Il rumore rosa, quella frequenza sonora continua che ricorda una pioggia moderata e che milioni di persone utilizzano ogni notte per addormentarsi, potrebbe in realtà compromettere le fasi più rigenerative del sonno. Una ricerca condotta presso la University of Pennsylvania Perelman School of Medicine e pubblicata sulla rivista scientifica Sleep ribalta le convinzioni diffuse sull'efficacia dei dispositivi sonori per il riposo, dimostrando che il rumore rosa riduce significativamente il sonno REM e interferisce con il recupero notturno complessivo. Lo studio, guidato dal professor Mathias Basner, docente di Sleep and Chronobiology in Psychiatry, si inserisce in un dibattito scientifico ancora aperto sull'uso terapeutico dei suoni ambientali, un mercato in crescita esponenziale che coinvolge app, podcast e dispositivi elettronici utilizzati quotidianamente da decine di milioni di persone in tutto il mondo.
I ricercatori hanno monitorato 25 adulti sani di età compresa tra 21 e 41 anni in un laboratorio del sonno controllato per sette notti consecutive, ciascuna con otto ore di opportunità di riposo. I partecipanti, selezionati tra persone senza disturbi del sonno e che non utilizzavano abitualmente suoni per dormire, sono stati esposti a diverse condizioni sperimentali: rumore di aerei, rumore rosa isolato a 50 decibel, combinazione di entrambi i rumori, e rumore di aerei con l'utilizzo di tappi per le orecchie. Ogni mattina venivano sottoposti a test cognitivi e questionari per valutare qualità del sonno, vigilanza e altri parametri di salute.
I risultati hanno evidenziato effetti preoccupanti soprattutto sul sonno REM, quella fase onirica fondamentale per la regolazione emotiva, lo sviluppo delle capacità motorie e la crescita cerebrale. Il rumore rosa da solo, riprodotto a un volume paragonabile a quello di una pioggia moderata, ha causato una riduzione media di quasi 19 minuti di sonno REM per notte. Quando combinato con il rumore degli aerei, gli effetti si sono intensificati drammaticamente: sia il sonno profondo N3 che il sonno REM risultavano significativamente ridotti, mentre i partecipanti trascorrevano 15 minuti aggiuntivi svegli durante la notte, un fenomeno non osservato con l'esposizione ai singoli rumori.
Il sonno profondo N3, quello stadio in cui avviene il recupero fisico, l'elaborazione mnemonica e l'eliminazione dei prodotti di scarto dal cervello, ha subito anch'esso perdite sostanziali. L'esposizione al rumore degli aerei ha comportato una perdita media di circa 23 minuti per notte di questo stadio rigenerativo. Tuttavia, l'uso di tappi per le orecchie ha dimostrato un'efficacia notevole nel prevenire queste riduzioni, proteggendo quasi completamente la struttura del sonno dagli effetti negativi del rumore ambientale.
Il rumore rosa appartiene alla categoria dei rumori a banda larga, suoni continui che coprono un ampio spettro di frequenze con una qualità simile al rumore statico. Questa famiglia include anche il rumore bianco e altre varianti come il rumore marrone e blu, ciascuna con una diversa distribuzione dell'energia sonora lungo lo spettro udibile. Molti suoni naturali come pioggia e onde oceaniche rientrano in questa categoria, così come dispositivi domestici comuni quali ventilatori e condizionatori d'aria. Nonostante la loro popolarità crescente come ausilio per il sonno, la ricerca scientifica sulla loro efficacia e sicurezza rimane sorprendentemente limitata e spesso inconcludente.
Le implicazioni di questi risultati assumono particolare rilevanza se si considera la vastità del fenomeno: solo su Spotify, il rumore bianco e i podcast ambientali generano tre milioni di ore di ascolto giornaliero, mentre i cinque video YouTube più popolari associati al termine "white noise" hanno accumulato oltre 700 milioni di visualizzazioni. Negli Stati Uniti, fino al 16 percento della popolazione utilizza tappi per le orecchie per favorire il sonno, una percentuale che potrebbe aumentare alla luce di queste evidenze scientifiche.
Basner ha sottolineato come l'interruzione del sonno REM sia comunemente osservata in condizioni patologiche quali depressione, ansia e malattia di Parkinson. I bambini trascorrono significativamente più tempo in sonno REM rispetto agli adulti, il che li rende potenzialmente più vulnerabili agli effetti deleteri della sua interruzione. Eppure, molti genitori collocano dispositivi sonori vicino alle culle di neonati e bambini piccoli nel tentativo di facilitarne l'addormentamento e il mantenimento del sonno, una pratica che secondo i ricercatori necessita di una rivalutazione urgente basata su evidenze scientifiche solide.