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The Mandalorian: l’evoluzione dei Mandaloriani in Star Wars

La serie dedicata a Din Djarin, oramai universalmente noto come Mando, ha riacceso la passione dei fan di Star Wars per una delle culture più intriganti dell’universo creato da George Lucas: i Mandaloriani. La serie live action di Disney+, infatti, ci ha finalmente consentito di esplorare il credo e le tradizioni dei figli di Mandalore, grazie alla presenza di personaggi del calibro di Boba Fett e di Bo-Katan Kryze. Episodio come Il Peccato, Lo Sceriffo o L’Erede si intrecciano profondamente alla cultura mandaloriana, e non potremmo chiedere di meglio a una serie che si intitola The Mandalorian.

All’interno della continuity di Star Wars, questa popolazione ha vissuto una vita piuttosto travagliata. Inevitabile, considerato che con l’uscita de Il Risveglio della Forza si è deciso di dare un taglio a quanto precedentemente raccontato, divenuto Legends (ossia un avvincente what if…?), creando una nuova cronologia ufficiale, il famigerato Canon. Con questa rivoluzione, sono state anche ritoccate le nozioni sui Mandaloriani, inevitabilmente, ma come si sono evoluti in mezzo a questi cambiamenti questi letali guerrieri?

Tutto ebbe inizio con un nome: Boba Fett.

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Boba Fett, il primo Mandaloriano

Per anni considerato il Mandaloriano per eccellenza, Boba Fett fece la sua prima apparizione nel vituperato Star Wars Holyday Special del Natale ’78, in cui esordì in versione animata. Debutto non certo felice, ma che ebbe modo di farsi dimenticare quando il bounty hunter approdò al cinema nel secondo capitolo della saga, L’Impero colpisce ancora.

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In questa fase, per stessa ammissione di Lucas, Fett non era stato concepito come Mandaloriano, ma come un individuo che indossava un’armatura mandaloriana. Differenza sottile ma sostanziale, considerato che non si era nemmeno pensato di dar vita a un personaggio che divenisse così iconico. Con somma sorpresa di tutti. Boba Fett divenne invece un idolo dei fan, cosa che costrinse a dare vita ad un background per Fett, che non poteva esimersi dall’approfondire la sua cultura, quella mandaloriana.

Pur avendo in un primo tempo pensato di portare su schermo i mandaloriani, immaginati anche da Ralph McQuarrie come dei commando dall’armatura bianca, alla fine per L’Impero colpisce ancora si decise di racchiudere tutte queste potenzialità nella figura di Boba Fett. Nel film non viene nemmeno fatta menzione dei Mandaloriani, ma questi trovano modo di farsi notare comparendo nella novelization della pellicola, dove l’autore Donald F. Glut li descrive come spietati combattenti sconfitti dai Jedi durante le Guerre dei Cloni.

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In breve, questi combattenti riuscirono a ritagliarsi uno spazio nell’universo espanso di Star Wars, grazie ai fumetti di Marvel Comics. È in questi albi che fanno la loro comparsa Fenn Shysa e i Protettori Mandaloriani, una milizia mercenaria, quasi interamente sterminata durante la Guerra dei Cloni, i cui sopravvissuti non deposero le armi ma decisero di costituire una strenua resistenza alla dominazione imperiale di Mandalore.

Questa prima connotazione dei Mandaloriani venne però revisionata a metà degli anni ’90, quando i comics di Star Wars cambiarono editore, passando da Marvel a Dark Horse Comics, che in quegli anni era apparentemente la casa editrice più vicina al mondo del cinema (Terminator, Predator, Aliens Universe). È in questa transizione che compare una delle serie a fumetti di Star Wars più amate: Le Cronache dei Jedi.

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Con questa collana torniamo agli albori della Vecchia Repubblica, un’epoca in cui anche i Jedi stanno evolvendosi e durante la quale la Repubblica deve affrontare notevoli minacce, tra cui i nemici giurati dei Jedi, i Sith. Durante la Guerra dei Sith, contro la Repubblica vengono arruolati dei letali guerrieri guidati da Mandalore l’Indomito, che a capo dei suoi Crociati Mandaloriani diventa un vero grattacapo per i Jedi. Grazie al loro particolare addestramento e ad armature da combattimento tecnologiche, i Mandaloriani riescono infatti a contrastare i Jedi, trovando escamotage per vanificare anche la loro superiorità dovuta all’affinità con la Forza.

In questa fase della loro esistenza, i Mandaloriani vengono tratteggiati come una cultura basata sull’etica della guerra, sui cui viene impostata una struttura sociale che rimane sostanzialmente invariata anche nelle future declinazioni di questa cultura. Innegabile che il punto di partenza per definire questi guerrieri sia stata l’impostazione data a Boba Fett, cosa che spinse gli sceneggiatori a immaginare questi guerrieri come una sorta di società itinerante, divisa in clan e costantemente in cerca di ingaggi che li portassero a combattere.

Una visione che iniziò a cambiare quando Star Wars tornò al cinema, dopo anni di assenza, con la Trilogia Prequel, dove comparve un secondo mandaloriano: Jango Fett.

I Mandaloriani dopo la Trilogia Prequel

Con l’uscita de L’attacco dei Cloni, si rese necessario ampliare le figure dei personaggi comparsi, e Jango Fett, dato il suo legame con Boba, non poteva rimanere una semplice comparsa. Motivo per cui Dark Horse Comics pubblicò Jango Fett: Open Season (2002), miniserie in cui si provò a dare una diversa inclinazione morale alla società mandaloriana.

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Qui fanno la loro apparizione Jaster Mereel (a lungo considerato il vero nome di Boba Fett, sino all’arrivo di Jango al cinema) e i Journeyman Protectors di Concord Dawn. Questi erano una formazione di tutori della legge, che divennero la spina dorsale della fazione dei Veri Mandaloriani durante la guerra civile avviata da Jaster per riportare tutti i mandaloriani sotto un’unica guida. Al centro di questa disputa c’era la volontà di Mereel di introdurre un codice di condotta basato sull’onore, in contrapposizione alla Ronda della Morte (Death Watch), che professava invece l’aderenza a un’ottica bellicosa.

Questo dualismo della cultura mandaloriana divenne uno dei tratti essenziali di questa popolazione, che si insinuò nel loro DNA al punto che anche in opere recenti del Canon, come in Clone Wars e Rebels, si possono vedere echi di questa frattura. Nei primi anni del nuovo millennio, complice la conclusione della Trilogia Prequel e una conseguente esplosione di contenuti multimediali, si assistette anche a una maggior definizione dei Mandaloriani.

Durante questo periodo si cerò di arrivare a una loro rappresentazione che fosse una sorta di compromesso tra le due anime mostrate in precedenza. Trovando un’analogia con i Klingon di Star Trek, i Mandaloriani vengono trasformati in una società i cui pilastri fondanti sono l’onore e il rispetto di un’ottica militare, in cui la guerra non è una necessità ma un evento da rispettare e vivere con una moralità. Pur avendo questa impostazione, non mancano in serie a fumetti, videogiochi e romanzi successivi a Il Ritorno dello Jedi delle storie in cui i Mandarloriani siano in pratica poco più di volgari mercenari.

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A ribaltare in parte la concezione dei Mandaloriani furono comunque le opere derivate dalla Trilogia Prequel. In L’Attacco dei Cloni scopriamo che il Grande Esercito della Repubblica è composto da cloni di Jango Fett, e sono alcuni mandaloriani a diventare istruttori di questi soldati. Occasione perfetta per tornare a esplorare il passato di questa società e i loro principi guida, che avviene soprattutto grazie a un videogioco: Knights of The Old Republic.

In questo GDR di Obsidian, viene raccontato come questa società composta da diversi clan e basata sull’onore sia stata coinvolta dalla guerra tra Sith e Jedi. In questo videogioco compaiono elementi della cultura mandaloriana che, attraverso accorti ripescaggi da parte dei curatori del Canon, sono divenuti centrali anche nell’attuale visione dei Mandaloriani, come la Darksaber.

A completare questa definizione dell’etica mandaloriana furono un ciclo di libri scritti da Karen Traviss, basati su una squadra di cloni che vivono tutti gli eventi della Guerra dei Cloni. Nella serie di Republic Commando, ispirata anch’essa a un videogioco, viviamo gli eventi che portarono al crollo della Vecchia Repubblica dal punto di vista di un gruppo di cloni, rigidamente addestrati da un mandaloriano secondo il credo tipico della sua gente, fondato su onore e rispetto.

The Clone Wars settima stagione

Partendo dai campi di battaglia della Guerra dei Cloni conosciuti in L’attacco dei Cloni, Republic Commando rapidamente passa a un’analisi della cultura mandaloriana, che si spinge sino alla creazione di una vera e propria lingua, il Mando’a, che viene utilizzato come linguaggio tra i cloni e il loro addestratore. Questo legame lessicale viene utilizzato come punto di partenza per presentare tratti sociali e culturali sino a quel momento mai affrontati, come la definizione del ruolo del clan e cenni di storia mandaloriana, quali la diaspora dei tempi antichi e il modo in cui i Mandaloriani siano propensi ad accogliere nelle proprie fila individui esterni alla loro cultura ma che vengono ritenuti degni di farne parte. Il successo di Republic Commando contribuì a rendere questi elementi dei tratti de facto dei Mandaloriani, ma anche questa nuova visione dovette cedere il passo all’arrivo del Canon.

I Mandaloriani nel Canon

Con la profonda revisione dell’universo multimediale di Star Wars, gran parte del lavoro degli autori antecedente a Il Risveglio delle Forza venne depennato al ruolo di storia alternativa, venendo raccolto in un contesto narrativo noto come Legends. Parte delle migliori intuizioni di questa vasta produzione venne in seguito rielaborato per diventare parte del Canon (come la figura del Grand Ammiraglio Thrawn), ma la maggior parte di quanto raccontato venne semplicemente estromesso dal Canon. Una decisione che consentì di poter lavorare anche su spunti interessanti già esplorati, ma adattandoli a nuove esigenze narrative. Come accadde ai Mandaloriani.

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La prima introduzione ai Mandaloriani versione Canon avviene con la seconda stagione di Clone Wars, la serie animata di Star Wars ambientata durante il conflitto che condusse alla caduta della Vecchia Repubblica. Va segnalato che quando Clone Wars stava muovendo i primi passi, il Canon non è ancora una realtà solida e immutabile, ma sta ancora cercando una propria definizione. Considerato, però, il coinvolgimento diretto di Lucas, quando venne il momento di stabilire cosa fosse Canon, Clone Wars venne considerato un capitolo inattaccabile della saga, al pari dei film al cinema.

Scelta che, in merito ai mandaloriani, non fu gradita ai fan, considerato come quelli che erano considerati come dei letali guerrieri vennero ritratti invece nella forma di una cultura stanziale, pacifica e governata da un parlamento, guidato dalla Duchessa Satine Kryze. Secondo la nuova cronologia, questa società aveva rinnegato coloro che professavano un attaccamento ai vecchi principi basati sulla valenza bellica, esiliandoli da Mandalore poco prima degli eventi visti in La Minaccia Fantasma.

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Una mossa coraggiosa, considerato che in tal modo veniva de-canonizzata la serie di Republic Commando, sino a quel momento uno dei lavori migliori in termini di definizione dei Mandaloriani, oltre a essere uno dei cicli narrativi più amati dai fan di Star Wars. Una decisione che spinse una delle più prolifiche e apprezzate scrittrici di Star Wars ad abbondare il suo impegno, lascinado la serie nel momento in cui stava andando oltre la Guerra dei Cloni e l’ascesa dell’Impero, condannando il ciclo di Republic Commando a rimanere incompiuto.

Ancora una volta, quindi, ci si trovava di fronte a una riscrittura dei tratti essenziali della cultura mandaloriana, nuovamente rimasta incompleta, considerato che la chiusura di Clone Wars impedì di completare la definizione dei Mandaloriani. Una sospensione che terminò con l’uscita della seconda serie animata Canon, Star Wars: Rebels, dove, grazie alla presenza della giovane Sabine Wren, si tornò a Mandalore.

In questa serie animata, ambientata nei primi giorni dell’Impero, Mandalore è assoggettata da Palpatine, rappresentato dai vicerè del casato Saxon, da sempre rivale dei Kryze, dando vita alla tematica dei contrasti tra clan mandaloriani. In questa parentesi della storia mandaloriana, anche a causa dell’occupazione della natia Mandalore, i sopravvissuti alla diaspora sembrano esser tornati al loro antico spirito guerriero, consentendo agli sceneggiatori di concentrarsi maggiormente sullo sforzo dei guerrieri nel liberare Mandalore dal giogo imperiale. Al termine di Star Wars: Rebels, la lotta per liberare la culla della civilità mandaloriana si era conclusa con la cacciata delle truppe imperiale e la nomina di Bo-Katan Kryze, sorella della defunta Duchesse Satina, a Mand’alor, ossia la guida della sua gente, un ruolo rappresentato dal possesso della Darksaber, una reliquia che da sempre era affidata a colui che guida tutti i clan mandaloriani.

E qui si era conclusa la storia dei mandaloriani sino all’uscita di The Mandalorian.

The Mandalorian e la cultura mandaloriana

Sin dalla prima stagione della serie con protagonista Din Djarin è stato mostrato come il credo mandaloriano sia una parte essenziale della struttura narrativa, specialmente per dare sostanza e credibilità alle azioni del protagonista.  LA galassia è cambiata dai tempi di Star Wars: Rebels, i mandaloriani non sono più una società compatta ma dopo la Grande Purga sono stati costretti ad abbandonare Mandalore e Concord Dawn, creano enclavi disperse per la galassia, sperando un giorno di poter tornare nel loro pianeta natio.

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Quanto visto sinora in The Mandalorian lascia intendere che la cultura mandaloriana non rimarrà solo un semplice background del personaggio, ma avrà un ruolo di primo piano. Una sensazione motivata anche da alcuni indizi, come la presenza di una figura storica importante come Bo-Katan, apparsa in L’Erede, o la temibile Darksaber, che abbiamo visto in Redenzione essere attualmente in mano a Moff Gideon. Tramite The Mandalorian, infatti, potremmo assistere a uno dei capitoli essenziali della storia mandaloriana, grazie all’ottimo lavoro di Favreau, capace di orchestrare un’avventura che sia perfettamente inserita nel Canon di Star Wars.

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Questa è la Via.   

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