Il colosso statunitense della memoria Micron ha annunciato l'acquisizione dello stabilimento di produzione Tongluo di Powerchip Semiconductor Manufacturing Corporation (PSMC) a Taiwan, in un'operazione da 1,8 miliardi di dollari che testimonia l'urgenza con cui i produttori di DRAM e NAND stanno tentando di rispondere alla voracità dell'industria dell'intelligenza artificiale. La mossa arriva mentre la crisi della fornitura di memorie continua a mettere sotto pressione l'intero settore, con Micron che già da mesi fatica a soddisfare la domanda proveniente da tutti i segmenti di mercato.
L'accordo, formalizzato attraverso una lettera di intenti presentata agli investitori, comprende una camera bianca da 300.000 piedi quadrati per wafer da 300 mm, ma esclude le attrezzature di produzione attualmente installate. Questa particolarità dell'acquisizione significa che Micron dovrà implementare un piano multi-fase per dotare lo stabilimento di tecnologie di fabbricazione sia nuove che già esistenti nel proprio parco macchine. La vicinanza geografica dell'impianto di Tongluo al sito già operativo di Taichung rappresenta un vantaggio logistico significativo, permettendo una maggiore integrazione delle operazioni di assemblaggio post-wafer e il supporto a PSMC nella gestione del suo portfolio DRAM di vecchia generazione.
Secondo i dati raccolti da TrendForce, questa acquisizione si inserisce in una vera e propria campagna espansionistica da parte di Micron. Negli ultimi mesi l'azienda ha rilevato due stabilimenti da AU Optronics, uno da AUO Crystal e un altro da Glorytek, configurando una strategia di crescita per acquisizioni senza precedenti nella storia recente del produttore. Parallelamente, Micron sta riconvertendo alcune delle sue strutture di produzione NAND flash a Singapore per dedicarle alla metallizzazione DRAM, segnale inequivocabile della direzione in cui si sta orientando l'intero mercato.
La pressione sul fronte produttivo è tale che Micron ha recentemente deciso di chiudere il marchio consumer Crucial, riducendo drasticamente la propria presenza nel mercato rivolto agli utenti finali per concentrare le risorse sui segmenti a più alta marginalità. Una scelta che ha sorpreso molti osservatori del settore, considerando la storica importanza del brand nel mercato degli appassionati e dei costruttori di PC.
Le dichiarazioni del CEO Sanjay Mehrotra durante l'ultima conference call sui risultati trimestrali non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche: "Nonostante gli sforzi significativi, siamo delusi di non riuscire a soddisfare la domanda dei nostri clienti in tutti i segmenti di mercato". Una confessione inusuale per un'azienda che negli ultimi anni ha investito miliardi nell'espansione della capacità produttiva.
La causa principale di questo squilibrio tra domanda e offerta risiede nell'esplosione del mercato dell'AI, che secondo fonti industriali avrebbe assorbito circa il 40% della produzione mondiale di wafer. Se questo dato fosse confermato, spiegherebbe non solo le difficoltà di Micron, ma anche l'impennata dei prezzi della DRAM e della memoria NAND registrata negli ultimi trimestri, con ripercussioni dirette sui costi di assemblaggio di PC, server e dispositivi consumer.
L'operazione taiwanese si inserisce inoltre in un contesto geopolitico complesso, con gli Stati Uniti che cercano di diversificare le fonti di approvvigionamento dei semiconduttori mantenendo però solidi legami con Taiwan, ancora epicentro mondiale della produzione di chip avanzati. L'accordo prevede anche lo sviluppo di una partnership strategica a lungo termine con PSMC, suggerendo che l'acquisizione dello stabilimento rappresenti solo il primo passo di una collaborazione più ampia.