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Thor: le origini del Dio del Tuono

Sembra impossibile oggi, dopo un decennio di Marvel Cinematic Universe, credere che il possente Thor, un dio tra i supereroi della Casa delle Idee, agli inizi della sua carriera fumettistica fosse l’alter ego di un fragile umano affetto da zoppia. Eppure, quando alla Marvel diedero vita a questo personaggio, questo fu l’esordio del Dio del Tuono, che avvenne nei primi anni della neonata Marvel, quando Stan Lee divenne il fautore della rinascita degli eroi con la Silver Age.

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In un pantheon moderno in cui supersoldati, guerrieri in armatura e amichevoli ragni di quartiere rappresentano l’immaginario moderno degli eroi epici, non poteva certo mancare una divinità che interpretasse al meglio queste caratteristiche. L’importanza di un eroe simile non era certo una novità della Silver Age in casa Marvel, visto che gli dei, compreso Thor, avevano già fatto una comparsata nei comics della Casa delle Idee quando ancora si chiamava Timely Comics.

Il primo Thor

Sul finire della Golden Age del fumetto supereroistico, Stan Lee e Ken Bald avevano dato vita a una serie a fumetti, Venus, basata sulla figura mitologica della dea Venere (o Afrodite). Era l’agosto del 1948 quando il primo numero di questo nuovo fumetto arrivò nelle edicole americane, i lettori conobbero Victoria Nutley Starr, una giornalista che nascondeva al mondo di essere Venere, giunta dall’omonimo pianeta sulla Terra, per aiutare gli umani a recuperare amori infranti e salvare relazioni in crisi.

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Nata come serie leggera e umoristica, con l’intenzione di avvicinare un pubblico di lettrici, Venus in breve assunse un tono diverso, più oscuro e aperto a tematiche come horror e dark fantasy. In questa sua nuova dimensione la serie accolse anche divinità di altri pantheon, trasformando Venus nella rivisitazione di Stan Lee delle antiche divinità. All’interno di questo processo comparvero anche gli Aesir, le divinità norrene, che fecero la loro apparizione in Venus #13-13 (febbraio-aprile 1951), venendo rappresentati da Thor e Loki.

All’epoca, a questi personaggi venne dato, tra gli altri poteri, anche il dono dell’immortalità. Narrativa ma non editoriale, visto che Venus chiuse con il numero 19, anche se la divina eroina venne poi riaccolta nel Marvel Universe nel 1973, all’interno della serie dedicata a Namor. Particolare interessante, Venus mantenne il suo tratto dell’immortalità, ma in quel momento nella Casa delle Idee si stavano seguendo le avventure di un altro dio particolarmente amato dal pubblico: Thor.

Il Thor marveliano

Lasciamo per un attimo Venus e Namor e torniamo ai primi anni ’60, in casa Marvel. Come ci insegna la storia, la fu Atlas Comics, precedentemente nota come Timely Comics, era intenzionata a fare un ultimo tentativo per dare vita nuovamente a serie a fumetti sui supereroi, seguendo l’esempio della concorrenza. A uno Stan Lee oramai convinto che gli eroi in calzamaglia non fossero più una scommessa vincente e oramai prossimo all’abbandono del suo ruolo di editor della Atlas, venne chiesto un ultimo sforzo, un’ultima occasione: dare vita a nuovi personaggi. Una sfida che venne vissuta al massimo dall’editore, che ribattezzò la sua casa editrice in Marvel Comics.

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E il buon Lee non deluse le aspettative, dando vita in pochi anni ai primi pilastri del futuro Marvel Universe: Fantastici Quattro, Spider-Man, X-Men e L’incredibile Hulk. Il pubblico dimostrò subito di apprezzare questi nuovi eroi, caratterizzati dal principio ‘supereroi con superproblemi’, dando vita a una richiesta di avventure e nuovi personaggi continua, che costrinse Lee e i suoi collaboratori a non fermarsi mai, sfornando continuamente nuovi personaggi.

Ma si era arrivati a un punto di svolta con la creazione di Hulk, che era stato concepito come il personaggio più forte dell’universo marvelliano. Dopo la nascita del Gigante di Giada, era difficile dare vita a un nuovo eroe che fosse più forte dell’alter ego di Bruce Banner, come ricordò Stan Lee nel 2002:

“Come puoi rendere qualcuno più forte della persona più forte di tutti? Alla fine lo capii: non crearlo umano, rendilo un dio. Decisi che i lettori avevano già abbastanza familiarità con gli dei greci e romani. Sarebbe stato divertente esplorare le vecchie leggende norvegesi. Inoltre, immaginavo gli dei norreni come i vichinghi del passato, con fluenti barbe, elmi con le corna e mazze da guerra. Journey into Mystery necessitava di nuove idee, quindi scelsi Thor come titolare della testata. Scrissi una trama di base con la storia e i personaggi a cui avevo pensato, e chiesi a mio fratello Larry di scrivere la sceneggiatura perché ero troppo impegnato, e mi venne naturale affidare i disegni a Jack Kirby”

Come la gran parte dei personaggi della Marvel dei primi anni, anche Thor passò sotto l’occhio, e le mani, del Re. Curiosamente, questa proposta non fu la prima volta in cui Kirby ebbe a che fare con il Dio del Tuono, come confessò lui stesso:

“Feci una versione di Thor per la DC Comics negli anni cinquanta, prima di quella realizzata per la Marvel. Creai Thor alla Marvel perché ero da sempre appassionato di leggende, che è il motivo per cui conoscevo Balder, Heimdall e Odino”

Kirby faceva riferimento a una storia del 1957, contenuta in Tales of the Unexpected #16. La versione di Thor inserita in questa avventura aveva un aspetto differente a quella che venne realizzata in seguito per Marvel, ma alcuni dettagli di quello che divenne il Thor marveliano sono già presenti. D’altronde, la passione di Kirby per le leggende norrene era divenuta un punto di partenza per un processo di modernizzazione di queste figure mitologiche avviato da Kirby, con lo scopo di renderle dei personaggi dei fumetti:

“Cercai di rendere più attuale Thor e lo infilai in un costume da supereroe, ma era ancora Thor. Conoscevo le leggende di Thor molto bene, ma le volevo modernizzare. Ero convinto che sarebbe stata un qualcosa di nuovo per i fumetti, prendere vecchie leggende e dar loro una visione moderna”

Seguendo questi punti fermi, Thor fece il suo debutto in Journey into Mistery #83, nell’agosto 1962.

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A partire da questo esordio, le storie con protagonista Thor vennero realizzate sulla base di storie scritte da Larry Lieber e disegnate da diversi autori, come Sinnott o Heck. A partire dal febbraio 1964, le avventure di Thor vennero realizzate direttamente da Stan Lee e Jack Kirby, ma il Dio del Tuono era già divenuto parte della prima formazione della Casa delle Idee: gli Avengers.

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Quando Kirby abbandonò la Marvel, al suo posto arrivarono talenti come Neal Adams, John Buscema. Nello stesso periodo, Lee abbandonò la scrittura delle storie, che vennero affidate a Gerry Conway, Lein Wein e Roy Thomas. A Thomas si deve l’introduzione di diverse storie della tradizione norrena adattate all’interno del fumetto. Ma fu un altro autore a dare vita a uno dei cicli più importanti per Thor: Walter Simonson.

Simonson prese in carica la serie di Thor nei primi anni ’80, e iniziò a dare una maggior importanza alle origini mitologiche del personaggio, oltre a introdurre alcuni personaggi divenuti parte integrante della storia di Thor, come Beta Ray Bill. L’apporto di Simonson alla definizione di Thor è innegabile, e venne riconosciuto anche dai disegnatori con cui collaborò. Per Sal Buscema, non c’erano dubbi sul valore delle storie scritte da Simonson:

“Sono davvero stimolanti. Era un vero piacere lavorare sulle sue sceneggiature, perché erano davvero divertenti da illustrate. Aveva molte ottime idee, e portò Thor in una direzione completamente nuova”

Direzioni talmente innovative che spinsero Simonson a ideare un arco narrativo di Thor in cui il Dio del Tuono, in seguito ad un incantesimo del fratellastro Loki, venne tramutato in una rana, arrivando a condurre una lotta tra un gruppo di rane e un’orda di ratti a Central Park

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L’essenza di Thor

Come aveva intuito Stan Lee sin dai primi momenti della creazione di Thor, era necessario trovare una definizione del personaggio che lo rendesse estremamente potente ma che, al contempo, non lo mostrasse come una figura troppo lontana dal resto delle potenzialità degli altri personaggi Marvel. La potenza di un dio avrebbe potuto facilmente avere la meglio dell’armatura di Iron Man o dei poteri mutanti degli X-Men, ma Lee ebbe una felice intuizione: dare un tocco di umanità al dio, senza privarlo del suo elemento magico. In fin dei conti, Lee ha sempre avuto un’idea chiara di come dovessero essere i suoi supereroi:

“La mia teoria sul perché le persone amino i supereroi è perché quando siamo bambini, amiamo tutti le favole. Le fiabe si basano su cose che sono oltre la vita normale: giganti, streghe, troll, dinosauri, dragoni e ogni possibile creatura immaginaria. Poi diventiamo un po’ più vecchi e smettiamo di leggere le favole, ma non smettiamo di amarle. Le storie dei supereroi sono come favole per adulti. Tutte quelle cose che immaginiamo, ‘se solo potessi volare o essere il più forte’, ruotano a un desiderio di compimento…e credo che questo non passerà mai di moda”

Come altri eroi della Casa delle Idee, Thor è caratterizzato da una doppia identità, ma il modo in cui viene concepito questo suo dualismo ricorda quello di un altro superessere dei comics: Superman. Come il figlio di Krypton, Thor ha poteri apparentemente senza limiti, ma deve comprendere quale sia il valore dell’umanità e comprendere come interagire con gli umani senza ritenerli degli esseri inferiori ma apprezzando la loro condizione. Supes diventa Clark Kent, reporter che scopre l’umanità attraverso le tragedie che affronta quotidianamente, mentre Thor ha come alter ego un medico, professione che lo pone a diretto contatto con la fragilità umana.

Nel corso degli anni, ci si è spesso chiesto quali fossero i limiti dei poteri di Thor. Pur essendo un dio, contrariamente alla Venus citata precedentemente, non è immortale, ma gode di una lunga vita grazie a dei frutti magici di Asgard, le Mele Dorate di Idunn, esattamente come previsto dal mito originale. Essendo figlio di Odino, è uno degli asgardiani più forti e potenti ed è considerato un abile stratega e un guerriero di incredibile valore.

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L’arma tipica di Thor è Mjolnir, il suo potente martello. Oltre a essere una potente arma, è grazie a esso che Thor può volare. Per spiccare il volo, Thor lancia in aria il suo martello e vi rimane attaccato, mentre per rimanere fisso in volo si limita a roteare il Mjolnir. Oltre al martello, un’altra dotazione tipica di Thor è la Cintura della Forza, che conferisce al Dio del Tuono una forza pressochè infinita. Queste armi, però, non competono con la possibilità di Thor di scoprire il suo vero potere, quella compassione che lo avvicinò enormemente all’umanità.

Inizialmente, Thor ha un alter ego, il medico umano Donald Blake. È quest’uomo, afflitto da zoppia, che trova in un’antica caverna in Norvegia un bastone magico, che se sbattuto a terra evoca il potente Thor, che prende temporaneamente il posto di Blake. Il bastone trovato da Blake, in realtà è Mjolnir, il martello di Thor. Per lungo tempo, Thor si alterna con Blake, un’alternanza che consente al dio di comprendere i limiti e la forza degli umani, sviluppando una profonda affinità con la Terra, che lui chiama Midgard, un amore per il nostro mondo che lo porterà a eleggerlo sua dimora, anche quando il padre Odino lo richiama nel suo regno divino, Asgard.

Potete conoscere le origni e il mito di Thor leggendo il volume Io sono Thor