Mozilla ha deciso di rilanciare Firefox sul fronte della privacy con un aggiornamento sostanziale alle protezioni contro il fingerprinting, una tecnica di tracciamento sempre più diffusa che permette ai siti web di identificare gli utenti senza ricorrere ai tradizionali cookie. La mossa arriva in un momento cruciale per il browser della volpe di fuoco, che negli ultimi anni aveva perso parte della sua credibilità proprio sul tema della riservatezza dei dati, scivolando in scelte controverse che avevano allarmato la sua storica base di utenti più attenti alla privacy. Con questo update, Firefox punta a riprendere quel ruolo di alternativa privacy-focused a Chrome che sembrava aver abbandonato.
Il fingerprinting rappresenta una delle minacce più insidiose per la privacy online. A differenza dei cookie, facilmente bloccabili, questa tecnica raccoglie informazioni apparentemente innocue come il fuso orario, la risoluzione dello schermo, i font installati, il numero di core della CPU e le impostazioni del sistema operativo. Combinando questi dati, i siti web creano un'impronta digitale univoca che identifica l'utente attraverso sessioni di navigazione e domini diversi, rendendo di fatto inutile la cancellazione della cronologia o l'uso della modalità in incognito.
Mozilla sostiene di aver condotto un'analisi globale che posiziona Firefox come il primo browser con questo livello di comprensione del fingerprinting e con le difese più efficaci attualmente implementate. La strategia tecnica adottata consiste nel fornire ai siti web informazioni il più possibile generiche e standardizzate, bilanciando però l'esigenza di non compromettere completamente la user experience che alcuni di questi dati consentono di ottimizzare.
Le contromisure implementate sono cinque e operano su diversi fronti. Firefox riporterà sempre processori con quattro o otto core, indipendentemente dalla configurazione reale della macchina. Per il rendering del testo, il browser non utilizzerà più i font installati localmente, eliminando così un vettore di fingerprinting estremamente efficace dato che ogni utente ha tipicamente una combinazione unica di caratteri installati.
Per quanto riguarda gli input touch su trackpad, Firefox riporterà solo tre configurazioni possibili: nessun touch, single-touch o five-touch, mascherando le capacità precise del dispositivo. Infine, una contromisura particolarmente sofisticata riguarda i canvas elements, elementi grafici di background che i siti web possono leggere per creare fingerprint. Firefox introdurrà dati casuali in questi elementi quando il sito tenta di leggerli, rendendo inaffidabile questa tecnica di tracciamento.
Va precisato che queste protezioni sono attualmente disponibili solo in Private Browsing Mode e nella modalità ETP Strict (Enhanced Tracking Protection), anche se Mozilla ha confermato l'intenzione di abilitarle per impostazione predefinita in futuro. Questa implementazione graduale riflette probabilmente la necessità di testare l'impatto sulla compatibilità con i siti web prima di un rollout universale.
L'annuncio arriva dopo un biennio turbolento per Mozilla sul fronte privacy. Nel 2023, Firefox aveva rimosso l'opzione Do Not Track (DNT), sostituendola con il Global Privacy Control (GPC). La differenza è sostanziale: mentre DNT chiedeva ai siti di non tracciare l'utente, GPC si limita a richiedere che i dati raccolti non vengano venduti o condivisi con terze parti. Sebbene GPC sia uno standard più ampiamente adottato, il cambio aveva segnalato un arretramento nella battaglia contro il tracciamento stesso.
All'inizio del 2024, Mozilla aveva poi sollevato un polverone modificando i Termini d'Uso di Firefox con formulazioni vaghe che sembravano garantire all'azienda ampi diritti sui dati degli utenti. Contemporaneamente, era scomparsa una sezione delle FAQ che prometteva esplicitamente di non vendere i dati degli utenti. Nonostante le rassicurazioni successive dell'azienda, secondo cui i termini non conferivano diritti oltre quanto specificato nella Privacy Notice, molti utenti erano rimasti scettici, rilevando come il linguaggio giuridico lasciasse spazi interpretativi preoccupanti.
Questo nuovo focus sulle protezioni anti-fingerprinting potrebbe rappresentare un tentativo di Mozilla di riconquistare la fiducia perduta. Il timing è significativo: mentre Chrome continua a dominare con una quota di mercato superiore al 60% e Safari si attesta come seconda scelta principalmente grazie all'ecosistema Apple, Firefox è scivolato sotto il 3% di share globale. La privacy resta uno dei pochi terreni su cui il browser può ancora competere efficacemente, specialmente in Europa dove il GDPR e il Digital Markets Act hanno reso gli utenti più consapevoli delle implicazioni del tracciamento online.