Software

L’Anti-pirateria italiana rischia la vittoria

L’Antipirateria italiana (Fapav) ha pagato una società francese per spiare il comportamento online di centinaia di migliaia di utenti. I paladini del copyright mercoledì hanno spiegato al giudice del Tribunale Civile di Roma, dove si sta consumando la battaglia con Telecom Italia proprio per sconfiggere la pirateria online, tutti i dettagli delle operazioni di “spionaggio”.

CoPeerRight, l’agenzia al soldo di Fapav

In pratica, CoPeerRight oltralpe ha attivato il monitoraggio di 11 siti web di riferimento per il direct download, lo scambio e lo streaming di musica e film. Dal 2008 sono stati rilevati almeno 2,2 milioni casi di download illegale: tra il 57% e il 65% riconducibili a utenti Telecom Italia.

Fapav a questo punto si aspetta che il giudice Antonella Izzo obblighi il provider a comunicare alle “autorità di pubblica sicurezza tutti i dati idonei alla repressione dei reati”. Dall’altra parte Telecom ha trovato nel Garante della Privacy un prezioso alleato, poiché vi è il sospetto che siano state rilevate prove “inutilizzabili”. Insomma, sebbene Fapav sostenga di non disporre di dati personali in molti sono convinti che il diritto alla riservatezza dei navigatori sia stato violato.

“L’illecito dei siti di riferimento citati, non consiste soltanto nel rinviare ai siti di hosting che mettono a disposizione opere protette dal diritto d’autore: la maggior parte di queste pagine web, infatti, opera in maniera professionale cercando di monetizzare le visite generate dagli utenti e approfittando della visibilità di tali opere e lucrando attraverso la vendita di spazi pubblicitari o altri espedienti (donazioni etc..)”, si legge nella lettera di risposta di Fapav al Garante della Privacy.

“FAPAV non ha ottenuto e non può ottenere alcuna corrispondenza tra le URL delle pagine web citate e l’attività telematica degli internauti italiani, poiché soltanto l’ISP può fornire questo tipo di informazioni circa l’attività dei suoi abbonati”. Per quanto riguarda, invece, il tracciamento P2P “lo strumento utilizzato altro non è che una versione del software open source eMule, modificato in modo da visualizzare la ripartizione dei download per ISP”.

Fapav ha ribadito che “nessun indirizzo IP viene visualizzato o stoccato per ottenere l’informazione riguardante l’ISP utilizzato. L’IP degli utenti che scaricano, infatti, viene anonimizzato

istantaneamente attraverso un procedimento rapido ed immediato. L’informazione che ne deriva permette di effettuare una richiesta di tipo WHOIS al fine di ottenere le informazioni sui paesi e sulla ripartizione dei download per Internet Service Provider”.