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Adata XPG SX300 mSATA

I primi SSD mSATA si distinguevano per le dimensioni, ma non offrivano buone prestazioni. Le proposte attuali sono più simili a quelle da 2,5 pollici e per questo abbiamo provato 10 modelli di diverse capacità per fare il punto sull'evoluzione di queste soluzioni. In test i modelli Adata XPG X300, Mushkin Enhanced Atlas, Crucial m4 e OCZ Nocti.

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Avatar di Tom's Hardware

a cura di Tom's Hardware

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 14/01/2013 alle 12:00 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:44
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Adata XPG SX300 mSATA

La famiglia Adata XPG SX300 è l'analogo mSATA della gamma SX900 da 2.5", che abbiamo visto in questo articolo: Corsair Neutron, ADATA XPG e non solo: 10 SSD da 240 e 256 GB alla prova. Usano entrambe un controller SandForce di seconda generazione, e questo ci suggerisce che potremmo vedere con il formato compatto prestazioni simili a quelle che vediamo sui computer desktop.

In realtà gli XPG SX300 sono leggermente diversi dalle soluzioni SandForce tradizionali. Al pari della famiglia SX900, Adata sfrutta un aggiornamento del produttore del controller che consente di disabilitare totalmente l'over-provisioning. Nella recensione dell'SX900 abbiamo visto che l'over-provisioning aiuta il drive a recuperare prestazioni quando tutte le sue celle sono state scritte. Liberarsi di questa funzione può influire sulla velocità in determinate condizioni.

Noterete che la serie XPG SX300 (tutte e tre - 64, 128 e 256 GB) hanno quattro package di memoria BGA, ognuno dei quali si connette al controller mediante due canali. Perciò, tutti e tre gli SSD mSATA comunicano sfruttando tutti gli otto canali disponibili. Adata ci ha detto che per questa serie usa memoria sincrona a 25 nanometri prodotta da IMFT, con prestazioni decisamente elevate.

Perché c'è tanta differenza tra le tre capacità nel nostro test di lettura casuale 4 KB? Con le queue depth più basse le unità sono abbastanza vicine tra loro. È solo con queue depth di otto o più che il modello da 256 GB spicca il volo. Si tratta di un risultato dell'interleaving che si presenta quando più dispositivi NAND sono coinvolti in una data operazione. Con queue depth elevate, gli SSD più capienti sono in grado di usare al meglio l'interfaccia tra il controller SandForce e la memoria Flash collegata.

Scrivere dati comprimibili sull'XPG SX300 non lascia alcun spazio per far sì che l'inteleaving aiuti le prestazioni. La tecnologia SandForce DuraWrite aiuta tutti e tre gli SSD a raggiungere risultati simili.

Sappiamo però che l'architettura SandForce non gestisce i dati che sono stati compressi in modo molto elegante. Perciò i drive da 128 e 256 GB offrono prestazioni considerevolmente migliori rispetto al modello da 64 GB, che è composto da pochi die NAND. I numeri dei tre benchmark sono decisamente più bassi quando ogni drive è costretto ad avere a che fare con informazioni non comprimibili.

Le prestazioni in lettura sequenziale sono notevolmente migliori. Tutte e tre le unità hanno un throughput impressionante, che supera i 500 MB/s con queue depth di due.

Fino a quando avrete a che fare con dati comprimibili, le prestazioni con le scritture sequenziali da 128 KB sono davvero notevoli.

L'impatto dell'interleaving è profondo quando forziamo questi SSD mSATA ad avere a che fare con informazioni puramente non comprimibili. I modelli da 128 e 256 GB scendono tutti a 200 MB/s, mentre il drive da 64 GB scende a 100 MB/s. Profondità di coda maggiori non fanno nulla per migliorare la velocità di trasferimento, poiché l'architettura è già satura con una queue depth di uno. Accumulare più operazioni porta ad avere prestazioni migliori solo quando c'è ancora del margine.

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