Un importante verdetto della corte tedesca ha stabilito la settimana scorsa che le invenzioni generate da intelligenza artificiale possono essere brevettate, a patto che un essere umano venga indicato come inventore. Questa decisione, emanata dalla Bundesgerichtshof, la corte civile più alta della Germania, ha specificato che il design di una lunchbox, concepito dal sistema AI chiamato DABUS, può godere di protezione brevettuale, pur avendo chiarito che il prodotto è stato ideato dall'AI.
Il richiedente umano, uno scienziato proprietario di DABUS, è stato elencato come l'inventore, delineando un nuovo orizzonte nel dibattito internazionale riguardo la proprietà delle invenzioni e dei prodotti tecnologici generati dalle IA. La domanda principale rimane: chi possiede realmente queste invenzioni?
Il caso mira a stimolare la discussione sulle implicazioni delle tecnologie IA e a definire il grado di protezione legalmente accordabile alle creazioni IA. Ryan Abbott, professore di diritto e scienze della salute all'Università di Surrey e membro del progetto, ha commentato la sentenza definendola una conferma che le invenzioni generate da AI sono protette e la possibilità di indicare una persona naturale come inventore.
Le implicazioni di questi sviluppi normativi sono vasti e di rilievo. Il caso della lunchbox tedesca potrebbe sembrare minimo, ma apre la strada a nuove questioni sulla trasparenza del processo inventivo e sulla tutela delle invenzioni IA.
In ambienti di sviluppo software, le opinioni su queste tematiche sono forti. Richard Hynes, cofondatore di ManagementStudio, ha espressamente criticato l'uso dei dati da parte di IA come quello implementato da OpenAI, prevedendo che il futuro sarà segnato da battaglie legali su questi temi.