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HP rilancia con i Blade server a basso consumo

Pagina 1: HP rilancia con i Blade server a basso consumo

Mercoledì scorso Hewlett-Packard ha presentato la sua nuova linea server. Una generazione rinnovata di data center che, rispetto al passato, promettono minori consumi e massima usabilità. In alcuni casi, sempre secondo il gigante statunitense, i BladeSystems c-class server permettono una notevole riduzione dei costi di costruzione e un personale operativo del 50% inferiore.

Nel 2005 ne sono stati venduti per 1,2 miliardi di dollari, ma quest’anno – grazie anche ai nuovi modelli – le stime indicano un raddoppio del fatturato. Il design a chassis singolo e la miniaturizzazione dei circuiti integrati permettevano minori ingombri a fronte però di un aumento del calore dissipato e della richiesta energetica. HP ha risolto il problema adottando un nuovo sistema di ventole capace di aumentare del 30% la circolazione dell’aria e quindi di ridurre i consumi del 50%.

Il software adottato, inoltre, è in grado di gestire le performance del sistema di raffreddamento e del server stesso per evitare rischiose temperature critiche. In pratica i server dispongono di un limitatore che preserva sia l’hardware che i costi della bolletta da spiacevoli sorprese.

I nuovi server sono più durevoli del 41%, maggiormente settabili del 96% e più facilmente gestibili del 60%. La riduzione dei consumi è solo una delle tante qualità”, ha dichiarato. Ann M. Livermore, vice presidente esecutivo di HP. I prezzi listino, però saranno comunicati solo a luglio, lasciando intendere che forse ci sara qualche sorpresa…

HP considera il segmento server più che strategico. “Il comparto data center, con hardware e applicazioni proprietarie che automatizzano le funzioni più importanti, sono sicuramente un’ottima opportunità di crescita. Siamo certi di un riscontro positivo da parte della nostra clientela”, ha confermato Mark V. Hurd, CEO di HP. L’impegno sotto il profilo organizzativo è stato massimo, tanto più che gli 85 data center sparsi intorno al mondo sono stati riallocati in sei strutture, situate in tre città degli Stati Uniti. L’operazione ha come obiettivo il risparmio di ben un miliardo di dollari in tre anni.