Aisling Franciosi, Gina McKeen, Jim Broadbent e Diana Rigg, la compianta attrice che ha interpretato Olenna Tyrell in Game Of Thrones, scomparsa pochi mesi dopo la realizzazione dello show. Abbiamo avuto il piacere di guardare la serie in anteprima, di cui ci raccontiamo le nostre considerazioni senza troppe anticipazioni.

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La trama e il cast di Narciso Nero

La storia alla base di Narciso Nero mescola mistero, erotismo e dramma, in un intreccio che nel film di Powell e Pressburger  sono trasposti in maniera tanto ambiziosa quanto lungimirante. La narrazione si concentra su un gruppo di suore inglesi inviate sulle cime dell’Himalaya per dar vita a un convento, in un antico harem che cela, nella sua storia, indicibili enigmi.

Sorella Clodagh è incaricata di fondare un nuovo convento ai confini esterni dell’Himalaya, un compito difficile poiché molte sono le storie misteriose legate al luogo in cui la struttura sorgerà. Infatti, una precedente missione, composta da monaci, era miseramente fallita dopo pochissime ore dal suo inizio per questioni mai scoperte. Clodagh ha il compito di seguire un gruppo di suore composto dalla giardiniera Philippa (Karen Bryson), l’allegra Briony (Rose Cavaliero) e l’instabile Ruth (Aisling Franciosi). Lentamente, ogni suora inizia a mettere in discussione la propria fede e sanità mentale, un’isteria generale aggravata dal signor Dean (Alessandro Nivola), l’agente del generale che inizia a insinuare il dubbio e accendere la libidine delle suore in isolamento.

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Sicuramente la grande storia alla base della miniserie TV è supportata da un lavoro attoriale degno di nota, che da solo regge tutta la messa in scena dello show. Gemma Arterton dà a Clodagh un senso di superiorità e compassione verso le sue sorelle ed è abilmente supportata da artisti del calibro di Gina McKee, Jim Broadbent e, nel suo ultimo ruolo, Diana Rigg. Come ci si aspetterebbe, lo show televisivo fa un lavoro migliore rispetto al film per quanto riguarda l’integrazione dei personaggi. La produzione, infatti ha assunto attori asiatici per interpretare personaggi di quella determinata etnia, come Dilip Rai (Chaneil Kular), che inizia una relazione con Kanchi, ruolo precedentemente interpretato nel film da Jean Simmons, truccata in modo da sembrare indiana pur non essendolo.

L’adattamento di Coe riesce anche a rimpolpare il retroscena della sorella Clodagh alimentando l’attenzione dello spettatore con alcuni flashback dalla forte carica erotica (che Powell e Pressburger non avrebbero potuto mai fare, vista l’epoca di uscita del film e la dilagante censura) che influiscono molto sul suo presente.

Narciso Nero, un’opera riuscita a metà

Narciso Nero rivela molti nervi scoperti su questioni storiche e sociali, derivanti dalla presenza di queste missioni anglicane su suolo indiano. Sicuramente si può vedere un’allegoria del colonialismo nella questione dei cristiani bianchi che impongono i loro modi e mezzi a una popolazione che se la cavava perfettamente senza di loro. Mopu, infatti, è un luogo opprimente e infestato dove la gente del posto è comprensibilmente diffidente nei confronti di altre ingerenze esterne da parte degli aspiranti salvatori bianchi.

Inoltre, il romanzo della Godden ha i suoi elementi orientaleggianti e melodrammatici, ma è anche segnato dalla sottile psicologia dei ritratti, molto profondi, delle suore e dalle sue evocazioni liriche dell’India, dove la scrittrice visse da ragazza. Oltre a questo, nel romanzo permane una sorta di tacito legame tra proibizione e tensione verso la sensualità di cui tutte le suore del convento, piano piano, cadono vittima. Ciò accade sia a causa del luogo, un antico harem sulle cui pareti sono disegnati scene erotiche, sia per la presenza del personaggio di Mr. Dean che cercherà di tentare sia suor Clodagh, sia Ruth che condividono un sacco di sguardi rubati.

Ma, contrariamente al romanzo e alla precedente trasposizione cinematografica dell’opera della Godden, nella miniserie Narciso Nero, l’elemento sensuale è abbastanza esplicito ed è ben lungi dal creare la tensione psicologica propria di un racconto che mostra qualcosa e subito la cela, creando suspence e curiosità nello spettatore.

Purtroppo, però, l’operazione di coinvolgimento non è totale e l’opera non convince appieno lo spettatore, anche perché Narciso Nero, nata dalla collaborazione tra FX e BBC, è sicuramente un’ottima produzione, ma non fa battere il cuore. Non ci tiene incollati allo schermo né racconta qualcosa di diverso e più suggestivo rispetto alla precedente trasposizione e, in definitiva, delude quasi tutte le aspettative. La serie, quindi, risulta essere sapientemente confezionata, ma poco sostanziosa.

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Il problema più grande di Narciso Nero è il tempo di esecuzione della narrazione. Tutti e tre gli episodi vedono una forte enfasi sui flashback, che si tratti della morte della principessa che un tempo abitava l’harem o della relazione passata di Clodagh. Questi frammenti sono interessanti, sicuramente, e mostrano il contrasto tra le attuali vite delle suore e il loro passato idilliaco a cui desiderano tornare, ma l’accumulo di questi balzi all’indietro forma una sorta di collo di bottiglia dal quale non passa più nessuna emozione, se non la noia. Nell’episodio finale, infatti, è difficile non vederli come riempitivi.

Conclusioni

Narciso Nero è una miniserie che certamente intrattiene e racconta una storia molto bella che abbiamo la possibilità di leggere e vedere nell’omonimo romanzo e film, rispettivamente del 1939 e 1947. Questa nuova opera, prodotta da FX e BBC, sente molto l’influenza della precedente trasposizione e cerca di rielaborarla, senza però riuscirci appieno. Il ritmo narrativo di Narciso Nero, inoltre, è rallentato da frequenti flashback che spesso sembrano dei veri e propri riempitivi, anche pruriginosi, che niente aggiungono alla trama già ben costruita. Ottima, comunque, la caratterizzazione dei personaggi e l’interpretazione degli attori che li portano sul piccolo schermo, soprattutto l’ultima performance di Diana Rigg che conferisce lustro e autorevolezza al ruolo di madre Dorothea.