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Stanley Kubrick, vent’anni senza il grande regista

Stanley Kubrick moriva il 7 marzo 1999. È uno dei registi più importanti e influenti di tutto il 20 secolo. Ripercorriamo le tappe della sua carriera.

Stanley Kubrick è ricordato come uno tra i più grandi registi mai esisti, ed è ritenuto da alcuni il più grande di tutti. Una fama che si è guadagnato firmando capolavori come Arancia Meccanica, 2001 Odissea nello Spazio o Full Metal Jacket.

Nato a New York il 26 luglio 1928, la carriera di Kubrick è costellata di successi. Amato da critica e pubblico, vinse molti premi in vita, anche se non tanti quanti si potrebbe credere. Tra i più rilevanti, vale la pena ricordare quello agli effetti speciali per 2001 e il Leone d’Oro alla carriera assegnatogli nel 1997.

La passione di Kubrick per il cinema nasce probabilmente durante l’adolescenza, periodo in cui si avvicina alla fotografia, riuscendo anche a vendere qualche scatto. Si interessa anche di poesia, narrativa e filosofia – elementi che poi avranno un impatto evidente in tutte le sue opere. Frequenta l’accademia di arte cinematografica, a New York, e ancora ventenne decide di dedicarsi alla carriera in questa industria.

Il suo primo tentativo è Paura e Desiderio del 1953. La pellicola oggi, è più che altro di interesse storico, ma vale la pena notare che già allora Kubrick volle curarsi personalmente del montaggio e della fotografia – comportamento che avrebbe mantenuto più o meno per tutta la sua vita professionale. Due anni dopo Kubrik gira Il Bacio dell’assassino, che gli valse un contratto con la United Artist. Il terzo film arriva già nel 1956 ed è Rapina a mano armata, forse il primo tra i film di Kubrick a lasciare un segno permanente nella Storia del Cinema; Kubrick monta il film senza rispettare l’ordine cronologico, e riprende lo stesso fatto da diversi punti di vista. Una tecnica che fu ripresa da pochi e padroneggiata da pochissimi, come per esempio Quentin Tarantino in Pulp Fiction e precedentemente Le Iene. Vale la pena rilevare che l’altro capolavoro dell’epoca, The Touch of Evil di Orson Welles, sarebbe uscito nel 1958.

Dottor Stranamore

Con un ritmo produttivo forsennato, Kubrick torna dietro la macchina da presa già nel 1957 e realizza Orizzonti di Gloria, finanziato dall’attore protagonista Kirk Douglas. Fu proprio questo film a innescare il classico salto di qualità nella carriera di Stanley Kubrick, che da quel momento in poi dovrà sempre essere all’altezza del talento che molti gli riconoscevano.

Una sfida che Kubrick vince con Spartacus, kolossal a sfondo storico, nuovamente prodotto e interpretato da Douglas. La pellicola ottene diversi premi, incluso un Golden Globe come miglior film drammatico – per quanto pare che Kubrick non ne fosse particolarmente entusiasta. Spartacus è anche il film che chiude la prima parte nella carriera di Kubrick.


La seconda parte è anche quella più significativa, e vede il regista in Gran Bretagna (di cui sarebbe diventato cittadino), alla ricerca di una maggiore libertà espressiva – forse rifuggendo ai vincoli morali ed estetici di Hollywood. L’affermazione di libertà è netta sin dal primo momento, con la produzione di Lolita, film ispirato al romanzo di Nabokov e scritto insieme all’autore stesso. Entrambe le opere furono oggetto di critiche durissime, che probabilmente contribuirono al loro successo.

Siamo al 1963, anno in cui Kubrick produce uno dei suoi film più famosi. È l’eccezionale Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba, un film che i cineasti moderni citano ancora oggi, e che gli studenti analizzano nelle scuole di cinema di tutto il mondo. Opera fondamentale e mai abbastanza analizzata, Il Dottor Stranamore segna per Kubrick una nuova svolta, tesa alla ricerca di un linguaggio più raffinato e simbolismi più stratificati.

Un percorso che lo porterà a quella che tutti ricordiamo come la sua produzione più ambiziosa, complessa e costosa. Vale a dire 2001: Odissea nello Spazio. Costato diversi milioni di dollari, questo film impegnò Kubrick e i suoi collaboratori per oltre quattro anni – un tempo insolitamente lungo per un regista che fino a quel momento aveva fatto quasi un film all’anno. Su 2001 si sono scritti fiumi di parole, e probabilmente se ne scriveranno molti altri. Ogni dettaglio richiama l’attenzione e stimola il dibattito: sceneggiatura, montaggio, effetti speciali … tutti gli elementi di 2001 meritano un dibattito a sé stante. E a ragion veduta questo film finisce per simbolizzare l’intera carriera di Kubrick .

Non per questo il regista tira i remi in barca. Anzi, è negli anni successivi che sarebbero arrivati i suoi film più coraggiosi e difficili. Stanley Kubrick , come sempre interessato a esplorare tutti i generi narrativi, sfruttati come potente strumento per dire qualcos’altro, scommette su una diversa forma di fantascienza e nel 1971 ci regala il potente e memorabile Arancia Meccanica. È probabilmente il suo film più controverso e azzardato, nonché quello che affrontò le critiche più aggressive – persino più di Lolita. Tanto che a un certo punto fu ritirato dalle sale, apparentemente responsabile di un’ondata di violenza e con Kubrick accusato di esserne responsabile.

Arriviamo poi a Barry Lindon, film dalla visione particolarmente difficile, per il ritmo lento, la complessità della messa in scena e altri elementi poco affini al pubblico di massa. La critica lo apprezza comunque – ma ormai Kubrick è una specie di Mida, che pochi si azzardano a criticare – e il film guadagna sette candidature agli Oscar.

Gli ultimi due decenni di “storia Kubrickiana” segnano un altro cambio di marcia, che inizia con l’horror Shining, del 1980. Un altro film seminale, un’altra opera diventata iconica e simbolo di un intero genere. Un’altra pellicola ritenuta inimitabile e irraggiungibile, dove Stanley Kubrick dà libero sfogo alla propria visione e alla propria idea di cinema, con piani sequenza, movimenti di camera e rappresentazioni mai viste prima. Un’altra volta quello di Stanley Kubrick è Cinema con la maiuscola.

Dopo il sogno di Shining il regista torna, almeno in parte, con i piedi per terra. Guarda alla storia recente e, nel 1987 firma un altro capolavoro: stavolta si tratta di Full Metal Jacket. Stanley Kubrick sconvolge di nuovo il mondo, rappresentando la guerra in un modo nuovo, sfacciatamente anticonformista ma non squisitamente pacifista. Insieme a Apocalypse Now di Coppola è il film che avrebbe definito i limiti e i topoi di un intero genere.

Shining

Negli anni successivi Kubrick insegue diverse progetti, compreso A.I – Intelligenza Artificiale, che sarebbe poi stato completato da Spielberg, ma non dirige nulla fino al 1999: la pausa più lunga di tutta la sua carriera, dunque, lo avrebbe condotto al suo ultimo film. Era il discusso e tremendamente complesso Eyes Wide Shut, con Tom Cruise e Nicole Kidman.

Come Barry Lindon, l’ultimo lungometraggio di Kubrick è probabilmente troppo per il grande pubblico. Il nome del regista spinge comunque molte persone nelle sale e alla fine il bilancio è positivo, ma solo gli spettatori più attenti e disposti allo sforzo analitico riescono ad apprezzare il film – che comunque resta tra quelli meno riusciti del regista. In ogni caso Kubrick non seppe mai che fu del suo ultimo sforzo: si spense il 14 febbraio 1999, vent’anni fa, prima che Eyes Wide Shut arrivasse nei cinema del mondo.