L'intelligenza artificiale sta divorando energia elettrica a ritmi insostenibili, tanto che persino i colossi tecnologici faticano a tenere il passo. Durante un'intervista congiunta con Sam Altman di OpenAI, il CEO di Microsoft Satya Nadella ha rivelato un paradosso preoccupante: l'azienda possiede processori grafici destinati all'intelligenza artificiale che giacciono inutilizzati nei magazzini, non per mancanza di domanda, ma perché non c'è abbastanza energia elettrica per alimentarli.
La questione è emersa durante il podcast Bg2 Pod condotto da Brad Gerstner, quando l'ospite ha chiesto se i due amministratori delegati concordassero con Jensen Huang di NVIDIA, secondo cui nei prossimi due o tre anni non ci sarà eccesso di capacità computazionale. La risposta di Nadella ha spiazzato tutti, spostando il focus dal dibattito sulla disponibilità di chip al problema energetico strutturale che affligge l'industria dell'intelligenza artificiale.
Secondo il CEO di Microsoft, la vera difficoltà non risiede nell'approvvigionamento di semiconduttori, ma nella capacità di costruire rapidamente infrastrutture energetiche adeguate vicino alle fonti di alimentazione. "Il problema più grande che affrontiamo ora non è un eccesso di capacità computazionale, ma l'energia e la possibilità di completare le costruzioni abbastanza velocemente nelle vicinanze delle fonti di alimentazione", ha dichiarato Nadella. Il dirigente ha ammesso esplicitamente che Microsoft ha chip che non può utilizzare perché mancano le strutture adeguate per alimentarli.
Le conseguenze di questa corsa all'energia si stanno già facendo sentire sui cittadini comuni americani, con bollette elettriche schizzate verso l'alto. Non si tratta di un problema marginale: OpenAI ha recentemente sollecitato il governo federale a costruire impianti capaci di generare 100 gigawatt di energia all'anno, presentando questa capacità produttiva come un asset strategico nella competizione con la Cina per la supremazia nell'intelligenza artificiale. Alcuni esperti sostengono che Pechino abbia già accumulato un vantaggio significativo proprio sul fronte dell'approvvigionamento elettrico, grazie a massicci investimenti in energia idroelettrica e nucleare.
Durante la conversazione è emerso anche un altro scenario potenzialmente dirompente per l'industria dei data center. Altman ha ipotizzato che in futuro potremmo vedere dispositivi consumer incredibili capaci di eseguire modelli avanzati come GPT-5 o GPT-6 completamente in locale, con consumi energetici ridotti. Gerstner ha immediatamente colto l'implicazione: "Sarebbe incredibile, ed è proprio il tipo di cosa che spaventa chi sta costruendo questi enormi stack di calcolo centralizzati".
Questa prospettiva introduce un rischio da non sottovalutare per le aziende che stanno investendo miliardi di dollari in giganteschi data center dedicati all'intelligenza artificiale. Anche se le infrastrutture rimarrebbero necessarie per addestrare nuovi modelli, la domanda di capacità computazionale centralizzata potrebbe non materializzarsi come previsto se i progressi nei semiconduttori permettessero di eseguire l'IA direttamente sui dispositivi personali.
Secondo alcuni analisti, incluso Pat Gelsinger (ex CEO di Intel), siamo di fronte a quella che potrebbe rivelarsi una bolla speculativa dell'intelligenza artificiale, il cui scoppio è previsto tra alcuni anni ma con conseguenze devastanti. Quando e se questo accadrà, l'impatto non si limiterà al settore tecnologico: anche aziende tradizionalmente estranee al tech subiranno contraccolpi, con quasi 20 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato a rischio. Un ulteriore elemento di fragilità in un sistema già sotto pressione per la carenza energetica che, paradossalmente, rappresenta oggi l'ostacolo principale alla crescita del settore.
Il dibattito sulla sostenibilità dell'intelligenza artificiale assume così una dimensione concreta e immediata, ben oltre le preoccupazioni ambientali di lungo termine. Le aziende tecnologiche si trovano strette tra l'urgenza di espandere le proprie capacità computazionali e l'impossibilità fisica di alimentarle, mentre i consumatori pagano già il prezzo di questa corsa sfrenata attraverso bollette elettriche più salate. Una situazione che solleva interrogativi fondamentali sulla direzione che sta prendendo lo sviluppo tecnologico e sulla sua reale sostenibilità economica ed energetica.