Il rapporto tra OpenAI e NVIDIA, i due colossi che hanno guidato la rivoluzione dell'intelligenza artificiale negli ultimi anni, mostra i primi segnali di cedimento. Secondo indiscrezioni provenienti da fonti vicine alle due aziende, crescono le tensioni su questioni strategiche fondamentali: dalle prestazioni hardware nelle applicazioni di inferenza agli investimenti miliardari che potrebbero non concretizzarsi come annunciato. Una dinamica che riflette l'evoluzione rapidissima del settore AI, dove le alleanze di oggi possono trasformarsi nelle rivalità di domani, soprattutto quando entrambi i protagonisti ambiscono al dominio del mercato.
Le rivelazioni più recenti arrivano da Reuters, che cita ben sette fonti interne secondo cui OpenAI sarebbe insoddisfatta delle prestazioni delle GPU NVIDIA più recenti nelle operazioni di inferenza, ovvero l'esecuzione dei modelli AI per fornire risposte agli utenti finali. Il problema emergerebbe in particolare con carichi di lavoro specifici come lo sviluppo software e la comunicazione tra sistemi AI, dove la velocità di risposta di ChatGPT non soddisferebbe gli standard richiesti. Un'accusa pesante per NVIDIA, che ha costruito il suo quasi-monopolio nell'AI proprio sulla superiorità tecnica delle sue architetture GPU.
La questione si inserisce in un più ampio riorientamento strategico di OpenAI, che starebbe spostando l'enfasi dal training dei modelli, dove le GPU NVIDIA regnano sovrane, verso l'inferenza, un ambito dove altre soluzioni hardware potrebbero dimostrarsi più efficienti. Non è un caso che Microsoft, partner strategico e finanziatore principale di OpenAI, abbia recentemente presentato il suo ultimo ASIC dedicato proprio all'inferenza. Gli Application Specific Integrated Circuit rappresentano chip progettati per eseguire un compito specifico con efficienza estrema, e gli analisti concordano che nel lungo periodo sostituiranno le GPU almeno per le operazioni di inferenza.
Il parallelo più calzante arriva dal mining di criptovalute: inizialmente dominato dalle GPU, è oggi appannaggio esclusivo degli ASIC, incomparabilmente più potenti ed efficienti per quella specifica applicazione. Una transizione che l'industria AI potrebbe replicare, erodendo progressivamente il vantaggio competitivo di NVIDIA nel segmento inferenza, che rappresenta la monetizzazione effettiva dei servizi AI rispetto al costoso processo di addestramento dei modelli.
Sul fronte opposto, il Wall Street Journal riporta che NVIDIA starebbe riconsiderando l'investimento da 100 miliardi di dollari in OpenAI annunciato in precedenza. Il CEO Jensen Huang avrebbe espresso riserve private sulla capacità di OpenAI di competere efficacemente con giganti come Google e Anthropic, criticando quella che percepirebbe come mancanza di rigore nell'approccio al business. Pubblicamente, Huang ha confermato che NVIDIA investirà "una quantità considerevole di denaro, probabilmente il più grande investimento che abbiamo mai fatto", ma ha esplicitamente negato quando gli è stato chiesto se si trattasse effettivamente di oltre 100 miliardi di dollari.
La frattura, se confermata, sarebbe emblematica delle dinamiche che stanno ridefinendo l'ecosistema AI. Entrambe le aziende hanno costruito imperi sui rispettivi domini: NVIDIA controlla oltre l'80% del mercato dei chip per AI, mentre OpenAI ha praticamente creato il segmento degli LLM commerciali con GPT. Tuttavia, la fase di espansione incontrollata sta lasciando spazio a una competizione più agguerrita, dove gli interessi divergono e le vecchie alleanze si rivelano fragili.
Le implicazioni per il mercato sono significative. Se OpenAI dovesse effettivamente ridurre la dipendenza dalle GPU NVIDIA, spostandosi verso ASIC custom o soluzioni alternative, potrebbe innescare un effetto domino tra gli altri giganti dell'AI. Microsoft, Amazon, Google e Meta stanno tutti investendo miliardi nello sviluppo di chip proprietari, proprio per ridurre la dipendenza da NVIDIA e ottimizzare i costi operativi dei loro data center AI.
Nonostante le tensioni, è probabile che nel breve-medio termine OpenAI continui ad acquistare GPU NVIDIA per miliardi di dollari, semplicemente perché alternative mature e scalabili non esistono ancora sul mercato. Allo stesso modo, NVIDIA investirà comunque cifre considerevoli in OpenAI, anche se forse non ai livelli inizialmente ventilati. Il messaggio però è chiaro: la luna di miele è finita, e il prossimo capitolo della rivoluzione AI vedrà protagonisti che guardano con maggiore realismo ai propri interessi strategici, piuttosto che alle alleanze di convenienza del passato.