Il panorama dell'intelligenza artificiale si prepara a un salto evolutivo che potrebbe ridefinire il rapporto tra esseri umani e tecnologia. Secondo Mustafa Suleyman, amministratore delegato di Microsoft AI, entro i prossimi cinque anni ciascuno di noi avrà un compagno digitale che ci conoscerà in modo così profondo da sembrare un vero amico, presente in ogni momento della nostra vita.
Durante un intervento ripreso dal developer Haider su X, Suleyman ha delineato un futuro in cui l'intelligenza artificiale non si limiterà ad assistere gli utenti, ma vivrà letteralmente al loro fianco. Il compagno AI del futuro vedrà ciò che vediamo, ascolterà ciò che ascoltiamo e comprenderà il nostro contesto, le nostre preferenze e motivazioni, trasformandosi in un aiuto sempre presente per affrontare le sfide più complesse dell'esistenza. Un'evoluzione che va ben oltre i chatbot attuali, capaci di generare testo e immagini su richiesta, verso sistemi profondamente integrati nelle routine quotidiane.
Non è la prima volta che il dirigente di Microsoft esprime questa visione. Già tempo fa, Suleyman aveva affermato che i chatbot possiedono il potenziale per evolversi in veri amici, sottolineando come affideremo ai nostri compagni digitali informazioni sensibili e compiti cruciali. "Questa è una nuova era, e dobbiamo accoglierla", aveva dichiarato, anticipando una trasformazione radicale nel modo in cui interagiamo con la tecnologia.
Microsoft sta già gettando le basi per questa rivoluzione attraverso Copilot, che ha ricevuto un importante aggiornamento durante le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dell'azienda. Tra le novità più significative spicca Copilot Avatar, che conferisce all'assistente virtuale una presenza visiva più concreta, insieme a funzionalità avanzate come Copilot Vision, ricerca migliorata e memoria contestuale. Queste caratteristiche rappresentano i primi passi verso quella intimità digitale che Suleyman immagina come standard nel prossimo futuro.
L'investimento miliardario nel settore dell'AI generativa sta già producendo effetti tangibili: le organizzazioni stanno integrando gradualmente queste tecnologie nei loro flussi di lavoro, automatizzando attività ripetitive e ridondanti. Un processo che ha portato, inevitabilmente, anche a perdite di posti di lavoro, sollevando questioni sul bilanciamento tra progresso tecnologico e impatto sociale.
Tuttavia, questa spinta verso compagni AI sempre più presenti e intimi nella vita delle persone arriva in un momento delicato. Il numero crescente di casi inquietanti legati a dipendenza emotiva dai chatbot sta accendendo un dibattito urgente sulla sicurezza di questi strumenti. Una famiglia ha intentato una causa legale contro OpenAI dopo che il loro figlio sedicenne si è tragicamente tolto la vita. Gli avvocati sostengono che ChatGPT abbia spinto il giovane al suicidio, accusando l'azienda di aver lanciato GPT-4o sul mercato nonostante evidenti problemi di sicurezza, privilegiando la velocità di rilascio rispetto alla tutela degli utenti.