Il destino di ChromeOS sembra ormai segnato. Secondo documenti emersi dal caso antitrust United States vs. Google, Mountain View ha pianificato di abbandonare gradualmente il suo sistema operativo per laptop entro il 2034, sostituendolo con una versione potenziata di Android progettata specificamente per schermi di grandi dimensioni. Il progetto, nome in codice Aluminium, rappresenta una svolta radicale nella strategia hardware di Google e potrebbe ridefinire completamente l'ecosistema dei dispositivi con Chrome OS attualmente in circolazione.
La data del 2034 non è casuale: coincide con la fine della finestra di supporto decennale che Google garantisce sui Chromebook. Un dettaglio cruciale, spesso frainteso dagli utenti, è che questi dieci anni non decorrono dalla data di acquisto del dispositivo, ma dal lancio della piattaforma hardware di riferimento stabilita da Google. Dal momento che l'ultima piattaforma hardware è stata rilasciata nel 2023, l'obbligo di supporto si estende fino al 2033, lasciando il 2034 come anno di transizione definitiva.
Android sta preparando il grande salto verso i dispositivi desktop. Quando ChromeOS debuttò oltre un decennio fa, Android muoveva i primi passi nel mercato mobile, mentre il sistema operativo di Google per laptop puntava tutto sull'esperienza web. Inizialmente, ChromeOS non supportava nemmeno applicazioni locali, ma nel corso degli anni l'azienda ha progressivamente ampliato le funzionalità: prima l'integrazione delle app Linux, poi quelle Android, fino al tentativo recentemente abortito di portare Steam e i giochi PC sulla piattaforma. Anche l'iniziativa Chromebook Plus, pensata per introdurre funzionalità di intelligenza artificiale, non ha ottenuto la trazione sperata.
Il progetto Aluminium OS non è un'idea dell'ultimo minuto, ma un'iniziativa di lungo corso per rendere Android competitivo anche su schermi grandi. Quello che vedremo nel 2028, anno previsto per il lancio secondo le carte processuali, potrebbe non assomigliare affatto all'Android che conosciamo dagli smartphone. Sotto il cofano, però, condividerà molti componenti fondamentali dell'architettura mobile, garantendo continuità nell'ecosistema software ma con un'interfaccia utente e funzionalità ripensate per l'utilizzo con tastiera, mouse e display di dimensioni generose.
Le prestazioni rappresentano un fattore chiave nella decisione di Google. Su hardware potente, Android dovrebbe superare nettamente ChromeOS in termini di capacità computazionali e versatilità, offrendo un'esperienza desktop completa senza i limiti architetturali che hanno storicamente caratterizzato il sistema operativo basato sul browser. La documentazione giudiziaria rivela inoltre una strategia precisa: le applicazioni Google core come Chrome e il Play Store riceveranno privilegi di sistema speciali, mentre le app di terze parti opereranno con autorizzazioni più limitate.
Questa struttura a due livelli offre a Google maggiore controllo sulla piattaforma e sulla retention degli utenti, un aspetto particolarmente rilevante alla luce delle recenti sentenze antitrust che hanno posto vincoli stringenti sulle pratiche commerciali dell'azienda. Mantenendo una distinzione tecnica tra app proprietarie e di terze parti, Mountain View potrebbe aggirare alcuni dei limiti imposti dalle autorità di regolamentazione, pur offrendo un ecosistema apparentemente aperto basato su Android.
Chi ha comprato un laptop con ChromeOS negli ultimi anni dovrebbe ricevere aggiornamenti fino al 2033, ma la migrazione verso Aluminium potrebbe lasciare questi dispositivi in una sorta di limbo tecnologico, con funzionalità progressivamente ridotte man mano che Google sposta risorse e sviluppo verso la nuova piattaforma Android desktop. Resta da vedere se l'azienda offrirà percorsi di aggiornamento, o se i Chromebook diventeranno progressivamente hardware legacy senza prospettive di evoluzione oltre la data di scadenza del supporto.