Internet fa schifo? Il Wi-Fi lento è colpa del modem dell’operatore che “fa pena”? Forse, ma non sempre. I motivi per cui la connessione Internet di casa può andare male sono diversi e, spesso, il bersaglio contro cui puntiamo il dito per primo non è quello giusto.
In questo articolo passeremo in rassegna le cause principali per cui Wi-Fi e Internet possono risultare lenti e vedremo alcune soluzioni pratiche: utili sia se avete un problema evidente, sia se volete semplicemente migliorare la connessione di una rete che “funziona”, ma non come dovrebbe.
Che differenza c’è tra banda, latenza e stabilità?
Quando diciamo “il Wi-Fi è lento” spesso stiamo descrivendo la stessa sensazione, ma le cause possono essere molto diverse. Per capire davvero cosa non va, bisogna distinguere tra tre elementi.
La banda disponibile è la quantità di dati che la rete riesce a trasferire in un determinato momento. È quella che misuriamo con gli speed test e si esprime di solito in Mbps (megabit al secondo). Se la banda è bassa, le pagine si caricano lentamente, i video abbassano la qualità o si interrompono, i download impiegano molto tempo o non partono.
La latenza è il tempo che impiega un pacchetto di dati ad andare dal dispositivo al server e tornare indietro. Si misura in millisecondi ed è cruciale nelle attività in tempo reale: gaming online, videochiamate, streaming live. Una rete può avere una banda buona ma una latenza alta: in quel caso l’esperienza resta frustrante.
La stabilità è un altro parametro ancora. Anche con banda e latenza “accettabili”, se il Wi-Fi salta di continuo, anche per una frazione di secondo, si verificano microdisconnessioni. Sono tra le più difficili da diagnosticare, perché spesso non emergono nei test di velocità.
Un esempio pratico rende tutto più chiaro: immaginate di avere una fibra ottica da 1 Gbps, ma voi siete in salotto con tre muri tra voi e il router. Nel frattempo c’è il microonde acceso e dieci dispositivi connessi. Aprite Netflix e parte il buffering. È colpa di Internet? Del provider? Nella maggior parte dei casi no: il problema non è la “linea d’ingresso”, ma come il segnale viene distribuito dentro casa.
Da qui un mito da sfatare: più velocità non equivale sempre a migliore esperienza. Molte attività quotidiane (navigazione, social, streaming anche in alta risoluzione) spesso non richiedono più di 20–30 Mbps. Se la rete funziona male, non è detto che serva più banda: può servire una rete domestica meglio configurata e meglio distribuita.
Quali sono le cause più comuni di un Wi-Fi lento?
La prima causa, banale ma spesso decisiva, è la distanza dal router e la presenza di ostacoli fisici. I segnali radio, soprattutto quelli ad alta frequenza come 5 GHz e ancora di più 6 GHz (Wi-Fi 6E/7), perdono potenza con la distanza e vengono attenuati in modo drastico da ostacoli come muri spessi, porte chiuse, mobili ed elettrodomestici.
Il Wi-Fi non si propaga “in linea retta senza resistenza”: ogni materiale attraversato indebolisce il segnale. In una casa su più piani, anche il solaio può diventare un ostacolo importante. La banda 2,4 GHz ha un vantaggio perché penetra meglio nei muri e copre di più, ma offre meno capacità e si satura facilmente. La banda 5 GHz è più veloce ma ha un raggio d’azione più corto. La banda 6 GHz può essere eccellente, ma tende a dare il meglio solo a distanza ravvicinata e con pochi ostacoli.
La seconda causa riguarda le interferenze Wi-Fi. Il Wi-Fi condivide lo spazio radio con una quantità crescente di dispositivi: altri router vicini, forni a microonde, telefoni cordless, baby monitor, Bluetooth, videocamere wireless, sistemi d’allarme. Sulla 2,4 GHz il problema è più frequente perché i canali sono pochi e molti si sovrappongono. Se voi e i vostri vicini usate canali affollati o sovrapposti, la qualità della connessione può peggiorare in modo drastico. Sulla 5 GHz la situazione in genere è migliore, ma in contesti densi le interferenze restano possibili. Le funzioni di selezione automatica dei canali e band steering dovrebbero aiutare, ma non sempre scelgono bene e talvolta cambiano canale nel momento peggiore, producendo rallentamenti improvvisi.
La terza causa è la quantità di dispositivi connessi. Negli ultimi anni le case si sono riempite di computer, smartphone, tablet, Smart TV, console, elettrodomestici, luci, speaker e accessori “smart”. Non è raro arrivare a 20 dispositivi collegati anche in famiglie piccole. Il problema non è solo che la banda si divide: ogni connessione richiede tempo e risorse di gestione del router. Il risultato tipico è una latenza più alta, maggiore instabilità e, nei casi estremi, blocchi o riavvii del router stesso, soprattutto se è un modello economico o fornito dall’operatore.
Come si diagnosticano i problemi di connessione Internet senza essere esperti?
Il primo test resta quello più semplice: lo speed test. Usate un servizio come speedtest.net o un’app equivalente e guardate download, upload e ping. Download e upload aiutano a capire se la banda è coerente con il vostro abbonamento e con ciò che vi serve; il ping vi dà un’indicazione della latenza.
C’è però un dettaglio cruciale: i test vanno fatti in condizioni controllate, con pochi dispositivi attivi. E, quando possibile, è utile ripetere lo stesso test collegandosi via cavo Ethernet al modem/router. Solo così si può capire se il problema è nella linea “esterna” o se il collo di bottiglia è il Wi-Fi e la rete domestica.
Se lo speed test dà valori normali ma l’esperienza resta "scattosa", può essere un problema di latenza o di instabilità. In questo caso un test semplice è il ping: da Windows aprite il prompt dei comandi, da macOS aprite Terminale e digitate ping 8.8.8.8. Non basta guardare la media: conta la variabilità. Se alcuni pacchetti impiegano pochi millisecondi e altri impennano a valori molto più alti, la rete è instabile. Molti test mostrano anche il jitter, cioè la variazione del ping nel tempo: più è basso, meglio è.
Vale poi la pena analizzare i canali Wi-Fi in uso, soprattutto se vivete in condominio o in una zona ricca di reti vicine. Esistono app gratuite che mostrano quante reti stanno usando gli stessi canali del vostro router e con quale intensità, come Wi-Fi Analyzer, NetSpot, Acrylic Wi-Fi Home e inSSIDer. Un riferimento pratico: nella banda 2,4 GHz i canali che in genere conviene usare sono 1, 6 e 11, perché non si sovrappongono. Sulla 5 GHz c’è più libertà, ma non sempre il router sceglie bene da solo.
Infine, guardate lo stato del router. Se è acceso da mesi, un riavvio può migliorare la situazione, almeno temporaneamente. Se il problema ritorna, può essere un firmware vecchio o instabile, oppure hardware ormai al limite. Controllare la presenza di aggiornamenti firmware è spesso più utile di quanto si pensi: può risolvere bug e prestazioni fluttuanti che non sembrano “visibili” a prima vista.
Perché la congestione della rete oggi è un problema più serio di ieri?
La congestione della rete domestica è diventata uno dei problemi più sottovalutati quando si parla di Wi-Fi lento e di connessione Internet instabile. Dieci o quindici anni fa la situazione era molto diversa: in casa c’era magari un PC fisso collegato al modem e uno o due smartphone. Oggi quello scenario è completamente cambiato e la rete domestica è diventata un ecosistema complesso, spesso senza che ce ne rendiamo davvero conto.
Anche in una famiglia piccola è facile arrivare a 15 o 20 dispositivi connessi contemporaneamente. Smartphone, tablet e computer portatili sono solo la punta dell’iceberg. A questi si aggiungono Smart TV, console da gioco, assistenti vocali, lampadine smart, robot aspirapolvere, videocamere di sicurezza, termostati, smartwatch e una lunga serie di dispositivi IoT che, pur sembrando “inermi”, comunicano costantemente con i server esterni.
Il punto chiave è che la congestione non riguarda solo la banda disponibile, cioè la quantità di dati che passa sulla linea. Anche con una fibra ottica da centinaia di megabit o da 1 Gbps, il problema può manifestarsi lo stesso. Il vero limite, in molti casi, è la capacità del router di gestire tante connessioni simultanee. Ogni dispositivo collegato non è semplicemente un consumatore di dati, ma un canale che il router deve mantenere attivo, con richieste continue, handshake di rete, comunicazioni bidirezionali, tentativi di aggiornamento e traffico in background.
Quando il router deve gestire troppe connessioni, iniziano a emergere comportamenti “strani”, che spesso vengono scambiati per problemi di linea. Tutto sembra funzionare, ma male: i video partono, ma la risoluzione non sale mai al massimo; i comandi degli assistenti vocali arrivano in ritardo; le luci smart impiegano qualche secondo prima di rispondere; le videochiamate vanno a scatti e il gaming online diventa instabile, con picchi di latenza improvvisi. È una situazione particolarmente frustrante perché non c’è un guasto evidente: la connessione c’è, ma l’esperienza complessiva è mediocre.
Questo accade perché, sotto carico, il router impiega più tempo a rispondere a ogni richiesta. La conseguenza diretta è un aumento della latenza interna alla rete domestica, che si somma a quella della rete esterna. Anche pochi millisecondi in più, se variabili e imprevedibili, possono rendere pessima l’esperienza in tempo reale. Nei casi peggiori, soprattutto con router economici o forniti dai provider, la congestione può arrivare a saturare le risorse di memoria e di gestione, causando microdisconnessioni, perdita temporanea di dispositivi dalla rete o addirittura riavvii automatici del router.
Un modo semplice per accorgersi che il problema è proprio la congestione è confrontare il comportamento della rete in momenti diversi della giornata. Se uno speed test effettuato quando la casa è “a riposo” restituisce valori normali, ma lo stesso test fatto quando tutti stanno usando Internet mostra un ping che sale drasticamente o una banda che crolla senza un motivo apparente, è molto probabile che il collo di bottiglia non sia la linea, ma la rete interna. In questi casi, aumentare la velocità dell’abbonamento raramente risolve: il problema non è quanta banda arriva in casa, ma come viene gestita e distribuita tra troppi dispositivi nello stesso momento.
Quali impostazioni del router Wi-Fi contano davvero?
Per accedere al router, di solito basta digitare nel browser l’indirizzo IP del gateway, spesso 192.168.1.1 o 192.168.1.254. Se non lo conoscete, potete cercare online il modello del router o del servizio del provider, oppure usare app come Fing che individuano i dispositivi presenti in rete e mostrano anche l’indirizzo del router. Una volta dentro, vi serviranno nome utente e password: se non sono stati cambiati, spesso sono sull’etichetta del dispositivo.
Uno dei punti più importanti riguarda la gestione delle bande. Molti router sono dual band o tri band e spesso uniscono 2,4 e 5 GHz sotto lo stesso nome rete. Questa funzione si chiama band steering, ma non sempre funziona bene. Separare le bande e dare nomi distinti alle reti può restituire controllo e aiutare a gestire meglio copertura e prestazioni, soprattutto per distinguere i dispositivi IoT dalla rete principale.
Anche i canali Wi-Fi e la larghezza di canale fanno la differenza. Sulla 2,4 GHz spesso conviene restare a 20 MHz; sulla 5 GHz si può salire a 40–80 MHz se l’ambiente lo consente, ma in presenza di molte reti vicine può essere preferibile una configurazione più prudente per evitare instabilità.
Se in casa si usano la rete per attività diverse e contemporanee, vale la pena considerare il QoS (Quality of Service), la funzione che permette di dare priorità a dispositivi o applicazioni. È un modo concreto per evitare che lo smart working o una videochiamata vengano penalizzati da download e aggiornamenti in corso.
Infine, resta centrale l’aggiornamento del firmware. E c’è un accorgimento spesso trascurato: alcuni router economici peggiorano con il tempo di accensione continuo. Se il router lo permette, programmare un riavvio automatico notturno può ridurre instabilità e crash.
Quanto conta davvero la posizione del router?
La posizione del router è uno degli aspetti più sottovalutati e, allo stesso tempo, più determinanti per la qualità della connessione Wi-Fi. Molti utenti lasciano il router esattamente nel punto in cui lo ha installato il tecnico: spesso in basso, vicino a una presa telefonica o elettrica, nascosto dietro un mobile o infilato in un angolo della casa. È una scelta comprensibile dal punto di vista pratico, ma quasi sempre penalizzante dal punto di vista delle prestazioni.
Il segnale Wi-Fi non si comporta come un cavo invisibile che collega due punti in linea retta. Si propaga come un’onda, in modo tridimensionale, e ha bisogno di spazio per diffondersi correttamente. Ogni ostacolo fisico che incontra, quali muri, mobili ed elettrodomestici, lo indebolisce. Per questo motivo un router posizionato troppo in basso, chiuso in un mobile o circondato da oggetti, finisce per “sprecare” gran parte della sua potenza di trasmissione.
Idealmente, il router dovrebbe trovarsi in una posizione centrale della casa, o almeno in un punto ragionevolmente equidistante dalle stanze in cui la connessione viene usata di più. Anche l’altezza conta: tenerlo sollevato da terra, indicativamente ad almeno un metro, permette al segnale di propagarsi meglio rispetto a una collocazione a livello del pavimento. Spesso basta spostarlo su una mensola o su un mobile aperto per notare un miglioramento netto della copertura.
È altrettanto importante evitare di collocare il router vicino a fonti di interferenza. Elettrodomestici come forni a microonde, frigoriferi, televisori o lavatrici possono disturbare il segnale o creare riflessioni che ne peggiorano la qualità. Anche grandi superfici metalliche, specchi, vetri doppi e strutture in cemento armato possono attenuare o deviare le onde radio. In alcuni casi, perfino le tubature metalliche all’interno delle pareti contribuiscono a degradare la trasmissione.
Un altro errore comune è posizionare il router in spazi chiusi o troppo ristretti, come i vani dei mobili TV. In questi contesti il segnale viene parzialmente “intrappolato” e perde efficacia già a pochi metri di distanza. Una collocazione più aperta, con aria e spazio attorno, è quasi sempre preferibile.
Se il router è dotato di antenne esterne regolabili, anche il loro orientamento gioca un ruolo importante. Lasciarle tutte perfettamente verticali non è sempre la scelta migliore. Un orientamento misto, con alcune antenne in verticale e altre in orizzontale, aiuta a distribuire il segnale in modo più uniforme. Le antenne verticali tendono a propagare il segnale sul piano orizzontale, risultando efficaci negli appartamenti su un unico piano, mentre quelle orientate orizzontalmente favoriscono la diffusione verso l’alto e verso il basso, utile in case su più livelli.
Quando la presa Internet è posizionata in un punto sfavorevole e il router non può essere spostato, esiste comunque una soluzione pratica: delegare la gestione del Wi-Fi a un altro dispositivo. Il router dell’operatore può restare dov’è, occupandosi solo della connessione alla rete esterna, mentre un secondo router o un access point, collegato tramite cavo Ethernet o tramite powerline, viene posizionato in una zona più favorevole della casa. In questo modo il segnale wireless parte da un punto migliore e la copertura complessiva migliora sensibilmente.
In molti casi, una modifica apparentemente banale (come spostare il router di uno o due metri, alzarlo da terra o liberarlo dagli ostacoli) può cambiare radicalmente la qualità del Wi-Fi domestico. Prima di pensare a ripetitori, sistemi mesh o a un abbonamento Internet più veloce, vale sempre la pena verificare se il problema non sia semplicemente dove, e come, il router è stato posizionato.
Quando servono repeater, access point o Wi-Fi mesh?
Arriva sempre un momento in cui ottimizzare le impostazioni del router, cambiare canale, aggiornare il firmware o spostare fisicamente il dispositivo non è più sufficiente. Se il segnale Wi-Fi continua a non raggiungere alcune stanze, se la stabilità della connessione resta scarsa o se la casa è grande e distribuita su più livelli, allora il problema non è più solo di configurazione: diventa strutturale. In questi casi è necessario intervenire con hardware aggiuntivo o sostituire l’infrastruttura di rete domestica.
La soluzione più semplice e immediata è il repeater Wi-Fi, noto anche come range extender. Si tratta di un dispositivo che si collega alla rete wireless esistente e ne ritrasmette il segnale, estendendo la copertura in una zona prima scoperta. È una scelta diffusa perché economica e veloce da installare, adatta soprattutto quando il problema riguarda una singola stanza lontana dal router principale. Tuttavia, i suoi limiti sono importanti. Il repeater utilizza la stessa radio per ricevere e trasmettere il segnale, con il risultato che la velocità effettiva viene quasi sempre dimezzata. Inoltre, ogni “salto” introduce latenza aggiuntiva, rendendo questa soluzione poco adatta ad attività sensibili come gaming online, videochiamate o streaming ad alta qualità. Spesso, poi, il repeater crea una rete separata, costringendo i dispositivi a passare manualmente da una rete all’altra, con il rischio di rimanere agganciati a un segnale debole.
Un approccio decisamente più solido è l’utilizzo di un access point dedicato. In questo scenario il router dell’operatore continua a fornire l’accesso a Internet, ma la gestione del Wi-Fi viene demandata a un altro dispositivo, collegato tramite cavo Ethernet. A differenza del repeater, l’access point non ripete un segnale già degradato, ma ne genera uno nuovo, con prestazioni piene, maggiore stabilità e possibilità di scegliere canali diversi, riducendo le interferenze. Questa soluzione funziona particolarmente bene anche con molti dispositivi collegati, perché in genere si utilizza un hardware di qualità superiore rispetto ai router forniti dai provider. Il limite principale è la necessità di un collegamento cablato: se non è possibile stendere un cavo di rete, si può ricorrere a un adattatore powerline, che sfrutta l’impianto elettrico di casa per simulare una connessione Ethernet.
Quando invece l’obiettivo è coprire in modo uniforme tutta la casa, magari su più piani o con molte pareti, entra in gioco il Wi-Fi mesh. Un sistema mesh è composto da più nodi che lavorano insieme come un’unica rete: tutti utilizzano lo stesso nome Wi-Fi e i dispositivi passano automaticamente da un nodo all’altro senza disconnessioni percepibili. È uno dei principali vantaggi rispetto ai repeater e reti tradizionali. I nodi mesh comunicano tra loro in modo intelligente, scegliendo di volta in volta il percorso più efficiente per ogni pacchetto di dati. Se un nodo ha problemi o smette di funzionare, la rete è in grado di riorganizzarsi e trovare un percorso alternativo.
Esistono sistemi mesh in cui i nodi comunicano tra loro via Wi-Fi, più semplici da installare ma potenzialmente meno stabili, e sistemi mesh con backhaul Ethernet, in cui i nodi sono collegati via cavo e offrono prestazioni molto vicine a quelle di una rete completamente cablata. Quest’ultima soluzione è ideale in case già predisposte con prese di rete, o dove è possibile portare cavi nei punti strategici. In alternativa, anche qui si può valutare l’uso di powerline per collegare i nodi senza interventi invasivi.
Qual è una checklist pratica per risolvere un Wi-Fi lento in tempi rapidi?
Il punto di partenza è osservare con precisione cosa succede e dove succede: buffering, lag, videochiamate a scatti, pagine lente. Poi misurare con speed test, ping e analisi dei canali Wi-Fi. Il passo successivo è intervenire sulle impostazioni che contano davvero: canale, larghezza di canale, gestione delle bande, QoS, firmware aggiornato e, se possibile, riavvio programmato. Subito dopo viene la posizione del router, che spesso è la variabile più sottovalutata e più risolutiva a costo zero.
Se, nonostante tutto, il segnale non arriva dove serve o la stabilità resta insufficiente, allora ha senso valutare l’hardware giusto: repeater, access point, powerline, sistema mesh, o persino cambiare router se quello attuale è il vero collo di bottiglia. E nei casi critici, quando è possibile, cablare i dispositivi che contano davvero con un cavo Ethernet può alleggerire il Wi-Fi e migliorare l’esperienza complessiva.
In definitiva, prima di spendere soldi in ripetitori o in un abbonamento più veloce, conviene farsi una domanda semplice: il problema è davvero Internet “fuori casa” o è la rete domestica “dentro casa”? Molto spesso la risposta sorprende, perché la linea è a posto. È il Wi-Fi, nella sua distribuzione quotidiana, che perde colpi.