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Recensione Malebolge di Fabio Centamore, la space opera che parla italiano

Genere
Fantascienza
Formato
eBook
Autore
Fabio Centamore
Editore
Unreal Books
Collana
Sogni Alieni

Nel futuro di Malebolge gli esseri umani hanno colonizzato il sistema solare ma hanno ancora parecchi problemi da risolvere.

Malebolge è un romanzo breve che fa seguito a L’indesiderato, ma si può leggere serenamente come opera a sé stante. Abbiamo una storia di fantascienza che si potrebbe ascrivere al sottogenere della space opera, facendo un piccolo sforzo di immaginazione. È ambientata in un futuro non troppo remoto, nel quale il genere umano ha colonizzato buona parte del sistema solare, riuscendo nel contempo a generare problemi direttamente proporzionali allo spazio occupato.

E siccome gli esseri umani non cambiano, si è reso necessario costruire più prigioni. Compreso Malebolge (ma il nome corretto sarebbe Istituto Correzionale Orbitante III-G), una struttura correttiva che, concordano le voci narranti, è più che altro un campo di concentramento dove i detenuti sono costretti a lavorare fino alla morte. Fine che, fortuna loro, non tarda ad arrivare.

La storia è narrata in prima persona e a due voci. Quella della prigioniera Ciaula e quella dell’ispettore capo Amendolia, che si reca alla prigione per interrogare un prigioniero, alla ricerca di una svolta in un’indagine. Un evento violento e improvviso incrocia i loro destini. Lei è alla ricerca di libertà, e forse vendetta. Lui si troverà suo malgrado costretto a inventarsi un modo per salvarsi la pelle.

Centamore ha uno stile veloce e figurato, cinematografico sotto molti aspetti e incisivo nel descrivere l’azione. Una descrizione che occasionalmente è fin troppo precisa, nel modo in cui racconta i movimenti delle membra, le espressioni, i colpi e il sangue – che comunque non è troppo e di certo non siamo allo splatter. L’autore non è particolarmente generoso con le metafore ma riesce a distinguere bene i due personaggi, dando a ognuno di loro un linguaggio e uno stile riconoscibile.

Malebolge

La narrazione è sempre in prima persona e al presente. Il testo non segnala, se non con un capoverso in più, il passaggio da Ciaula ad Amendolia e viceversa. La prima volta può risultare spiazzante, non si capisce subito che è un altro personaggio a parlarci. Ma basta poco per capre come cambiano il tono, il lessico, la personalità della voce narrante; Centamore ha elaborato piuttosto bene questa tecnica, con un risultato armonico ed elegante.

La voce della prigioniera è piena di rabbia, le frasi sono spezzate e infarcite di volgarità, c’è un mix di rancore e paura. Teme ciò che può accadere e le persone che ha intorno, e allo stesso tempo trova forza nel suo passato – prima da militare e poi da regina del crimine. Amendolia, di contro, ha una voce più pacata a riflessiva; sembra quasi guardare da lontano agli eventi di cui è protagonista. Non è senza emozione, ma il suo racconto è meno trafelato e più profondo.

Il tempo verbale cambia per un notevole frammento del testo, quando Centamore sceglie il passato remoto per gestire un importante flashback. Cambia anche l’ambientazione, e si passa dall’oppressivo carcere spaziale – anzi da una singola, piccola stanza – agli spazi aperti di Marte. Qui l’autore si lascia andare a una narrazione più tipicamente Sci-Fi, con un territorio martoriato da esperimenti di terraformazione maldestramente abbandonati.

Marte in questo libro non è più sé stesso, ma non è riuscito a diventare la terra promessa che avrebbe dovuto essere. Non è più così rosso, con un’atmosfera rarefatta e persino qualche tentativo di vita destinato al fallimento. Ed è ancora un inferno per gli sventurati che calcano le sue lande. I lettori più attenti alla precisione scientifica potrebbero avere da ridire su alcuni dettagli, che passeranno inosservati agli altri.

Malebolge è ricco di azione, raccontata con un linguaggio veloce. Non è troppo sofisticato, e trova nella semplicità (della trama e del linguaggio) la sua arma, insieme alla coerenza stilistica e ad alcune trovate narrative degne di nota. Lo si legge con piacere e si arriva piuttosto in fretta alla fine. Il finale non è di quelli esplosivi, forse persino prevedibile, ma è utile per tirare il fiato: ci si arriva dopo una gran corsa di eventi, parecchie scene di azione e qualche morto. Ti fa pensare che il protagonista si meriterebbe un po’ di riposo. Chissà se Fabio Centamore glielo concederà, nel prossimo libro.

Malebolge

Malebolge è un romanzo breve ambientato in un futuro non troppo remoto, nel quale il genere umano ha colonizzato buona parte del sistema solare, riuscendo nel contempo a generare problemi direttamente proporzionali allo spazio occupato


Verdetto

Trama e linguaggio sono valorizzati da un'attenta ricerca della semplicità formale e dell'immediatezza comunicativa. Centamore mette il lettore subito al centro dell'azione, per poi accompagnarlo nel rapido dipanarsi della trama.

Pro

stile di scrittura agile e asciutto, mai noioso. Alcune metafore molto ben riuscite.

Contro

gli aspetti scientifici a volte sono poco convincenti. Il personaggio di Ciaula manca di spessore.