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Rim of the World: la recensione del nuovo film Netflix

Arriva Rim of the World, un nuovo film ad ispirazione anni '80 su Neflix. Un po Stranger Things ed un po Attack the Block. Ragazzi contro Alieni in lotta per la sopravvivenza. Ecco la nostra rcensione

Approda Rim of the World sulla piattaforma di streaming più prolifica degli ultimi anni. Netflix ormai è diventato come Facebook o Instagram: un must, un servizio che – bene o male – tutti (o quasi) utilizzano. Forse è per questo che la sua nomea è controversa. Tante cose si dicono, si sono dette e si diranno di Netflix, ma una in particolare, ormai diventata uno stereotipo, sembra spesso confermarsi: la maggior parte dei film originali, prodotti dalla piattaforma, non riescono a colpire pubblico e critica. Certo, ci sono delle eccezioni notevoli: Annientamento di Alex Garland o Okja di Bong Joon-Ho, ad esempio, oppure ancora Fino allosso con Lily Collins. Ma Netflix produce decine e decine di film ogni anno, senza contare quelli di cui cura la sola distribuzione, il cui livello già si alza senza dubbio (Roma di Alfonso Cuarón parla da solo, ma potremmo aggiungere l’ottimo Sulla mia pelle). Come spesso accade, la quantità non è sinonimo di qualità, e anche in questo caso la regola non lascia scampo. Sono parecchi infatti i film originali Netflix a non aver ricevuto l’approvazione su più fronti, nonostante ci sia lo sforzo di variare nei generi e nel coinvolgimento di registi capaci.

Una “Fantastica Avventura”

Il motivo per lo scarso apprezzamento di molti original disponibili nel catalogo deriva forse dal fatto che, nonostante il budget sia sempre dignitoso, spesso abbiano una connotazione da film per la TV che risulta castrante. Ne è un esempio lampante uno degli ultimi arrivati in casa Netflix, quel Rim of the World di cui si parlava già da qualche mese, reso disponibile dal 24 maggio. Alla regia troviamo McG, lo stesso che anni fa tentò di rivitalizzare la saga di Terminator, dopo il terribile Le macchine ribelli, con Salvation, che però non ebbe il successo sperato. Qui il regista ha cercato un aggancio nostalgico, scrivendo anche la sceneggiatura, rifacendosi alla vasta gamma di film per ragazzi degli anni ‘80 e oggi divenuti cult. Da E.T a I Goonies, passando per La Storia Infinita. Un’operazione doppiamente sensata, in primo luogo perché ormai la malinconia nostalgica di tanti adulti legati al ricordo di quello specifico Cinema di intrattenimento è un terreno fertile, in secundis perché Netflix stessa ha contribuito ad alimentare questa tendenza grazie a prodotti come Stranger Things, nonostante si stia parlando in questo caso di una serie.

Rim of the World

Il problema sorge quando le capacità di scrittura languono e, oltre a riferimenti e citazioni, rimane ben poco. Si aggiungano degli effetti visivi che definire imbarazzanti sarebbe un complimento, e avete ottenuto Rim of The World. In buona sostanza: un film che non sfigurerebbe tra i più imbarazzanti inseriti nel ciclo Fantastica Avventura. Uno di quei fantasy televisivi pensati per un pubblico giovane, ma realizzati con budget ridicoli e riproposti nelle pigre domeniche pomeriggio, di quei prodotti che si guardavano per sconfiggere una noia profonda ai tempi in cui il web non era poi così diffuso e utilizzato.

La differenza è che per la pellicola di McG Netflix e l’associata Wonderland Sound Vision Hanno stanziato un finanziamento di oltre quindici milioni di dollari. Non una cifra esorbitante, ma di sicuro nemmeno tipica per un prodotto televisivo, di cui però, purtroppo, Rim of the World ha tutto l’aspetto.

Joe Cornish lo fa meglio

Sulla carta l’idea sembrerebbe anche interessante, a dire il vero: quattro ragazzini (tre maschi e una femmina), una vacanza in campeggio, il cui nome è, guarda caso, Rim of the World, e un’improvvisa invasione aliena che li metterà alla prova e li porterà ad affrontare ogni loro più grande paura.

Per banalizzare un concept tanto accattivante ci voleva proprio uno come McG, famoso per appiattire ogni tipo di idea, che sia Charlie’s Angels (che già in partenza era un’assurdità, che il regista è riuscito a spingere oltre ogni limite del buon gusto circa vent’anni fa e con ben due film) o il già citato Terminator.

Rim of the World

Rim of the World ha un ritmo lento nella prima parte, il che non è necessariamente un male, ma in questo caso la lentezza diventa noia. L’introduzione dei personaggi è poco interessante e ognuno di loro rappresenta un diverso stereotipo, peraltro poco interessante. Oltre all’ovvio preadolescente timido e con un segreto che non ci verrà svelato prima della fine (e quando mai), quell’Alex interpretato da Jack Gore, già visto in Billions, abbiamo anche l’immancabile personaggio afroamericano che fa battute che ci si aspetterebbe da un personaggio afroamericano.
Dariush. Benjamin Flores Jr., interprete del personaggio se la cava piuttosto bene, ma la sceneggiatura gli viene in aiuto: Dariush vorrebbe essere il classico comic relief odioso, ma a cui si finisce con il voler bene, ma la verità è che risulta petulante e fastidioso, per quanto riesca a riscattarsi un minimo sul finale. Di Alessio Scalzotto, che interpreta l’enigmatico Gabriel si può dire poco: tanto è trascurabile la sua performance quanto insipido è il personaggio. Unico volto vagamente interessante è quello di Miya Cech, forse perché ZhengZheng, la ragazzina cinese dal passato nebuloso e dal comportamento imprevedibile, è l’unica scritta in maniera interessante, e questo l’ha aiutata a calarsi nei suoi panni.

Rim of the World

Sostanzialmente, McG ha tentato in ogni modo di improntare la sua personale operazione nostalgia su un modello già studiato già otto anni fa dal più capace e creativo Joe Cornish, nel suo graffiante Attack the Block. Sempre invasione aliena, sempre ragazzini come protagonisti, ma con uno sferzante fondo di critica sociale non indifferente, essendo ambientato in un ghetto sociale, il tutto condito con un’inaspettata dose di violenza, quel tanto che bastava per renderlo un film per ragazzi decisamente atipico. Ma McG, non avendo l’estro di Cornish, pesca qua e là dai capostipite del genere, senza mai proporre un’idea originale o che, quantomeno, sia rappresentativa di una qualsivoglia poetica personale. La presenza di Zack Stentz alla sceneggiatura non è riuscita a salvare una storia che avrebbe avuto bisogno di più ritmo: lo sceneggiatore del primo Thor e di X-Men: L’inizio, non ha saputo cogliere lo spirito dello sci-fi rivolto ad un pubblico di giovanissimi e ha pensato a come avvicinarvisi solo da un punto di vista formale. Da qui la sequela di citazioni a film di genere più o meno famosi, ma anche ad altri più adulti, giusto per accaparrarsi la fetta di pubblico nostalgico e “cresciutello”. Nessun reale coinvolgimento emotivo, momenti interessanti che si palesa o solo nell’ultima mezzora, rapporti tra i personaggi affrettati e telefonati: Stentz non ha saputo mettere in gioco di meglio.

Un disimpegno impegnato

Sia McG che Stentz sembrano essersi impegnati per mostrare la loro svogliatezza: guardando il film, sembra che ci sia stata una convinzione di fondo nel realizzarlo, che però non affiora mai del tutto, come se all’ultimo si fossero sentiti troppo stanchi per crederci davvero. Le scene action sono girate pigramente, il comparto degli effetti visivi farebbe impallidire la maggior parte dei film di fantascienza a basso budget prodotti negli anni ‘90 e, soprattutto, il pericolo dell’invasione aliena si avverte solo fino ad un certo punto. In tutto il film lo spettatore vede un solo alieno, più una sua estensione che però gli è fondamentalmente legata. Se questa sia una scelta stilistica dello sceneggiatore o un modo per evitare di alzare i costi della cgi non è dato saperlo. Certamente l’idea di un’unica creatura mostruosa che da la caccia al gruppo do ragazzi, diventando la loro nemesi, può essere affascinante. Ma nel contesto di un’invasione del pianeta che lo colpisce duramente, fa apparire la scelta piuttosto azzardata, anche se si cerca di compensare con la presenza di alcune astronavi che di tanto in tanto irrompono in scena sparando all’impazzata.

Rim of the World

Bisogna però ammettere una cosa: nella seconda parte Rim of the World migliora leggermente, riuscendo vagamente a intrattenere, anche se per poco e in maniera non così originale, il che è comunque in progresso rispetto alla prima ora, dove ogni scena emana il fetore del già visto. Inoltre, il messaggio di fondo è quanto di più banale, essendo incentrato sul mero superamento dei propri timori. Avrebbe potuto risultare più interessante se veicolato con più originalità, ma quella manca più di ogni altra cosa.

Nostalgia portami via

La domanda è: cosa differenzia la storia di Stranger Thing da quella di Rim of the World? Di fatto rappresentano entrambi un filone che viene ormai riproposto sempre più spesso, si veda il recente successo di IT, che riprende un’idea simile, ma in salsa più horror. Eppure il primo è un prodotto che, tutto sommato, ha fatto battere il cuore di tanti, ormai non più di primo pelo, cresciuti tra gli anni ‘80 e ‘90. Il secondo lascia perlopiù indifferenti.

Rim of the World

Forse è l’ambientazione, che in Rim of the World, è contemporanea, a distruggere la ricerca dell’effetto nostalgia. Ma, se ci si fa caso, lo è anche in Attack the block, eppure I riferimenti ai film del passato e a quelle atmosfere sono estremamente affascinanti. No. La risposta più probabile è che dietro a Stranger Things ci sia un modo di sfruttare quella nostalgia intelligente, con un utilizzo degli stereotipi intelligente, grazie al quale vengono riscritti e riproposti in modo da conferirgli una nuova identità. Quello che invece hanno fatto McG e Stentz è stato offrire idee rimasticate e non rielaborate. È un po’ la differenza tra una cena al ristorante e un pasto surgelato, ne più, ne meno.

Ottimismo e punti di vista

Per concludere, è vero: Rim of the World è un film pigro, lento, poco originale e con personaggi non molto interessanti, ma una visione non la so dovrebbe negare a nessun film. A maggior ragione se è comodamente disponibile sul catalogo di una piattaforma on demand. Per scoprire se effettivamente sia così insipido non resta che guardare con i propri occhi. Del resto, de gustibus non disputandum est, diceva qualcuno di indubbiamente più saggio. Chissà che McG non riesca a convincere qualcuno, niente è impossibile.