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The Haunting of Bly Manor, recensione: si spegne l’orrore

The Haunting of Bly Manor parte subito coi migliori auspici, seguendo con assoluta diligenza l’incipit del romanzo Il Giro di Vite di Henry James, proprio fin dal momento in cui il racconto si mostra essere un’occasione di convivialità tra adulti in cerca di brividi che di lì a breve lascerà spazio a una vicenda dai toni cupi e turpi. Vorremmo anche dire dai toni horror, davvero terrorizzanti fino al midollo e in grado di generare almeno la metà della stessa ansia che riuscì a convogliare la prima stagione, ma non possiamo davvero farlo. Non possiamo perché qualcosa si è spezzato irrimediabilmente, e il forte sospetto è che stavolta le colpe non siano affatto attribuibili all’operoso regista Mike Flanagan, ma alla nuova e discutibile direzione che Netflix impone dall’alto su gran parte delle proprie produzioni. Cosa è successo a una delle migliori serie horror degli ultimi anni?

Una corda tirata sin troppo

The Haunting of Bly Manor avrebbe potuto essere composto da sole tre puntate: le prime due e la penultima, più che sufficienti per dipingere e approfondire una storia che avrebbe potuto rivaleggiare con disinvoltura con quella raccontata nel raggelante Hill House. L’alpha e l’omega della seconda stagione si riuniscono nel coeso abbraccio di una narrazione circolare che si apre e si conclude con le giuste concordanze, chiarificando i punti oscuri e gettando una luce potente e mai tremula sui segreti di famiglia, sulle dinamiche amorose e cospirazioniste della servitù, sui rapporti umani che si rafforzano e disgregano, si rinsaldano e scivolano via. A differenza della stagione precedente, The Haunting of Bly Manor dimostra una maggiore capacità di approfondire i personaggi, una più attenta introspezione sulle loro vite, sul loro passato e sulle conseguenze dei traumi che riverberano nel presente fino a condizionarlo per sempre.

È un passo in avanti importante, non semplice per un genere che talvolta cade vittima dei propri topoi spesso autoimposti. C’è una nuova dimensione umana che in The Haunting of Bly Manor viene esplorata, ed è quella fatta di intrecci amorosi sbagliati, tradimenti, verità a lungo taciute, atti nefandi che sfuggono all’occhio ma mai alle empietà dell’anima più miserevole, atteggiamenti di comodo che sono simulacri di relazioni stabili; ma anche profondi atti di fiducia, rifugi d’amore per chi si è smarrito, debolezze che possono traviare per eccessivo attaccamento alla vita.

C’è però un orrore che si spegne per gran parte dello show, che si ritira man mano fino a lasciare spazio per larghi tratti al dramma, segnando un drastico cambiamento e, purtroppo, una conclamata incapacità nel gestire i ritmi.

In The Haunting of Bly Manor c’è letteralmente un buco nero nella parte centrale che risucchia la qualità dello show assieme ad alcune sue scelte scellerate e completamente senza senso. Lo si nota quando uno dei personaggi più importanti e meglio scritti viene asservito a uno scopo ben diverso da quello che ha in origine, ossia alla necessità di dover mostrare a forza le sue inclinazioni sessuali senza un reale contesto pronto a sorreggerne i motivi. E lo fa con un personaggio che all’interno della serie è solamente un pleonasmo, un inserimento utile solo a donarle la fisionomia da partner ribelle mentre rimane lontano anni luce dalla vicenda principale. Non ci sarebbe niente di sbagliato se in qualche modo gli sceneggiatori fossero riusciti a dare ampio respiro alla storia d’amore senza strumentalizzarla ed esporla sul nudo altare del politically correct, ma non è questo il caso. Non desterebbe nemmeno stupore se a causa dell’inaspettato e drastico calo qualitativo anche The Haunting of Bly Manor dovesse essere cancellata d’improvviso e non rinnovata per una terza stagione, perché gli errori fatti sono sin troppi e tutti francamente imperdonabili, soprattutto se si tiene conto dell’incredibile materiale da cui lo show pesca.

The Haunting of Bly Manor

The Haunting of Bly Manor: un maniero senza orrore

The Haunting of Bly Manor, come già spiegato in un precedente approfondimento a tema, “omaggia Henry James a trecentosessanta gradi, includendo al suo interno anche la rivisitazione di racconti e romanzi brevi di grande importanza come L’angolo felice, La romanzesca storia di certi vecchi vestiti e altre opere che non sono mai state adattate fino a oggi”. La storia inizia quanto un’istitutrice (Victoria Pedretti) viaggia dagli USA per rispondere determinata all’annuncio di un ricco lord inglese (Henry Thomas), che chiede di badare ai suoi due nipoti rimasti misteriosamente orfani. La giovane donna è ignara dei segreti che si annidano nell’antica dimora di Bly e accetta la proposta di buon grado, poiché si tratta anche di un’opportunità per dare un taglio netto al suo tormentato passato. Di lì a breve l’istitutrice conoscerà la governante (T’nia Miller), il resto della servitù e i due ragazzini, Miles e Flora.

Fin qui e per tutta la prima parte, si tratta di una trasposizione de Il Giro di Vite piuttosto fedele, benché il periodo storico in cui è ambientata questa nuova stagione sia assai più vicino al nostro. Dopo di ciò la serie si perde in riempitivi non necessari e punteggia il racconto di striminziti elementi che suggeriscono appena il tragico passato che avvolge il maniero maledetto, fino a irrompere nuovamente con forza in un penultimo episodio interamente girato in bianco e nero ricco di citazioni e dal grande ritmo, mentre la narratrice onnisciente introdotta durante le prime fasi (Carla Gugino) si fa portavoce di terribili sventure e tratteggia col linguaggio aulico di James le origini della maledizione.

Con The Haunting of Bly Manor, Flanagan fa anche un buon lavoro di cesura dei racconti di fantasmi più importanti di Henry James, cucendoli letteralmente addosso ad alcuni personaggi in modo piuttosto credibile. Non ci riesce sempre, e ci sono momenti in cui il fan service scavalca certe necessità di regia e s’inerpica un po’ oltre il dovuto, facendo recitare battute a personaggi che sono completamente agli antipodi da quelli che ritrovavamo negli scritti originali, un po’ come se si trattasse di una licenza da dover sfruttare fino in fondo, ma senza troppa convinzione. Succede nella puntata finale e succede anche in dei momenti sparuti del racconto, che lambiscono appena quelle tematiche senza mai approfondirle davvero.

The Haunting of Bly Manor

E questo è sinceramente un gran peccato, perché se l’intero troncone principale avesse avuto la stessa intensità di tutto il resto (anziché calcare la mano su temi francamente fuori luogo e completamente strumentali), staremmo probabilmente parlando di una stagione non della stessa qualità della precedente, ma certamente molto più vicina di quanto non appaia oggi.

Attese poco tese e un orrore lasco

Il peccato più grande di The Haunting of Bly Manor è però aver allentato la presa sull’orrore puro, edulcorando in parte l’immaginario gotico tipico delle opere a cui si rifà per tentare di piacere a forza a un pubblico moderno, dimenticando che il successo del passato derivava proprio dal fatto che si trattava invece di un unicum all’interno delle serie tv dell’ultimo lustro. Si è persa la tensione delle attese che preludevano a orrori e importanti rivelazioni, si è perso il tono lugubre che permeava in modo viscerale gran parte delle scene, e si è persa quella capacità di incollare lo spettatore fino alla fine, facendolo interrogare anche dopo i titoli di coda sui reali rapporti di forza che regolavano gli equilibri all’interno della famiglia Crane.

The Haunting of Bly Manor tenta solo per una puntata di riproporre quello schema così ben riuscito, ricorrendo a salti temporali e a una narrazione in cui i ricordi e le vicissitudini dei personaggi si affastellano con rapidità, mentre il montaggio diventa più serrato e pare quasi strafare e confondere, prima di svelare finalmente il quadro completo. Ma lo fa purtroppo prima del previsto, per poi riprendere di nuovo fiato ed esalare quello che vorrebbe essere un ultimo grande respiro, un illuminato afflato d’avanguardia cinematografica che punta ai grandi temi sociali della modernità e che si rivela, in ultima battuta, solo un basso rantolo pre-mortem.

Se volete recuperare alcune delle opere di Henry James da cui è stato tratto The Haunting of Bly Manor, vi consigliamo di acquistare quest’edizione economica.