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IBM e AIST insieme per creare un computer quantistico da 10.000 Qbit, 75 volte più potente dei concorrenti

IBM e AIST stanno collaborando alla creazione del computer quantistico più potente del mondo che dovrebbe raggiungere i 10.000 qubit entro il 2029.

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Avatar di Marco Silvestri

a cura di Marco Silvestri

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 18/06/2024 alle 13:35
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IBM ha grandi ambizioni nel campo del calcolo quantistico e a conferma del suo impegno nel settore ha da poco avviato una nuova partnership governativa. Il sito di notizie giapponese Nikkei riporta che l'Istituto Nazionale di Scienza e Tecnologia Industriale Avanzata del Giappone (AIST) sta lavorando con IBM per produrre un computer quantistico da 10.000 qubit entro il 2029, superando di gran lunga le macchine attuali che contano solo 133 qubit.

Il calcolo quantistico è stato un focus principale per IBM negli ultimi anni, e questo nuovo passo avanti e l'obiettivo di creare una macchina da 10.000 qubit supera notevolmente la roadmap dell'azienda, che non prevede la produzione di prodotti commerciali da 2.000 qubit fino al 2033 e oltre. In precedenza, IBM aveva pianificato il rilascio di un computer da 1.000 qubit, chiamato Condor, entro il 2025, ma il prototipo è stato accantonato.

Lo scopo del futuro computer da 10.000 qubit è eseguire calcoli quantistici senza l'ausilio di un supercomputer tradizionale di supporto, visto che le macchine moderne da 133 qubit commettono abbastanza errori da richiedere controlli da parte di calcolatori di supporto.

Secondo una fonte di Nikkei, IBM e AIST annunceranno l'accordo firmando un memorandum "nei prossimi giorni". La partnership ha già stabilito alcuni obiettivi principali. IBM e AIST svilupperanno semiconduttori e circuiti che funzionano a temperature vicine allo zero assoluto. I computer quantistici lavorano in modo più efficiente e corretto quanto più vicini allo zero Kelvin si trovano, e le macchine attuali più grandi devono tenere i loro qubit e chip/circuiti in stanze o camere separate. Creare componenti che funzionano a temperature estreme è quindi un passo necessario per l'avanzamento della ricerca quantistica.

AIST sfrutterà i propri brevetti, la propria base di conoscenze sull'IA e le connessioni con produttori di componenti giapponesi per la produzione del futuro supercomputer. Inoltre, l'istituto giapponese aiuterà a garantire che i futuri supercomputer quantistici vengano adottati dalle aziende e dalle industrie nipponiche, offrendo formazione alle aziende e facendo pressione per l'adozione del quantistico da parte delle compagnie giapponesi. Questo accesso al cuore dell'industria giapponese sarebbe tra i principali motivi che hanno spinto IBM a firmare l'accordo.

È importante notare che, come in ogni altro settore del calcolo, un numero elevato non rende necessariamente una macchina migliore.

La qualità e l'efficienza dei qubit migliorano rapidamente, motivo per cui IBM ha accantonato i tentativi recenti con computer da 1.000 qubit a favore delle macchine da 133 qubit, che superano i prototipi da 1.000 qubit in termini di qualità ed efficienza. E proprio come le CPU tradizionali utilizzano l'hyper-threading e il caching per migliorare le prestazioni, il calcolo quantistico ha altri metodi che aumentano le prestazioni oltre al semplice aumento del numero di qubit. Infatti, i computer quantistici diventano meno stabili a numeri di qubit più elevati, quindi il futuro del quantistico dipenderà da un'ingegneria intelligente per mantenere stabili e poco costosi i computer da 10.000 qubit e oltre.

La partnership tra IBM e AIST potrebbe avere un impatto significativo sulla crescita e l'adozione del calcolo quantistico. Tuttavia, questa tecnologia ha molta strada da fare prima di diventare utile per i consumatori. Il processore quantistico di IBM del 2021 è stato recentemente superato da un team di ricercatori utilizzando un Commodore 64, dimostrando che IBM e l'intero settore hanno un lungo percorso davanti a loro per arrivare a produrre macchine quantistiche di reale utilità.

Fonte dell'articolo: www.tomshardware.com

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