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WandaVision: come cambierà il Marvel Cinematic Universe?

Dopo gli eventi di Avengers: Endgame, come fare a imprimere un nuovo slancio al Marvel Cinematic Universe? La perdita di figure trainanti come Capitan America e Iron Man, colonne portanti dei primi dieci anni dell’MCU, è al contempo chiusura di un ciclo che punto di partenza di un nuovo mondo, in cerca di punti di riferimento, anche in termini narrativo. La rinascita del Marvel Cinematic Universe post-Blip offre l’occasione di tentare nuovi approcci alle avventure dei supereroi Marvel, affidandosi a diversi impianti narrativi, studiando nuove modalità di fruizione delle storie dell’universo cinematografico Marvel, come dimostrato dall’ultimo capitolo di questo complesso mosaico supereroistico: WandaVision.

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Giunta alla fine con il suo nono episodio, Finale di Serie, WandaVision ha un ruolo centrale per il Marvel Cinematic Universe. Grazie alla serie di Jac Schaeffer non solo abbiamo compiuto il primo passo dentro la Fase Quattro dell’MCU, che ci è stata presentata come più dark e magica, ma abbiamo avuto modo di sperimentare differenti modalità con cui vivere questa ambientazione fatta di eroi e grandi battaglie.

L’MCU dopo il Blip

Per più di dieci anni, dal momento in cui Tony Stark indossava per la prima volta l’armatura di Iron Man, abbiamo assistito allo svilupparsi di uno dei mondi narrativi più complessi e appassionanti degli ultimi decenni, che può non garbare ai grandi cineasti, ma al netto di critiche e campanilismi di sorta, ha innegabilmente incarnato una nuova dinamica narrativa del mondo dell’entertainment.

Wanda Endgame

Al punto di diventare un appuntamento costante al cinema, con un dominio imperioso delle sale cinematografiche, consolidato anche tramite più uscite in un anno. La costruzione di questo universo fatto di eroi dal lato umano particolarmente marcato, ereditato dalla propria origine cartacea, non era semplice, eppure si sono ideate evoluzioni personali e trame di ampio respiro che hanno condotto a quella epica conclusione che è stata Avengers: Endgame. Un capitolo finale che ha segnato la fine di un’epoca, per gli Avengers, consentendo di chiudere un ciclo narrativo e dando vita a un nuovo mondo, visto marginalmente in Spider-Man Far From Home.

avengers: endgame

Dopo dieci anni di presenza fedele e costante, il Marvel Cinematic Universe lo scorso anno, complice la ben nota situazione di difficoltà anche sul lato della produzione cinematografica, ha mancato il suo appuntamento con gli spettatori, rimandando l’atteso film dedicato alla compianta Natasha Romanoff, Black Widow. Una pausa che ha consentito di assimilare i radicali cambi dell’assetto narrativo dell’MCU, un’occasione per esplorare in modo diverso la nuova quotidianità di questo universo, ma da una prospettiva differente. Aveva bisogno di WandaVision.

WandaVision: il primo passo nella Fase Quattro

L’arrivo di Disney+ è stato un nuovo asset con cui poter espandere in modo organico il complesso universo dell’MCU. In passato si era già tentato di dare maggior definizione alle avventure di Vendicatori e compagni con serie che ne mostrassero gli eventi paralleli, come Agents of S.H.I.E.L.D. o Agent Carter, ma rimanendo su un terreno sicuro ed espandendo quanto si vedeva al cinema. Anche lo stile narrativo era impostato su quello dei blockbuster cinematografici, spingendo le serie a seguire un’impostazione che trasmettesse agli spettatori una sensazione di continuity narrativa con quanto visto al cinema. Era il momento giusto per un esperimento come WandaVision.

WandaVision

La serie con protagonista Wanda Maximoff, infatti, non è solamente un nuovo capitolo dell’MCU, ma  al contempo rinnova il racconto supereroistico. Nonostante in passato la saga con protagonisti gli eroi più potenti della Terra ci abbia presentato dei brevi attimi in cui trapelava un’umanità palpabile dietro la maschera dell’eroe, il format cinematografico impediva un approfondimento emotivo più intimo. Una possibilità offerta dalla narrativa seriale che, anche se declinata nella forma della miniserie come WandaVision, riesce a ritagliarsi il giusto tempo per approfondire l’umanità dei protagonisti, al netto della loro figura.

WandaVision in questo è stata perfetta. Alla luce degli eventi degli ultimi due episodi, in particolare, la trama della serie diventa la storia di una donna logorata dal dolore, costretta ad affrontare la perdita della persona (va bene, del sintezoide) amata, dotata di poteri che le consentono di riscrivere la realtà come vorrebbe. A conti fatti, WandaVision è la terapia di elaborazione del lutto di Wanda, che come il resto del mondo si trova a dover convivere con le conseguenze del Blip, con la differenza che la Vendicatrice non ha modo di riavere chi ha perso per colpa di Thanos. Wanda, come ci ricorda la serie, ha un passato fatto di dolore e sensi di colpa, tra cui l’esser indirettamente la causa della rottura tra gli Avengers vista in Captain America: Civil War, ma è solo in questa miniserie che l’accumularsi di tutte le ferite del suo animo prende pienamente forma.

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Una definizione intima coinvolgente e drammatica, capace di alternare ironia e dramma interiore, che lascia spazio all’azione tipica delle precedenti produzioni dell’MCU per concentrarsi sul ritratto emotivo dei protagonisti, che diventa il tratto essenziale di WandaVision.

Un nuovo mondo di raccontare l’MCU

E’ quindi possibile raccontare una storia di supereroi senza basare il tutto sulle battaglie e gli scontri? Secondo WandaVision è più che possibile. La narrativa emozionale è una chiave narrativa potente, che nella serie di Disney+, anche in occasione di necessari confronti, lascia spazio alla necessaria dinamicità degli scontri, ma riducendola al minimo. Le prove attoriali di Elizabeth Olsen e Paul Bettany sono state perfette nel far emergere l’emotività straziate dei loro personaggi, con un plauso speciale alla Olsen, capace di mostrare tutta la complessità della sua Wanda, alternando sorrisi smaglianti a espressioni di glaciale freddezza all’occorrenza. I nove episodi di WandaVision sono un banco di prova, una sperimentazione narrativa convincente di un nuovo modo di raccontare il superuomo, meno super e più uomo.

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Dal punto di vista narrativo, si è tentato di andare oltre l’impostazione monolitica che ha guidato le avventure dei Vendicatori al cinema. Jac Schaeffer ha dato vita, nei primi tre episodi, a una sperimentazione coraggiosa e appagante, una meta-narrazione che ha stupito e spiazzato, incuriosendo. Un esperimento consapevole, che ha avuto anche la lungimiranza di non andare oltre il limite che lo rendesse stucchevole e fuori luogo, ben sapendo che gli spettatori, per quanti affascinati da questa dinamica insolita, si aspettavano comunque una storia con i supereroi che mantenesse una certa linearità con l’esperienza cinematografica. Motivo per cui si è tornati a un registro narrativo più consueto, con episodi rivelatori che hanno da un lato privato WandaVision del suo coraggioso slancio iniziale, riportando il tutto all’interno della consueta tradizione narrativa dell’MCU. Comprese le numerose citazioni, che hanno solleticato il senso di ragno dei vecchi lettori dei fumetti Marvel.

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Il cambio di passo tra i primi tre episodi e la seconda parte di WandaVision è stato interpretato da alcuni come un tradimento, un’assenza di coraggio nel realizzare interamente seguendo uno stile differente. Accusa da un lato comprensibile, ma WandaVision non è stato concepito come uno strumento rivoluzionario del linguaggio televisivo, bensì come un modo differente ma allo stesso tempo familiare di raccontare la vita dei metaumani marveliani. Scelta, però, che non vanifica l’ottimo approccio della Schaeffer, che con i primi tre episodi di WandaVision ha mostrato come anche trattando le storie dei tanto vituperati supereroi si possa realizzare una produzione innovativa e bene scandita.

Ma come cambia il Marvel Cinematic Universe dopo WandaVision?

L’MCU dopo WandaVision

In primis, con una nuova protagonista femminile che si dimostra subito una delle figure più interessanti della Fase Quattro. Capitan Marvel, il peso massimo dell’MCU, a oggi ha mancato di imporsi come punto di riferimento per la comunità metaumana, complice un film debole e un ruolo nell’evento centrale del MCU tutt’altro che di primo piano. La perdita di Natasha Romanoff e la presenza di altre eroine poco definite ha lasciato a Wanda la possibilità di brillare, rendendo WandaVision a tutti gli effetti una origin story, quella di Scarlet Witch. E aiutando a consacrare la presenza della magia nel Marvel Cinematic Universe.

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Se in precedenza il magico era stato garantito dallo Stregone Supremo, il Dottor Strange, con la consacrazione di Wanda a Scarlet Witch,la presenza di personaggi come Agatha Harkness e manufatti come il Darkhold ora la magia entra di prepotenza nel Marvel Cinematic Universe. In quest’ottica, considerata la seconda scena post-credit dell’ultima puntata di WandaVision, Wanda avrà un ruolo centrale, come sappiamo dalla sua già nota presenza in Doctor Strange in The Multiverse of Madness. Senza dimenticare gli interrogativi legati al nuovo Visione, che difficilmente resterà nell’ombra.

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L’eredità di WandaVision è un MCU in cui emergono nuovi punti di riferimento, in cui trovano spazio tematiche delicate come l’elaborazione del lutto o la definizione del sé. Dal punto di vista narrativo, la scelta di affidarsi maggiormente a una sinergia con il comparto seriale, agevolata dalla presenza di un canale proprietario come Disney+, si configura come una dinamica intrigante, che si presta subito a un nuovo esame con l’arrivo di The Falcon and The Winter Soldier. La Fase Quattro è iniziata e le premesse sono estremamente interessanti.

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