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BitTorrent: non un covo di pirati ma una tecnologia neutra

BitTorrent Incorporated ha preso le distanze dalla pirateria, per sottolineare ancora una volta come il protocollo di trasferimento P2P e i vari client che lo sfruttano non sono strumenti per l'infrazione del copyright. Non è la prima volta che si afferma tale principio, ma è ancora ben radicata l'equivalenza tra file torrent e pirateria, e forse questo è uno di questi casi in cui repetita juvant.

"Non sosteniamo la pirateria né la incoraggiamo. Noi rimandiamo a siti con contenuti pirata", ha infatti sottolineato l'AD di BitTorrent Eric Klinker. Un tentativo doveroso di migliorare l'immagine tanto del protocollo quanto di applicazioni come uTorrent, per accompagnare la presentazione di un nuovo sito dedicato proprio alla comunicazione.

Il nuovo sito che difende BitTorrent dalle accuse

BitTorrent equivale a pirateria? "Ce lo sentiamo domandare di continuo", spiega Klinker. "Dicono che abbiamo ucciso il cinema, la radio e l'industria dei contenuti. Dicono che siamo la materia oscura del Web, i bassifondi di Internet. Non è così", continua il dirigente dell'azienda. A confermarlo ci sarebbe l'ottima salute di cui godono i settori che BitTorrent avrebbe sterminato.

Si tratta in effetti di una lotta davvero molto dura, anche perché i primi a sostenere il contrario sono proprio i grandi produttori di musica e TV, che fanno pressione sui governi del mondo affinché passi l'equivalenza tra BitTorrent e illegalità.

D'altra parte non si può certo negare che la maggior parte degli utenti P2P usa questi sistemi per scaricare materiale pirata, ma non per questo va criminalizzato lo strumento in sé. La maggior parte degli automobilisti dopotutto compie una qualche infrazione, più o meno grave e più o meno frequentemente; ma non per questo qualcuno ha avuto l'idea di smantellare le strade.

La tecnologia in sé di fatto è neutrale, e non andrebbe condannata. O almeno questo è ciò che sostengono i difensori di BitTorrent. Un principio del tutto corretto, soprattutto se si considerano gli usi legittimi di BitTorrent – che tuttavia non sono molto noti: lo usano televisioni come la CBC (USA), NRK (Canada), e VPRO (Olanda), è usato da Amazon per i servizi cloud, da Blizzard per distribuire i contenuti di Diablo III, Starcraft II e World of Warcraft, o da Etsy per gestire l'infrastruttura del sito. E l'elenco potrebbe continuare. 

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Meglio ricordare che si parla di profitti, e di come i governi del mondo dovrebbero proteggerli con leggi apposite. Doveroso, certo, così come sarebbe imperativo che i governanti del mondo trovassero il modo di proteggere i profitti delle grandi aziende online, impedendo loro di trasformare gli utenti in prodotti. Ci sarebbero poi altre piccole cose, ma una volta spuntata la lista delle vere priorità è scontato e naturale che si metta mano a una vera regolamentazione dello scambio di file online, perché lo scenario al momento è caotico.

Fino ad allora ci sembra giusto che valga il principio della neutralità, non solo del protocollo BitTorrent, ma di qualsiasi altra tecnologia. E soprattutto dell'intera Rete, perché se tale principio dovesse cadere una volta per difendere i (legittimi) interessi privati di qualcuno, sarebbe l'avviarsi di un effetto domino dagli esiti imprevedibili – e quasi certamente sgradevoli per la maggior parte di noi.