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Vota Loki: il Presidente che non aspetti

Quale può essere il più crudele degli inganni perpetrati da Loki? Il Dio degli Inganni ha da sempre imperversato nel Marvel Universe, cercando di sconfiggere l’odiato fratellastro Thor, attuando grandi macchinazioni, come quella che portò alla nascita dei Vendicatori, o rendendo il Dio del Tuono signore di uno stagno, trasformandolo in Throg, in una delle storie più incredibili del ciclo di Walter Simonson (che non disdegnò di esser parte della trama). Tutto questo, però, potrebbe essere nulla se immaginiamo uno slogan che campeggia fieramente sul volume Panini Comics che raccoglie uno degli archi narrativi più curiosi del Dio dell’Inganno: Vota Loki.

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Votare per cosa? Se avete visto il trailer della futura serie Disney+ avrete sicuramente notato che in una scena Tom Hiddleston, volto di Loki nel Marvel Cinematic Universe, è vestito di tutto punto per quello che sembra un discorso elettorale. Se vi siete chiesti da dove sia arrivata questa idea apparentemente assurda, la risposta è proprio Vota Loki, una storia nata in un periodo che non poteva che essere il perfetto teatro di questa avventura satirica del Dio dell’Inganno: il 2016, l’anno di una delle elezioni più discusse e divisive della storia americana moderna che ha portato alla nomina a presidente di Donald Trump. Non è questo il luogo in cui fare disamina del percorso politico di Trump o del suo operato come presidente, ma è invece interessante comprendere come si sia arrivati alla realizzazione di Vota Loki.

Vota Loki: un presidente decisamente anomalo

Da più parti si sente dire che i fumetti e i supereroi non dovrebbero confrontarsi con cose serie come la politica. Il perché di questa affermazione è ancora da comprendere, ma in realtà il rapporto tra fumetti e realtà esiste da tempo, come ben sanno gli autori che durante la Silver Age decisero di andare contro i dettami del Comics Code Authority, affrontando tematiche serie come la diffusione della droga. E non si è certo evitato di addentrarsi all’interno dell’agone politico, come può testimoniare un momento focale della vita di Capitan America, la saga di Impero Segreto, o l’allegoria offerta da Civil War. E non scomodiamo un grande classico come Watchmen, in cui politica e potere sono stati sviscerati con grande attenzione.

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La chiave scelta da Christopher Hastings, sceneggiatore di Vota Loki, è quella della satira, tramite un racconto che giocando mirabilmente sul contesto supereroico marveliano si lancia una disamina dissacrante della macchina elettorale statunitense. Un’intenzione che rende Vota Loki molto più di una semplice avventura del Dio dell’Inganno, ma si propone come una lettura istruttiva, in cui con ironia e competenza viene messa alla berlina la percezione americana del funzionamento della politica e della sua vita. La satira, d’altronde, ha sempre visto nel mondo dei fumetti uno strumento efficace, erede delle vignette che imperversavano nei pamphlet ottocenteschi. Anche in Italia abbiamo una lunga tradizione di vignettisti che hanno reso il fumetto un valido strumento di satira sociale, ma per l’dea di Hastings serviva un protagonista che potesse incarnare al meglio il contesto ironico di questo arco narrativo.

Non poteva esserci candidato più adatto di Loki. La tendenza del dio asgardiano a ingannare e architettare complessi piani per raggiungere i propri scopi ben si confà alla figura di un politico intenzionato più al suo tornaconto che non all’interesse di chi dovrebbe governare. Non stupisce quindi che Loki, dopo aver casualmente sventato un tentato omicidio ai danni dei due candidati in corsa per elezioni, decida di scendere in campo e concorrere a sua volta per diventare il nuovo inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue. Un dio come Loki, presidente degli Stati Uniti, perché no? D’altronde a dare un buon motivo agli elettori è lo stesso candidato:

“Americani se fossi il vostro presidente, avrei il coraggio di mentirvi spudoratamente. E voi lo apprezzereste”

L’intento di Loki, apparentemente, è quello di sfruttare ogni falla del sistema elettorale, ricorrere a ogni mezzo per convincere gli statunitensi a votarlo, non lavorando su un programma elettorale convincente, ma ironizzando sulle debolezze altrui, giocando con i mass media e andando a toccare tutti i nervi scoperti di una nazione che abbiamo imparato a conoscere in modo più onesto all’interno di film come Nomadland o Elegia Americana, o in fumetti come Redneck o Undiscovered Country. La lotta alla sua candidatura effettuata dalla giornalista investigativa Nisa Contreras, basata su tutte quelle che dovrebbero essere prassi normali, come fact checking e ricerca di fonti attendibili, sembra una battaglia persa in partenza, costretto a confrontarsi con una nazione che preferisce affidarsi a comunicazioni social e facili slogan. Loki si muove nella campagna elettorale con il carisma di un uomo che cerca consensi appellandosi alla pancia degli americani, mischiandosi a loro e aderendo a quelli che sono i loro rituali, dalle ferie di paese alle grandi manifestazioni.

Satira di alto profilo

Non mancano momenti in cui la critica all’elettorato, più che al sistema in sé, diventa evidente, segnale di come Hastings non veda solamente nella macchina elettorale americana una problematica, ma divida equamente anche la colpa con coloro che di quel sistema sono ingranaggi consapevoli, offuscati dalla loro ignoranza

“Davvero? Sai come funziona il tuo governo?”

Christopher Hastings si muove abilmente tra le regole elettorali americane, utilizza la propensione di Loki all’inganno per aggirare quelli che sono le poche limitazioni elettorali. Vota Loki funziona perché quelli che sono elementi reali trovano una perfetta sinergia con il contesto fumettistico, dove i poteri e le peculiarità di Loki diventano strumenti narrativi ottimamente sfruttati dallo scrittore.

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Una vena ironica che traspare anche nei disegni di Langdon Foss e Paul MacCaffrey, capaci di intrepretare al meglio la verve ironica di Loki, con un tratto che sfiora il caricaturale, enfatizzando la natura satirica di Vota Loki, conferendo al contempo un aspetto divertente ma ottimo per valorizzare l’emotività dei personaggi.

Per Vota Loki, Panini Comics realizza un volume che rende onore all’opera di Hastings, arricchito anche due chicche come la prima apparizione di Loki in Journey into Mistery #85 albo intitolato Prigioniero di Loki, il Dio dell’Inganno, realizzato dalla coppia d’oro Stan Lee e Jack Kirby, e La nascita dei maledetti Vendicatori, il ricordo della nascita degli Eroi più potenti della Terra visto dal punto di vista di Loki, presentato in Avengers #300 del 1989. Un viaggio nel passato del personaggio che viene arricchito da una ricca gallery di extra, dove omaggi di vari artisti sono affiancati ai bozzetti e studi dei disegnatori.

Vota Loki è una lettura avvincente, adatta anche a chi non conosce alla perfezione il personaggio, ma che consente in modo divertente e innovativo di comprendere le dinamiche dietro uno degli aspetti meno conosciuti della vita sociale americana. Soprattutto, si presenta come un’ottima lettura preparatoria per la visione di Loki, che dopo WandaVision e The Falcon & The Winter Soldier ci riporterà nel contesto seriale del Marvel Cinematic Universe.

Vota Loki


Vota Loki è una divertente satira sulla meccanica elettorale americana, in cui vengono messe alla berlina tutte le fragilità di questo sistema, senza risparmiare lazzi anche agli elettori e alle loro responsabilità. Dissacrante, ironico e scanzonato più che mai, Loki è un candidato perfetto e irresistibile.

Pro

  • Perfetta satira sulle elezioni in America
  • Loki è utilizzato al meglio
  • Hastings integra perfettamente critica e fumetto supereroico

Contro

  • I disegni potrebbe non piacere al lettore occasionale