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Google, libri online senza permesso. Tutto a posto

La Corte Suprema dà ragione a Google contro l'Associazione degli Autori degli Stati Uniti. L'azienda, oggi Alphabet, può fare scansioni di tutti i libri che vuole, e metterle online in un formato ricercabile. È un uso legittimo che va in favore del pubblico.

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Avatar di Valerio Porcu

a cura di Valerio Porcu

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 19/04/2016 alle 10:52
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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che Google ha il diritto di fare scansioni di libri protetti da copyright, e poi mettere le copie online affinché i lettori possano fare ricerche tra i testi. Si tratta di un'azione che rientra nel cosiddetto fair use. Si chiude così una vicenda iniziata 10 anni fa, che vedeva Google (oggi Alphabet) contro la Authors Guild (AG).

I lettori più attenti ricorderanno che Google crea copie digitali dei libri in totale autonomia, senza chiedere permesso a chi ne ha i diritti. L'azienda ottiene i testi da librerie e biblioteche, per un progetto che punta a facilitare l'accesso ai testi stessi, molti dei quali sarebbero semplicemente irraggiungibili per la maggior parte di noi.  

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Per molti libri che non sono più in commercio, infatti, l'operato di Google si trasforma in una risorsa preziosa. Le scansioni diventano informazioni accessibili a tutti noi tramite Google Books, ma secondo l'associazione degli autori ed editori statunitensi si trattava di una violazione di copyright da ostacolare.

Oggi i giudici hanno stabilito (definitivamente) che il lavoro di Google è in favore dell'interesse pubblico, proprio perché facilita l'accesso alle informazioni. La reazione di Mary Rasenberg, direttrice esecutiva della AG, è seccata. Secondo lei la corte dice che "Google, non gli autori, merita di trarre profitto dalla digitalizzazione dei loro libri".

Detta così, però, sembrerebbe che Google faccia le scansioni e poi venda gli eBook tenendosi l'intero profitto. Non è così: il testo viene analizzato e indicizzato completamente, così chi fa ricerche specifiche su Google Books può individuare ciò che gli interessa e leggere un frammento del libro. Chi vuole il testo intero però deve comprarlo, e Google divide con gli autori il profitto, nel rispetto delle norme sul copyright. Autori e gli editori ritengono che quei frammenti siano troppo.

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Eppure chi va in libreria può prendere un libro, aprirlo, leggerlo anche a lungo prima di decidere se comprarlo oppure no - sempre che il gestore del negozio non ne sia infastidito. Da questo punto di vista non cambia molto, ma ovviamente la tecnologia rende più semplice la lettura di frammenti e l'individuazione di passaggi rilevanti.

Ampliando lo sguardo questa vicenda riguarda uno dibattito più complesso. Da una parte le tecnologie moderne, la replicabilità delle opere dell'intelletto che è oggi possibile. Dall'altra vecchie norme e vecchie economie, che sono grandi ma fragili di fronte al cambiamento. Come è accaduto con la musica, gli MP3 e Napster, e come sta accadendo al cinema e alla TV, anche l'economia dei libri deve affrontare il cambiamento innescato dalla digitalizzazione.

Secondo Rasenberg tale cambiamento farà sì che solo i ricchi potranno permettersi di scrivere libri, e questo distruggerà la varietà e la diversità nella produzione culturale. È una previsione catastrofica, probabilmente troppo, ma è sicuramente opportuno fare attenzione anche a questo aspetto. 

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