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Ralph Spacca Internet è un film che… spacca!

Il primo Ralph Spaccatutto è stato un film che, in qualche modo, ha segnato un passo importante nel mondo della cinematografia: ha segnato l’accettazione del videogame al cinema, per mezzo di qualcosa che non fosse squisitamente una trasposizione (Resident Evil e compagni) e che non fosse neanche un prodotto di nicchia, come è stato per il leggendario (e incompreso) Tron. Il primo Ralph era un film che prendeva i videogame, vecchi e nuovi, e ne trasmetteva la visione, la filosofia e, in qualche misura, la cultura.

Non era, quindi, un film sui videogame in quanto tali, sulle licenze o sul product placement (che ovviamente era presente in gran misura), era un film sull’amore per i pixel, sulla passione per quello che è il videogioco in sé, ed in tal senso ha dato una dignità alla cultura del videogame che, forse, solo nel cuore degli anni ’90 aveva ricevuto la giusta attenzione, seppur allora fosse pesantemente mascherata dal product placement Nintendo e affini.

Se Ready Player One ha consacrato definitivamente quest’idea del videogioco come tema, e non come brand, al cinema, ci pare evidente che la reiterazione dello stesso tema, con le stesse modalità, e giusto una storia un tantino diversa, ci sarebbe sembrato un fiasco totale. Un pensiero che evidentemente è passato anche per la testa di Disney, che con il sequel di Ralph ha preso l’idea di proporre al cinema non un brand specifico, ma una cultura, quella di Internet, facendo di questa lo sfondo per la vicenda dei due protagonisti, Ralph e la piccola e tenace Vanellope.

A 6 anni dagli eventi del primo film, la vita procede nella piccola comunità di personaggi dei videogame della sala giochi in cui si trovano Ralph e Vanellope. Il primo è adagiato sugli allori di una vita serena e placida, in cui si susseguono giorni tutti uguali, scanditi dai ritmi di abitudini consolidate: il lavoro nel “turno” al suo cabinato, una birra al bar di Tapper, e poi a zonzo con l’amica Vanellope, che invece vive la monotonia come un peso, serbando nel cuore la voglia di cambiare, di dare alla noia uno scossone.

L’occasione arriva ben presto con l’arrivo della rete Wi-Fi all’interno della sala giochi, che sarà poi l’occasione per il duo di imbattersi in una avventura verso il mondo di Internet, alla ricerca (su eBay) di un volante che possa permettere al proprietario della sala giochi di riparare il cabinato di Vanellope, Sugar Rush, la cui improvvisa rottura (causata proprio da Ralph) rischia di lasciare innumerevoli personaggi senza casa e senza uno scopo.

Arrivati in Internet, la coppia dovrà quindi rintracciare la struttura di eBay, e da lì partire alla caccia del denaro necessario per l’acquisto, la qual cosa comporterà l’utilizzo di alcune delle meccaniche economiche inaugurate proprio dalla rete, con effetti tutti da ridere, specie grazie alla capacità Disney di saper ridere di sé stessa, mai come in questo film efficace e intelligente. Qui il film cambia registro, e da enorme e colorato carrozzone citazionistico, diventa pian piano un film sull’amicizia, sulla morbosità, e sulla necessità di lasciare le persone che amiamo libere di osare, di rischiare, e di essere felici, a prescindere da quello che sia il nostro bisogno viscerale di tenerle sotto controllo, a portata di mano.

Il primo impatto con Ralph Spacca Internet è sorprendete, e per quanto esso riprenda la formula del capitolo precedente, ovvero quella di rendere comprensibile l’astratto, in questo specifico caso “Internet”, l’idea di virare il tema dai videogame alla rete è intelligente e ben strutturato. La prima cosa che colpisce è la città di Internet, una metropoli futuristica in cui gli avatar degli utenti (un incrocio tra i Mii di Nintendo e degli squadratissimi Funko Pop) si spostano rapidamente tra le rappresentazioni dei vari portali e servizi offerti dalla rete. E così il film si diverte a dare una struttura fisica all’astratto della rete, trasformando i principali brand in palazzi, strutture, installazioni che contribuiscono a creare un ambiente visivamente ricchissimo e affascinante.

Google è quindi la torre più alta della rete, Pinterest è una galleria d’arte, Twitter un albero su cui si appollaiano canarini azzurri che si scambiano cinguettii, Amazon un enorme centro commerciale e così via, creando nello spettatore una naturale curiosità ad ogni colpo d’occhio, quasi venisse la voglia di avere davvero un avatar per farsi un giro in città.

Allo stesso modo il film, con una lieve satira, si diverte anche a dare una forma ad alcune delle formule tipiche della rete, come i fastidiosi pop up (qui omini che cercano costantemente di fare accattonaggio) o delle royalties derivate dai video della rete, che ad un certo punto diverranno uno dei nodi centrali per lo sviluppo della trama.

Alla ricerca di denaro, Ralph finirà infatti per caricare in rete video di sé stesso, intento a rendersi ridicolo con alcune delle challange ben note al mondo di Internet, come l’ingerimento di peperoncini o video in stile Jackass che tanto hanno fatto (e fanno) la fortuna di YouTube. La critica, come detto, è lieve ma sufficiente, specie per il pubblico dei più giovani: Internet è business, è un giro di soldi (qui di cuori) che premia i video stupidi e fotocopiati, come ben ci spiega l’algoritmo che è a capo della piattaforma che Ralph sceglierà per arricchirsi, la fittizia BuzzTube.

Il film, come detto, ne approfitta anche per fare satira in casa, ovvero verso la stessa Disney, il cui sito Internet è sostanzialmente una versione immensa (e meravigliosa) di un parco a tema, in cui personaggi disegnati a mano e in 3D convivono tra eroi Marvel e Stormtrooper. Qui Disney segna un colpo da maestro, che da solo vale il prezzo del biglietto: ovvero la rappresentazione più fresca, moderna e critica dello stereotipo delle principesse, qui presenti secondo il modello degli originali film di appartenenza.

Ci sono tutte, da Biancaneve a Merida (con quest’ultima che fa fatica a farsi comprendere perché, poveretta, è “di un altro studio”), e tutte offrono a Vanellope un aspetto dello stereotipo classico in cui la piccola pilota, ovviamente, fa fatica a riconoscersi. Perché le principesse sono demodé (cosa proprio esplicitata dal film!) e sembrano vivere fuori dal mondo (cosa che é). Questo è il momento più divertente e gustoso del film, tanto che se domani venisse annunciato uno spin off su queste versioni dei personaggi, credeteci, non fareste fatica a fare la fila al cinema per vederlo.

Ciò detto, Ralph Spacca Internet è un sequel intelligente e ben costruito, che pur mantenendosi fedele allo stile del primo episodio, non fa del contesto di Internet, dei suoi meme e delle sue criticità, il tema preponderante della sua narrazione. In tal senso è un film bilanciato, divertente, che sa quando far ridere e sa lasciare spazio (il minimo indispensabile per un pubblico giovane) ad una riflessione profonda, seguendo un po’ quello che è lo stile che ormai in Disney è stato trasposto dalla matrice di Pixar, ancora e sempre abilissima nel trovare il giusto compromesso tra intrattenimento e introspezione. In buona sostanza è un film colorato e godibile, adatto ad un pubblico di tutte le età, forse anche a dispetto del suo predecessore, che vincolato com’era al mondo del videogioco, rappresentava per alcuni spettatori troppo legati ad un sottobosco che, magari, non era proprio appetibile per tutti. Utilizzando ora il pretesto di Internet, e parte del suo linguaggio, il risultato è, per quanto meno “amarcord”, certamente più comprensibile (e digeribile) anche solo a quanti di Internet hanno quella visione parziale che deriva solo dai meme e dai social. 

Il primo Ralph Spaccatutto è disponibile da tempo in edizione home video, anche se i videogame non sono il tuo pane quotidiano, si tratta di un film divertente e ben scritto, che varrebbe proprio la pena di vedere!