AMD sta valutando una mossa decisamente insolita nel panorama delle piattaforme desktop moderne: riportare sul mercato nuovi processori per il socket AM4, una piattaforma lanciata nel 2017 e ufficialmente sostituita da AM5 oltre due anni fa. La dichiarazione arriva direttamente da David McAfee, dirigente AMD, durante il CES 2026, e rappresenta un potenziale cambio di rotta strategico motivato dall'attuale situazione economica del mercato hardware. Il nodo critico è rappresentato dai costi ancora elevati delle memorie DDR5 e dalle difficoltà nella catena di fornitura dei componenti, fattori che stanno rendendo proibitivo per molti utenti il passaggio alle piattaforme di ultima generazione.
La questione non riguarda esclusivamente il prezzo delle RAM DDR5, che continua a mantenersi significativamente più alto rispetto alle DDR4. L'aggiornamento a una piattaforma AM5 richiede infatti un investimento triplo: processore di nuova generazione, memoria DDR5 e una scheda madre compatibile con il nuovo socket. Per gli utenti che hanno assemblato sistemi basati su AM4 negli ultimi tre o quattro anni, questa spesa complessiva è difficile da giustificare economicamente, soprattutto quando il PC esistente continua a funzionare adeguatamente e l'obiettivo è semplicemente ottenere un incremento prestazionale.
Il socket AM4 ha rappresentato uno dei casi di longevità più notevoli nella storia recente delle piattaforme desktop, supportando processori dal 2017 fino al 2022 con quattro generazioni di architetture Ryzen. Questa continuità ha permesso agli utenti di aggiornare la CPU mantenendo scheda madre e memoria, un approccio che ha contribuito al successo commerciale di AMD nel mercato consumer. La piattaforma supporta ancora configurazioni perfettamente valide con Ryzen 5000 e memorie DDR4 ad alte prestazioni, rendendo l'ecosistema ancora competitivo per molti scenari d'uso.
La strategia di AMD, se confermata, andrebbe controcorrente rispetto alle tendenze del settore. Intel ha storicamente adottato cicli di socket più brevi, richiedendo frequenti sostituzioni di motherboard. AMD aveva invece costruito parte del proprio appeal proprio sulla promessa di supporto esteso per AM4, una promessa che aveva generato forte fedeltà tra gli appassionati di PC building. Reintrodurre prodotti su questa piattaforma significherebbe riconoscere che le barriere economiche all'adozione di AM5 stanno rallentando le vendite più del previsto.
Le implicazioni pratiche sarebbero significative per diverse categorie di utenti. Gli appassionati con build basate su Ryzen 3000 o 3600, ancora diffusissimi nel mercato dell'usato e nelle configurazioni entry-level, potrebbero accedere a un upgrade prestazionale sostanziale senza dover sostituire l'intera piattaforma. I system integrator e gli assemblatori potrebbero continuare a proporre configurazioni DDR4 competitive, mantenendo margini migliori rispetto alle build AM5. Il mercato europeo, particolarmente sensibile al rapporto prezzo-prestazioni e ai costi energetici, potrebbe beneficiare in modo particolare di questa strategia.
Resta da vedere quale forma assumerebbe questo ritorno di AM4. AMD potrebbe optare per refresh di processori esistenti con nuovi SKU, binning migliorato di chip Ryzen 5000 già in produzione, o versioni ottimizzate di architetture precedenti. Non è chiaro se si tratterebbe di prodotti completamente nuovi o di ripristino delle scorte di modelli già esistenti ma fuori produzione. La tempistica rimane altrettanto indefinita: McAfee ha parlato di valutazione attiva, non di piani confermati o date di lancio.