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The Midnight Sky, l’anteprima della fantascienza di Clooney

Nato dalla produzione di Anonymous Content e Smokehouse Pictures, nonché tratto dal romanzo Good Morning, Midnight (La distanza tra le stelle) di Lily Brooks-Dalton, abbiamo visto in anteprima su Netflix il nuovo film con protagonista un intenso George Clooney: The Midnight Sky. La pellicola girata tra il 2019 e i primi mesi del 2020, disponibile sulla piattaforma streaming dal 23 dicembre, raccoglie sulle sue spalle già alcuni aneddoti, anche di una certa importanza, come il ricovero dello stesso attore protagonista per aver perso 12 chili circa, in virtù del ruolo ricoperto, e aver contratto una pancreatite. Questo dolore è valso la pena per il risultato finale? Scopriamolo insieme nella nostra recensione.

La distanza tra le stelle e la distanza tra i cuori

Come ogni viaggio, non c’è mai la sola dimensione fisica, concreta, terrena, o per meglio dire in questo caso anche “extraterrena”, ma anche quella del cuore, che segue solitamente strade diverse da quelle tracciate dal piede e dalla mente dell’uomo. Augustine Lofthouse è uno scienziato ormai costretto a trasfusioni e a fare i conti con un male che lo rende malato terminale, con il sogno di esplorare nuovi mondi e per questo rimasto ai confini del mondo e della vita, solo, in un osservatorio sferzato dai gelidi venti del Nord della Terra.

Solo, con se stesso e con la sua malattia, o quasi. La sorte ha voluto che una bambina sia rimasta dimenticata in questo luogo: Iris. Probabilmente la stessa bambina che non è riuscita ad avere con la compagna di vita in giovane età, quando era ancora bello e forte (un po’ come lo ricordiamo nel successo degli anni Novanta, E.R- Medici in prima linea).

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Dall’altra parte dell’oblò da cui guarda il mondo al di là del vetro, c’è una stazione spaziale che orbita con alcuni astronauti a bordo, a partire da Sully (Felicity Jones), una donna incinta, accompagnata da un felice ritorno sugli schermi, quello di Kyle Chandler (protagonista della fortunata serie Friday Night Light, ma presente anche in Manchester by the Sea o Godzilla II – King of the Monsters), qui nei panni di Mitchell, oltre all’altra metà di Sully, Tom (David Oyelowo, presente anche in Selma – La strada per la libertà) e futuro padre di una bimba che attende dalla compagna di vita e di lavoro, la cui scelta del nome diventa un leitmotiv da parte di Mitchell durante la missione.

Insieme a Maya e Sanchez, questa squadra cerca di mantenere un minimo ricordo con la loro famiglia attraverso ologrammi parecchio realistici, ma pur sempre impalpabili, che consentono loro di riprodurre quella che avrebbe potuto essere la quotidianità di casa, ma che di fatto non è. E non sanno se potrà ancora esserlo.

Sotto la lastra di ghiaccio, fuori dalla Terra

Il film si pone sin da subito come un racconto di vite straordinarie, fuori dal tempo e dal mondo, che hanno abbandonato il pianeta Terra per una missione da compiere e che trovano in maniera piuttosto diversa il luogo che hanno lasciato. Lo spettatore viene lasciato piuttosto all’oscuro di quanto sia davvero accaduto, le informazioni che ci vengono date sono scarse e ben poco dettagliate. Tutto viene lasciato più al momento singolo dell’inquadratura nel corso della trama, come una giustapposizione di quadretti che si incastrano tra loro, creando il puzzle del dolore della vita, fatto di tante sfumature diverse, ma pur sempre accomunate da un minimo comune determinatore: la solitudine e la paura.

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Due condizioni che cercano di essere superate creando intorno a sé la barriera della silenziosa sopportazione, del distaccamento forzato, ma solo apparente e superficiale, lasciando che sotto questo gelo continui a fare pressione il sentimento ribollente dell’istinto primordiale della vita. E prima o poi però anche il ghiaccio più duro si rompe, spesso di fronte agli eventi improvvisi e imprevisti, quando l’acqua gelida bloccata al di sotto delle lastre spesse rischia di travolgerci con violenza. Non senza conseguenze.

Il genere fantascientifico a cui si appiglia la narrazione di The Midnight Sky è solo uno stratagemma per portare sullo schermo una storia difficile, romanzata e ben lontana da qualsiasi aspettativa che ci possiamo fare su un film che, almeno dalle prime scene, presenta viaggi spaziali e l’isolamento nel freddo nord. L’attenzione della regia di George Clooney, che si cala infatti nella doppia veste di regista e personaggio al tempo stesso, si focalizza sul dramma di ciascun personaggio, dove ognuno dei quali si mette man mano a nudo. Tranne Iris, la silenziosa bambina di cui non sappiamo nulla, disegna soltanto. Un rapporto, quello instaurato tra lei e Augustine, che in parte ci ricorda i primi momenti tra Undici e Hopper in Stranger Things.

Una tranquilla storia commovente

Se durante la narrazione, perdiamo di vista a un certo punto il filone che riguarda le vicende di Augustine per seguire quello degli astronauti, scopriremo che c’è un motivo preponderante, ma solo alla fine. Solo gli ultimissimi minuti di quasi due ore di fronte allo schermo portano a compimento la storia, rappresentando la chiusura del cerchio della trama e il proseguimento del cerchio della vita. Un finale struggente ed emozionante, che si dimostra essere un chiarimento di quanto visto, dove il messaggio principale sembra essere: di fronte a un mondo devastato da una pandemia ignota e dove la solitudine, le difficoltà e gli affetti distanti, diamo la precedenza al cuore e non sacrifichiamoci inutilmente, immolandoci come eroi per una causa dopotutto minore.

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Una regia che abbiamo apprezzato, anche se a tratti il mordente ci è sembrato piuttosto lasco. Non brilla certo per suspence, scene al cardiopalma; non vi è nemmeno un aspetto più marcatamente voyeuristico o splatter quando fa capolino del sangue che sa “librarsi” nell’atmosfera di una camera a pressione in maniera quasi elegante. Tutto è focalizzato nel viaggio dei ricordi, del silenzio, del legame affettivo e del rispetto verso gli ultimi esseri umani rimasti.

Il finale caldo di The Midnight Sky sembra quasi ricordarci di riunirci ai nostri affetti più cari nonostante le avversità, ma anche rimembrare quanto siamo soli e impotenti di fronte alle asperità della vita. E’ doveroso chiudere citando Salvatore Quasimodo, nei celebri versi: Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole. Ed è subito sera. In questo caso, mezzanotte.

Potete vedere The Midnight Sky dal 23 dicembre sottoscrivendo l’abbonamento a Netflix