Recuperare dati da un disco danneggiato può sembrare un’impresa disperata, ma con le giuste conoscenze e strumenti è spesso possibile ripristinare file preziosi. In questo articolo approfondito vedremo come recuperare dati da dischi danneggiati (HDD interni/esterni, SSD, unità USB, sistemi RAID e NAS), distinguendo i vari tipi di guasto e le strategie migliori. Scopriremo le cause comuni e i segnali di allarme, la differenza tra danni logici e fisici, una procedura di base per il recupero fai-da-te, i principali software con relativi link ufficiali, le precauzioni da seguire prima di agire e quando invece è opportuno affidarsi a un servizio professionale di recupero dati. Chiuderemo con consigli per prevenire future perdite di dati, come backup regolari e monitoraggio dello stato dei dischi.
Quando si presenta il problema dei dischi danneggiati?
I supporti di archiviazione, per quanto affidabili, non sono eterni: un hard disk tradizionale (HDD), un moderno SSD, una chiavetta USB o persino un array RAID/NAS possono guastarsi o subire incidenti, mettendo a rischio i nostri dati. Le cause possono essere molteplici, così come i segnali che preannunciano un possibile disastro. In questa introduzione esamineremo le cause più comuni di danneggiamento e i segnali di guasto da non ignorare.
Quali sono le cause più comuni di danneggiamento dei dischi?
I motivi per cui un disco si danneggia possono essere sia fisici che logici. Tra le cause fisiche più frequenti troviamo gli urti e le cadute accidentali, che possono compromettere le delicate componenti interne di un HDD (piatti, testine, motore) o i circuiti di un SSD. Anche gli sbalzi di tensione o alimentazione instabile possono bruciare componenti elettroniche del drive. Eventi catastrofici come infiltrazioni di liquidi, allagamenti o incendi sono altre cause evidenti di danni fisici. I supporti portatili USB (pendrive, hard disk esterni) spesso soffrono anche rotture del connettore o usura dovuta a continui inserimenti.
Per gli SSD, oltre a urti e guasti elettronici, c’è l’usura della memoria flash: ogni cella ha cicli di scrittura limitati, e col tempo l’SSD può iniziare a presentare settori illeggibili. Anche bug del firmware o perdite improvvise di alimentazione possono corrompere i dati su un SSD.
Le cause logiche invece riguardano problemi nel file system o nei dati: ad esempio errori software, corruzione della tabella delle partizioni, settori danneggiati a livello logico, oppure virus/malware come ransomware che rendono inaccessibili i file. Spesso sono causate da errore umano: formattazione accidentale dell’unità, cancellazione involontaria di file, utilizzo improprio di utility di partizionamento, ecc. Anche un arresto improvviso del sistema o crash del sistema operativo può lasciare il disco in uno stato inconsistente.
Infine, il normale invecchiamento è una causa inevitabile: gli HDD con il tempo sviluppano settori danneggiati e usura meccanica, mentre gli SSD una volta raggiunto il limite di scritture potrebbero guastarsi in modo imprevedibile.
Quali segnali indicano che un disco è guasto o in crisi?
Riconoscere per tempo i segnali di un disco guasto è decisivo per salvare i dati. In un hard disk (HDD), la presenza di rumori anomali – il classico clic ripetitivo, ronzii irregolari o stridii metallici – suggerisce un possibile problema meccanico (testine, piatti, motore). Un SSD non emette suoni, ma può manifestare blocchi improvvisi e scomparire dal sistema senza preavviso: sintomi riconducibili a controller difettoso, firmware corrotto o chip NAND compromessi. In entrambi i casi, un surriscaldamento fuori norma, avvertibile al tatto o segnalato dai tool di monitoraggio, è un campanello d’allarme che indica instabilità hardware o ventilazione insufficiente.
Un altro segnale tipico è il calo drastico delle prestazioni: tempi di apertura dei file che si allungano, copie interminabili e sistema operativo che si blocca durante l’accesso al disco. A questi sintomi si aggiungono file corrotti o mancanti, cartelle che non si aprono e messaggi del tipo “file system RAW” o “unità non formattata”, indicatori di corruzione del file system o di settori illeggibili. In fase di avvio possono comparire errori di boot, BSOD su Windows o kernel panic su macOS/Linux; talvolta il BIOS/UEFI non rileva affatto l’unità, segnalando un possibile guasto fisico.
Durante l’uso quotidiano, finestre di errore I/O e richieste di formattazione obbligatoria per accedere al volume evidenziano un problema logico che, se ignorato, può peggiorare. Fondamentale, in questo contesto, è il controllo dello stato S.M.A.R.T.: attributi come settori riallocati, pendenti o error rate elevati, insieme a una vita residua SSD in rapido declino, preannunciano un disco a rischio e impongono un backup immediato. Anche comportamenti intermittenti – come disconnessioni casuali, unità esterne che appaiono e scompaiono, o LED del drive costantemente acceso con utilizzo disco al 100% – sono segnali che non vanno sottovalutati.
In presenza di questi sintomi, la condotta corretta è interrompere subito le scritture, eseguire un backup d’emergenza e valutare una diagnostica mirata (controllo S.M.A.R.T., test di superficie, verifica cavi/alimentazione). Se i segnali rimandano a danno fisico – specialmente rumori da HDD o mancato rilevamento dell’unità – è prudente non insistere: ogni tentativo può aggravare il danno e compromettere il recupero dati.
Qual è la differenza tra danni logici e danni fisici?
Capire la differenza tra danni logici e danni fisici è fondamentale per scegliere la strategia corretta di recupero dati da un disco danneggiato. Sebbene le due categorie possano sembrare simili agli occhi dell’utente, in realtà coinvolgono problemi di natura completamente diversa, con approcci di intervento altrettanto distinti.
Un danno logico si verifica quando il problema interessa la struttura dei dati o del file system, ma non l’hardware del disco stesso. In questo caso, il dispositivo è ancora funzionante a livello fisico, ma i dati risultano inaccessibili o corrotti. Esempi tipici sono la formattazione accidentale, la cancellazione involontaria di file, la corruzione del file system, un virus informatico o un errore software. Spesso il sistema operativo continua a rilevare l’unità, ma mostra messaggi come “unità non accessibile” o “formattare il disco per poterlo utilizzare”. In questi casi, il recupero è generalmente possibile tramite software di data recovery, che analizzano il disco alla ricerca delle tracce residue dei file e ricostruiscono la struttura logica originaria.
Tuttavia, è cruciale non scrivere nulla sul disco danneggiato: ogni nuova operazione di scrittura potrebbe sovrascrivere i dati recuperabili, riducendo drasticamente le possibilità di successo. In presenza di un danno logico, il consiglio è quindi di interrompere immediatamente l’uso del disco, collegarlo a un altro computer e procedere con una scansione di recupero usando strumenti affidabili come PhotoRec, Recuva o EaseUS Data Recovery Wizard.
Diverso è il caso del danno fisico, che coinvolge un guasto hardware vero e proprio del dispositivo. In un hard disk meccanico (HDD), può trattarsi della rottura delle testine di lettura/scrittura, del blocco del motore, di piatti graffiati o di schede elettroniche bruciate. In un SSD, invece, il danno fisico può derivare da un controller difettoso, da chip di memoria NAND deteriorati o da un firmware corrotto. In queste circostanze, il disco può diventare illeggibile o invisibile al sistema operativo, e in alcuni casi può emettere rumori metallici (per gli HDD) o semplicemente non avviarsi più. Nessun software, per quanto sofisticato, è in grado di risolvere un guasto fisico: l’unica soluzione concreta è affidarsi a un laboratorio specializzato in recupero dati professionale, dove tecnici esperti operano in camera bianca e utilizzano strumenti dedicati per estrarre i dati direttamente dai piatti o dai chip di memoria.
Un errore comune è quello di continuare a utilizzare un disco con problemi fisici, nella speranza che prima o poi “riparta”. In realtà, ogni accensione può peggiorare irrimediabilmente la situazione, trasformando un danno parziale in una perdita totale di dati. È buona norma, al primo sospetto di guasto meccanico, scollegare immediatamente l’unità e non tentare esperimenti casalinghi: aprire un hard disk senza le giuste condizioni ambientali o seguire metodi improvvisati (come il famigerato “trucco del freezer”) può distruggere definitivamente i dati.
In sintesi, i danni logici riguardano errori nel software o nella struttura dei dati e possono essere affrontati con programmi di recupero, mentre i danni fisici implicano un malfunzionamento dell’hardware e richiedono interventi professionali. Riconoscere tempestivamente la natura del guasto permette di evitare errori irreversibili e di aumentare le possibilità di recuperare i dati da un disco danneggiato.
Qual è la procedura di base per tentare un recupero dati in autonomia?
Di fronte a un disco che sembra danneggiato, se sospettiamo un problema logico (o comunque il drive viene ancora rilevato dal computer), possiamo provare una procedura di recupero in autonomia. È importante agire con calma, seguendo alcuni passaggi fondamentali per massimizzare le possibilità di successo e minimizzare i rischi:
Smetti di usare il disco problematico
Interrompi immediatamente ogni operazione di scrittura su quell’unità. Ogni nuovo dato scritto potrebbe sovrascrivere le informazioni che tenti di recuperare. Se, ad esempio, hai cancellato dei file o formattato per errore, continuare a utilizzare il disco (installando programmi, scaricando file, ecc.) riduce le chance di recuperare i file originari. Quindi, non salvare nulla sul disco da cui devi recuperare i dati.
Valuta la natura del guasto
Ascolta eventuali rumori del drive (per gli HDD), osserva se il sistema lo vede. Se ci sono segnali di danno fisico (rumori strani, disco non riconosciuto del tutto), non procedere oltre da solo – passa alla sezione sui servizi professionali. Se invece il disco è visibile (magari Windows assegna una lettera o compare in Gestione Disco anche se come RAW/non formattato), probabilmente si tratta di un errore logico. In caso di hard disk esterno USB che non viene riconosciuto, prova a cambiare cavo o porta USB, o a estrarre il disco dal box e collegarlo direttamente al PC/SATA: a volte il problema è nel controller USB del box e non nel disco stesso.
Usa un altro PC o un ambiente pulito per il recupero
Se il disco danneggiato è quello di sistema (ad esempio il tuo portatile con Windows che non si avvia), è preferibile non provare a recuperare direttamente dallo stesso sistema operativo. Utilizza un altro computer funzionante: scollega il disco danneggiato e collegalo come secondario (internamente o via adattatore USB/SATA) a un PC stabile. In alternativa, avvia il computer problematico con una live USB di Linux o WinPE che permetta di accedere al disco senza caricare il sistema dal disco stesso. In questo modo eviterai ulteriori scritture involontarie sul drive da salvare.
Valuta di creare un’immagine del disco
Questo passo è consigliato per sicurezza, soprattutto se il drive dà segni di instabilità (es. alcuni settori illeggibili). Creare un’immagine clonata del disco significa copiare byte per byte tutto il suo contenuto su un altro supporto (tipicamente un file immagine su un disco sano di capienza uguale o maggiore). In questo modo, tutte le operazioni di scansione e recupero successive potranno essere fatte sull’immagine, senza toccare l’originale. Alcuni software di recupero avanzati offrono una funzione di creazione immagine integrata. In alternativa, esistono tool dedicati come GNU ddrescue (per utenti Linux esperti) in grado di clonare dischi con settori danneggiati, tentando più letture e salvando ciò che è leggibile. Se non ti senti in grado di fare un clone, puoi comunque provare a lavorare direttamente sul disco originale, ma sappi che c’è un rischio: se il disco peggiora durante la scansione, potresti non riuscire a leggere alcuni dati. Importante: l’immagine va fatta su un disco di destinazione integro e di dimensioni adeguate, e mai sullo stesso disco guasto (ovviamente).
Scegli un software di recupero dati adatto
È il momento di utilizzare uno dei programmi specializzati che analizzano l’unità alla ricerca di file recuperabili. I software di recupero dati possono scansionare il disco e individuare file cancellati o filesystem corrotti. Scegli il software in base al tuo scenario. Installa il software su un altro drive (o eseguilo in modalità portatile da USB se possibile), per evitare scritture sull’unità da recuperare.
Scansiona il disco e individua i file recuperabili
Avvia la scansione profonda (spesso chiamata Deep Scan o ricerca avanzata) con il software scelto. Questo processo può richiedere molte ore a seconda della dimensione del disco e del grado di danneggiamento. Alcuni programmi offrono opzioni di scansione veloce vs approfondita: generalmente, una scansione approfondita esamina l’intero spazio, cercando signature di file noti per recuperare anche dati senza riferimenti nel file system. Monitora i risultati durante la scansione – molti software mostrano anteprime dei file trovati in tempo reale.
Filtra e seleziona i dati da recuperare
Al termine della scansione (o anche durante, se l’interfaccia lo consente) seleziona i file o le cartelle che desideri effettivamente recuperare. I buoni software forniscono un’indicazione sullo stato del file (spesso con un bollino verde/giallo/rosso che indica l’integrità). Utilizza filtri per tipo di file, nome, dimensione, data per trovare più facilmente ciò che ti serve, specie se la scansione ha estratto migliaia di elementi (capita spesso, recuperando anche file di sistema o vecchie copie).
Salva i file recuperati in un luogo sicuro
Mai salvare i file recuperati sullo stesso disco da cui li hai estratti! Scegli sempre un’altra unità (ad esempio un disco esterno diverso, o il disco interno principale se stai recuperando da un esterno). Se copiassi i dati sul medesimo drive in recupero, rischieresti di sovrascrivere altri file ancora da recuperare. Imposta quindi una cartella di destinazione su un disco sano con spazio a sufficienza e procedi al salvataggio.
Verifica i file recuperati
Una volta completato il processo, controlla i file recuperati. Apri qualche documento, immagine o video per verificare che non siano corrotti. Purtroppo non sempre il recupero è al 100%: alcuni file potrebbero risultare danneggiati (non apribili, o con contenuto parziale). Questo capita soprattutto se erano frammentati su disco o se qualche settore era irrecuperabile. A volte conviene recuperare più del necessario per aumentare le probabilità che almeno una copia del file (es. tra versioni temporanee) sia valida.
Esegui un tentativo con un altro software
Se non sei soddisfatto del risultato (magari un certo file importante non è stato trovato), puoi provare un programma alternativo. Diversi algoritmi possono talvolta recuperare file diversi. Ad esempio, se non hai avuto fortuna con un software gratuito, potresti provare la versione demo di uno commerciale per vedere se individua più elementi (spesso le demo consentono di vedere i file trovati, poi eventualmente serve la licenza per salvarli). Ricorda però di non stressare troppo un disco instabile: ogni scansione è una lunga serie di letture; se il drive è fisicamente precario, meglio evitare troppe passate e piuttosto rivolgersi a specialisti.
Se la procedura in autonomia qui descritta porta ai risultati sperati, complimenti: assicurati subito di mettere i dati al sicuro (fai più copie, backup, ecc. come vedremo) e valuta di sostituire il disco difettoso se pensi di riutilizzarlo (specie se aveva problemi fisici o troppi errori). Se invece il tentativo non ha successo – ad esempio il disco non si legge proprio, oppure la scansione non trova nulla di utile o i file risultano illeggibili – non disperare: è qui che entrano in gioco i servizi professionali di recupero dati, di cui parleremo a breve. Prima però, dedichiamo spazio ai migliori software di recupero disponibili, che rappresentano spesso il primo alleato nei casi di perdita dati non fisica.
Quando è opportuno rivolgersi a un servizio di recupero dati professionale?
Capire quando rivolgersi a un servizio di recupero dati professionale è fondamentale per evitare di compromettere definitivamente le possibilità di recupero. Non tutti i problemi di perdita dati possono essere risolti con software domestici o procedure fai-da-te. In molte situazioni, l’intervento di un laboratorio specializzato in data recovery rappresenta l’unica opzione sicura e realmente efficace per salvare informazioni preziose da dischi danneggiati, SSD guasti, NAS compromessi o RAID degradati.
La prima situazione in cui è indispensabile contattare un esperto riguarda il danno fisico del disco. Se un hard disk meccanico (HDD) emette rumori anomali, come ticchettii, ronzii o scricchiolii, o se il sistema operativo non lo riconosce affatto, è molto probabile che il guasto riguardi componenti meccaniche o elettroniche interne. Continuare a utilizzare il disco in queste condizioni può aggravare il problema e rendere irrecuperabili i dati. Solo un tecnico specializzato, dotato di camera bianca e strumenti professionali, può smontare in sicurezza l’unità e accedere direttamente ai piatti magnetici o ai chip di memoria per tentare un salvataggio sicuro. Lo stesso principio vale per gli SSD fulminati, i dispositivi USB bruciati o le schede SD non riconosciute, che richiedono operazioni di micro-saldatura e lettura diretta delle celle di memoria, impossibili da eseguire a casa.
Anche i casi di guasto RAID o NAS complessi devono essere gestiti da professionisti. Un sistema RAID degradato, un controller difettoso o la perdita di più dischi in un array possono portare a una corruzione totale dei dati. Tentare un “rebuild” o un recupero software senza conoscenze approfondite rischia di distruggere la struttura logica dell’array. I centri di recupero dati professionali dispongono di software e hardware dedicati per ricostruire virtualmente le configurazioni RAID, clonare ogni disco in modo sicuro e recuperare i file anche da sistemi gravemente compromessi. Per aziende e professionisti, rivolgersi a questi servizi può evitare la perdita di database, progetti o archivi di lavoro di valore inestimabile.
Un altro caso critico è quello dei dischi crittografati o cifrati, ad esempio con BitLocker, VeraCrypt o APFS Encrypt. Se l’unità è danneggiata e non è più accessibile, servono competenze specifiche per estrarre e decifrare i contenuti senza compromettere la struttura del volume. I laboratori di data recovery sono in grado di lavorare su questi supporti garantendo la massima riservatezza e sicurezza dei dati, nel rispetto delle normative sulla privacy.
È consigliabile rivolgersi a un servizio di recupero professionale anche quando si ha a che fare con dati di altissimo valore: fotografie uniche, archivi personali, documenti aziendali o progetti di ricerca. In questi casi, l’obiettivo non è solo recuperare, ma preservare l’integrità dei dati senza ulteriori rischi. Molte aziende specializzate offrono una diagnosi gratuita e una politica “No Data, No Fee”, ovvero il pagamento è dovuto solo in caso di successo del recupero. Inoltre, operano sempre creando una copia clone del disco originale, su cui eseguono tutte le analisi, lasciando intatto il supporto danneggiato.
Un’ulteriore circostanza che richiede l’intervento di esperti è quella in cui i tentativi di recupero software sono falliti. Se i programmi di recupero dati non trovano nulla, o i file risultano danneggiati, ciò può indicare un problema più profondo, come la corruzione del firmware o settori fisicamente danneggiati. I tecnici dei centri di recupero dati utilizzano dispositivi hardware specifici in grado di leggere i dischi in modalità a basso livello, saltando i settori difettosi e preservando le porzioni ancora integre.
Come prevenire future perdite di dati?
Prevenire una perdita di dati è sempre più facile che dover affrontare un recupero dati da disco danneggiato. Un approccio proattivo alla sicurezza delle informazioni è l’unico modo per garantire che documenti, foto e file importanti rimangano al sicuro nel tempo. Le strategie di protezione dei dati si basano su tre pilastri fondamentali: backup regolare, manutenzione preventiva dell’hardware e buone pratiche digitali.
Il primo e più importante passo è eseguire backup periodici e automatizzati. La regola d’oro è la regola del 3-2-1: mantenere tre copie dei dati, salvate su due supporti diversi e con una copia conservata off-site, cioè in una posizione fisicamente separata o su un servizio cloud. Questa combinazione assicura protezione anche in caso di furto, guasti, incendi o malware. È consigliabile utilizzare software di backup affidabili, che permettono di pianificare salvataggi automatici e creare immagini complete del sistema. Per gli utenti più esigenti, il backup su cloud offre un ulteriore livello di sicurezza, grazie alla replica dei dati su server remoti costantemente monitorati e ridondanti.
Un altro aspetto cruciale nella prevenzione è il monitoraggio dello stato di salute del disco. Tutti gli hard disk e gli SSD moderni supportano la tecnologia S.M.A.R.T. (Self-Monitoring, Analysis and Reporting Technology), che consente di tenere sotto controllo parametri come settori danneggiati, temperatura di esercizio, errori di lettura e usura della memoria flash. Utilizzare strumenti gratuiti come CrystalDiskInfo, DriveDx o smartmontools permette di ricevere avvisi preventivi in caso di anomalie. Un disco che inizia a mostrare valori anomali va sostituito immediatamente, evitando di attendere il guasto completo. In questo modo, è possibile anticipare il problema e trasferire i dati su un nuovo supporto prima che diventino inaccessibili.
La manutenzione dell’hardware è altrettanto essenziale. I dischi rigidi soffrono le alte temperature e le vibrazioni: assicurarsi che il case del computer sia ben ventilato, che le ventole funzionino correttamente e che i cavi di alimentazione siano stabili riduce notevolmente il rischio di guasti. Gli hard disk esterni devono essere collocati su superfici stabili e maneggiati con cura, poiché un urto durante la scrittura può danneggiare irrimediabilmente le testine. Anche gli SSD, pur non avendo parti meccaniche, vanno mantenuti aggiornati con l’ultima versione di firmware, per correggere eventuali bug o vulnerabilità che potrebbero compromettere i dati.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la protezione contro sbalzi di tensione. Un gruppo di continuità (UPS) o un alimentatore stabilizzato può salvare i dati da interruzioni improvvise di corrente o da sovratensioni che rischiano di bruciare i componenti del disco. In ambienti professionali o domestici con apparecchiature sensibili, l’uso di un UPS è una misura di sicurezza imprescindibile.
La sicurezza informatica è un altro pilastro della prevenzione. Gli attacchi ransomware e i virus informatici rappresentano una delle cause più comuni di perdita di dati digitali. Installare un antivirus aggiornato, evitare link e allegati sospetti e mantenere sempre il sistema operativo aggiornato sono pratiche basilari. È utile mantenere almeno un backup offline, disconnesso dal computer principale, così che eventuali malware non possano cifrare o eliminare le copie di sicurezza.
Infine, è buona abitudine testare periodicamente i backup per verificare che siano funzionanti. Troppi utenti scoprono troppo tardi che i propri backup erano corrotti o incompleti. Verificare almeno una volta al mese l’integrità delle copie consente di assicurarsi che, in caso di emergenza, il ripristino dei dati sia davvero possibile. Anche un semplice ripristino parziale di test può fare la differenza tra un backup affidabile e una falsa sicurezza.
Sul lungo periodo, la prevenzione della perdita di dati significa adottare una strategia di gestione digitale consapevole: sostituire i dischi troppo vecchi, utilizzare supporti di qualità, aggiornare il firmware dei dispositivi, e pianificare una politica di backup coerente con l’importanza dei propri file. Una gestione attiva della sicurezza dei dati non solo riduce il rischio di perdita, ma evita di dover ricorrere a costosi interventi di recupero dati professionale.
Quali software usare per il recupero dati?
Quando si parla di recupero dati da dischi danneggiati, la scelta del giusto software di backup e ripristino può fare la differenza tra salvare i propri file o perderli definitivamente. Esistono infatti strumenti progettati non solo per eseguire backup preventivi, ma anche per ripristinare dati da unità corrotte o formattate accidentalmente. Tra i più affidabili e completi troviamo tre soluzioni di riferimento: EaseUS ToDo Backup, Acronis Cyber Protect e Paragon Backup & Recovery. Ognuno di questi software offre un approccio diverso al data recovery, unendo funzionalità di backup avanzate a sistemi di recupero mirato.
EaseUS ToDo Backup rappresenta una delle soluzioni più versatili per utenti domestici e professionali. Questo software combina strumenti di backup automatico con una potente funzione di recupero dati da dischi guasti, partizioni danneggiate o unità SSD non più accessibili. È compatibile con sistemi Windows e macOS e consente di creare immagini di sistema complete, copie incrementali o differenziali, riducendo l’impatto sulle prestazioni del computer. In caso di crash o corruzione del sistema operativo, EaseUS ToDo Backup permette di avviare il computer tramite un supporto di ripristino avviabile (bootable media) e recuperare i dati in sicurezza. Le sue funzioni di clonazione disco e migrazione del sistema operativo sono particolarmente utili quando si sostituisce un hard disk con un SSD o quando si sospetta un danno imminente al drive principale. Il vantaggio di EaseUS è la sua interfaccia intuitiva, che rende accessibile anche agli utenti meno esperti operazioni di backup e recupero avanzate.
Acronis Cyber Protect, invece, è una piattaforma di livello professionale che unisce backup, cybersecurity e disaster recovery in un’unica suite. È una soluzione molto usata in ambito aziendale, ma apprezzata anche dagli utenti privati che vogliono la massima protezione dei propri dati. Il punto di forza di Acronis è l’integrazione tra tecnologie di backup in tempo reale e protezione anti-malware e anti-ransomware, utile per evitare che i dati vengano cifrati o danneggiati da attacchi informatici. In caso di disco danneggiato o attacco ransomware, Acronis consente di ripristinare rapidamente l’intero sistema, una singola partizione o file specifici da copie locali o cloud. Il software supporta backup incrementali, differenziali e continui, oltre alla replicazione automatica su Acronis Cloud, garantendo la sicurezza anche in caso di guasti fisici al dispositivo. È compatibile con Windows, macOS e Linux, e offre strumenti avanzati come il cloning disk, la validazione automatica dei backup e l’uso di AI per rilevare minacce e anomalie. Per chi cerca una soluzione completa, Acronis Cyber Protect si distingue come uno dei programmi di recupero dati più avanzati e sicuri sul mercato.
Infine, Paragon Backup & Recovery si posiziona come un software di data recovery e protezione adatto sia a utenti privati che a professionisti. È pensato per offrire backup flessibili e personalizzabili, con la possibilità di salvare interi dischi, partizioni specifiche o solo determinati tipi di file. In caso di guasto del sistema o corruzione del file system, Paragon consente di ripristinare rapidamente i dati attraverso un’interfaccia chiara e un ambiente di recupero avviabile. La sua funzione di “Backup Capsule” crea un’area protetta sul disco dove vengono conservate le copie di sicurezza, inaccessibile al sistema operativo e quindi immune da malware e ransomware. Paragon offre inoltre strumenti di gestione delle partizioni, utili per correggere errori logici e preparare il terreno a un recupero sicuro. Le operazioni di backup pianificato, le opzioni di ripristino differenziale e la compatibilità con dischi GPT/UEFI ne fanno una scelta solida per chi desidera una protezione completa dei propri dati e una procedura di recupero affidabile in caso di emergenza.